22 Marzo 2022
11:52

Umberto, il cucciolo di muflone che ha perso la mamma investita salvato dal Cras di Treviso

La mamma è stata investita ed è morta così. Lui, invece, si è salvato. Il futuro di Umberto, un piccolo di muflone, oggi dipende dai volontari e dai veterinari del Cras di Treviso, che lo hanno preso in cura.

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La mamma è stata investita ed è morta. Lui, invece, si è salvato. Il futuro di Umberto, un piccolo di muflone, oggi dipende dai volontari e dai veterinari del Cras di Treviso, che lo hanno preso in cura. Il cucciolo è stato trovato sulla Pedemontana trevigiana. Era a lato della strada in attesa che la mamma si rialzasse e tornasse a camminare con lui quando è stato avvistato.

I soccorritori, una volta sul posto, non hanno potuto far altro che prenderlo e portarlo via. La vita di Umberto, seppur colpita da questo episodio così crudele, è stata più clemente quando gli è stato permesso di entrare nel Cras. Nel centro i veterinari lo hanno sottoposto a un'attenta visita: le innumerevoli zecche che aveva sul corpo sono state rimosse, e sono state somministrate cure antibiotiche. Purtroppo per lui, però, l’impatto con il mezzo che ha ucciso anche la mamma gli ha causato qualche problema neurologico. Ancora, con certezza, non si sa quanto gravi e se mineranno la sua qualità di vita.

Il Cras di Treviso ha attivato anche una raccolta fondi per aiutare ad acquistare materiali e strutture ad hoc per lo svezzamento del piccolo con l’obiettivo di farlo riambientare in natura. L’impegno di tutti è particolarmente profondo: i cuccioli di muflone, come molti altri, poppano il latte dalla mamma ogni quarto d’ora. Quindi, i volontari si alternano per cercare di dare il massimo.

«È il primo muflone che entra nel centro e la centesima specie del Cras – spiega a Kodami Michela Dugar, responsabile del Centro di recupero animali selvatici di Treviso – Ha danni neurologici e non si sa mai che effetti questi possano causare, anche se pensiamo che Umberto possa essere in grado di recuperarli. Aveva ematomi agli occhi e ha avuto un paio di crisi tipo-epilettiche. Ora beve il latte, ce lo dividiamo tra tutti i volontari perché ha bisogno di prendere sole e sgambare. Non è il primo neonato che arriva ma è la gioia di tutto il Cras».

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