La stagione venatoria è ormai iniziata ed è tempo di fare i conti con le numerose "vittime collaterali" della caccia. Uno degli ultimi animali a farne le spese è stato un esemplare di gufo comune impallinato a Punta Campanella nel comune di Massa Lubrense, in penisola sorrentina. Grazie all'intervento dei volontari del WWF e dello staff dell'ASL veterinaria di Piano di Sorrento il gufo è stato fortunatamente soccorso, ed è ora in cura al Centro di Recupero per Animali Selvatici di Napoli. Il rapace notturno, colpito all'ala destra da uno sparo, quasi certamente è stato impallinato durante una battuta di caccia da appostamento alla beccaccia, che si svolge poco prima dell'alba o al tramonto, quando entrambe le specie sono maggiormente attive.

Questo gufo è purtroppo solo l'ultima delle tante vittime del bracconaggio, un fenomeno ancora troppo diffuso e sottostimato e che vede l'Italia al primo posto in Europa per numero di reati e uccisioni illegali. Nonostante l'impegno delle Forze dell'Ordine risulta ancora troppo difficile riuscire a monitorare e a controllare adeguatamente il territorio, e così si continua a sparare a specie particolarmente protette. Proprio i rapaci – nonostante sia davvero difficile confonderli con le specie cacciabili – sono tra le vittime preferite dei bracconieri.

È di qualche giorno, per esempio, la notizia dell'abbattimento di un raro falco pescatore avvenuto nel Parco regionale fluviale Oglio Nord, nel bergamasco, e di una giovane aquila reale uccisa sul monte Grappa, in Veneto.  Sebbene lo scorso anno sia stato istituito il Fondo nazionale per il recupero della fauna selvatica i CRAS e le Forze dell'Ordine fanno ancora troppa fatica a gestire tutte le richieste di soccorso, e la maggior parte degli interventi di recupero è ancora affidata ai volontari delle associazioni come in questo caso, nonostante la legge attribuisca tale incombenza alla Polizia della Città Metropolitana.

Il viaggio di questo gufo comune (Asio otus) verso i quartieri di svernamento è stato quindi bruscamente interrotto dall'ennesimo atto di bracconaggio avvenuto nel nostro paese. La speranza ora è che possa presto riprendersi e tornare libero in natura grazie alle cure dei veterinari esperti del CRAS.

Sono proprio gli eventi come questo che hanno spinto centinaia di migliaia di persone a firmare per l'abolizione totale dell'attività venatoria in Italia. In un paese che non riesce a gestire la piaga sociale dei reati contro la fauna selvatica, per molti l'abolizione totale della caccia è l'unica soluzione, nonostante le perplessità della maggior parte delle associazioni di categoria.

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