Oltre 2 milioni di visualizzazioni, quasi 3.000 commenti e poco meno di 69mila condivisioni: sono i numeri totalizzati su TikTok da un video che riprende un Husky che sembra parlare e che fa molto ridere a chi lo guarda. Nelle immagini, che girano dal 2017, il cane viene invitato a ripetere un "vaff…" e il suono che emette sembra a orecchio umano una replica della parolaccia.

Nel video di circa 15 secondi si vede nello specifico un Siberian Husky seduto su un balcone e la sua umana che gli chiede di ripetere le sue parole, scoppiando poi in una risata quando il cane "lo fa". Le virgolette in questo caso sono d’obbligo perché l’Husky non sta ovviamente parlando né sta intenzionalmente "mandando a quel paese" qualcuno. Anche se l’effetto è esilarante, del resto è un sogno di tanti che i cani possano parlare come lo intendiamo noi umani, c’è una spiegazione a quella risposta in cui il cane trasforma l’abbaio in quelle che sembrano parole. E il motivo ha comunque a che fare con la comunicazione e con il tentativo di comunicare specificamente con gli umani.

La modulazione di abbaio e ululato per stimolare una reazione

«Ci sono cani che hanno abilità di modulazione sonora superiori rispetto ad altri – conferma Luca Spennacchio, educatore cinofilo e membro del comitato scientifico di Kodami – Le razze nordiche in particolare, come il Siberian Husky e l'Alaskan Malamute, hanno la capacità di modulare l’abbaio e l’ululato in modo complesso. Pensiamo ai cosiddetti cani canori della Nuova Guinea: anche loro fanno ululati particolari che sembrano canti. Alla base di questo sta il fatto che i cani possono apprendere che determinate vocalizzazioni sono più interessanti per noi e cercano di conseguenza di modulare l’abbaio o l’ululato in funzione delle risposte che ottengono, solitamente premietti o attenzioni».

L’ululato d’altronde è una sorta di variazione sul tema dell’abbaio, e i cani – e soprattutto i lupi – lo utilizzano per attirare l’attenzione di qualcuno o qualcosa: «Ovviamente con questi suoni il cane non sta cercando di parlare nel senso stretto del termine – prosegue Spennacchio – ma è in grado di articolare il suono a seconda delle espressioni e dell’atteggiamento delle persone che ha davanti. Cerca di modulare l’ululato o l’abbaio in base ai suoni che noi emettiamo, ma non va inteso come se stesse realmente emettendo o tentando di emettere parole, sta simulando il tipo di vocalizzazione che facciamo noi perché ottiene un effetto».

In Rete sono molti i video diventati virali di cani (ma anche di gatti) che sembrano cantare o parlare, e alla base c’è sempre il tentativo, da parte dell’animale, di sollecitare la reazione di un certo soggetto sulla base dei suoni che emette. Alcune razze inoltre sono più “vocali” di altre, come per esempio i Pitbull, che a volte sembra stiano emettendo dei mugugni o dei brontolii, o gli Shih Tzu.

I cani canori della nuova Guinea

I cani canori della Nuova Guinea (Canis hallstromi) sono tra le razze più misteriose e meno conosciute della storia. Ritenuti estinti in natura da 50 anni, negli ultimi anni il lavoro dei ricercatori è stato premiato con la scoperta che una piccola popolazione di questi cani, molto simili al Dingo australiano, vive allo stato brado nelle Highlands della Nuova Guinea. Secondo i ricercatori, che hanno pubblicato uno studio su Pnas, si tratterebbe della popolazione originale di cani selvatici da cui discendono le poche centinaia di cani canori che vivono oggi in cattività.

I cani scoperti sulle montagne della Nuova Guinea, a oltre quattromila metri di altitudine, sono noti come Highland Wild Dog, e sono ritenuti tra i più antichi cani attualmente viventi, punto di congiunzione tra i primi canidi e i cani addomesticati.

Il cane canoro della Nuova Guinea, studiato per la prima volta alla fine dell’800, attirò da subito l’attenzione per la sua vocalizzazione unica e caratteristica: ululato e abbaio erano modulati in maniera tale da produrre suoni del tutto simili a un canto. La loro abilità è particolarmente importante anche per indagare sui processi legati alla vocalizzazione anche nell'uomo, e i ricercatori stanno conducendo ricerche genetiche proprio in questo senso.

La rarità di questi cani non ha comunque impedito in passato che venissero prelevati dal loro habitat e portati negli Stati Uniti per essere allevati per la cattività. A oggi è la New Guinea Highland Wild Dog Foundation a occuparsi di tutela, conservazione e studio di questi cani, portando avanti un lavoro di ricerca finalizzato a preservare la specie soprattutto nel suo habitat naturale. Si stima che tra centri di conservazione e abitazioni private oggi esistano tra i 200 e i 300 cani canori.