17 Settembre 2021
10:33

Caccia e bracconaggio il vero pericolo per animali e uomo. «Aumentano il rischio di malattie»

Un recente studio della Convention on the Conservation of Migratory Species of Wild Animals ha evidenziato come siano la caccia e il bracconaggio a minacciare maggiormente la fauna selvatica e la stragrande maggioranza dei mammiferi terrestri. Non solo: aumentano anche le probabilità che virus e altre malattie vengano trasmesse all'uomo.

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Caccia e bracconaggio impattano in modo notevole sulla sopravvivenza di diverse specie animali protette e aumentano il rischio di malattie zoonotiche, cioè tutte quelle malattie o infezioni che si trasmettono da animali a uomo.

È quanto emerge da un rapporto della Convention on the Conservation of Migratory Species of Wild Animals (CMS), l’organo internazionale che si occupa di coordinare le attività di conservazione e tutela delle specie migratorie e dei loro habitat. Si tratta del primo rapporto di questo genere mai redatto, e riguarda 105 specie inserite nella lista del CMS.

Lo studio è partito da un assunto di base: 67 delle 105 specie di mammiferi terrestri monitorate dal CSM sono cacciate, circa il 70% Di queste 67 specie, 47 vengono cacciate per il consumo di carne, mentre le restanti vengono abbattute per ragioni culturali, per uso medicinale e per caccia sportiva o per trofei. La carne degli animali cosiddetti selvatici, in particolare, traina sia la caccia legale sia il bracconaggio, soprattutto di ungulati e primati e durante i periodi di guerra o carestia.

La caccia responsabile dell'estinzione dei mammiferi migratori

Conseguenza diretta è stato un “drastico declino e l’estinzione della popolazione di numerosi mammiferi terrestri migratori”. Il monitoraggio del Csm ha inoltre evidenziato il fatto che 34 delle 99 specie inserite nella lista rossa dell’Unione internazionale per la conservazione della natura (il più completo inventario del rischio di estinzione delle specie a livello globale) vengono cacciate per essere usate in modo diretto – vengono, cioè, cacciate da privati individui per scopi privati – 27 sono oggetto di commercio internazionale e e 22 di commercio internazionale.

Il rapporto ha anche evidenziato come le specie migratorie siano un obiettivo particolarmente suscettibile per cacciatori, bracconieri e altri consumatori a causa della ben nota tempistica dell'arrivo della specie in una particolare area, ma la caccia rappresenta una minaccia alla sopravvivenza della maggiore parte delle specie segnalate nello studio. Escludendo i pipistrelli, lo studio rileva che il 98% (41 su 42) delle specie CMS inseriti nella Lista Rossa IUCN sono minacciate dalla caccia, così come il 95% (21 su 22) delle specie indicate come in pericolo, in pericolo critico o estinti in natura. Il 77% delle specie protette che secondo l’IUCN hanno visto diminuire la popolazione sono state messe in pericolo dalla caccia, comprese tutte le sottospecie di scimpanzé e tre delle quattro sottospecie di gorilla. Complessivamente, la valutazione del rapporto rileva che caccia, bracconaggio e in generale il prelievo di animali selvatici ha un impatto diretto sulle popolazioni di oltre la metà (58 su 105) delle specie studiate, con impatti elevati per almeno il 42% (40 su 105) di esse.

Alla luce dei numeri, la caccia e il bracconaggio sono diventate una preoccupazione più grande rispetto al commercio internazionale per la stragrande maggioranza delle specie che fanno parte della Convenzione: “Questo rapporto indica per la prima volta un bisogno chiaro e urgente di concentrarsi sull'uso domestico delle specie migratorie protette di animali selvatici, a tutto tondo – ha detto Amy Fraenkel, executive secretary del CSM – Dobbiamo garantire che le leggi nazionali e gli sforzi per farle applicare siano in grado di affrontare questa grave minaccia per le specie CMS”.

Caccia e bracconaggio aumentano il rischio di malattie zootecniche

Un altro aspetto emerso dallo studio riguarda poi come la caccia e il bracconaggio impattino sulla salute: il consumo di carne selvatica cacciata per uso domestico, conferma il CMS, aumenta significativamente il rischio di future zoonosi, patologie in cui si assiste al “salto” di virus e altri agenti patogeni dall’animale all’uomo. Una questione di cui si è molto parlato anche in correlazione alla pandemia di coronavirus, con la comunità scientifica che da subito aveva messo nel mirino i cosiddetti “wet market”, i mercati della carne in cui gli animali vengono portati vivi e poi uccisi e macellati a seconda delle richieste. David Quammen, giornalista scientifico e autore di un libro che è diventato un caposaldo per comprendere come avvenga lo "spillover" lo ha spiegato in una puntata del nostro format di video interviste MeetKodami.

«Esistono prove evidenti che le epidemie di zoonosi sono legate alle attività umane – fa notare il CMS – L'assunzione e il consumo di carne selvatica è stato identificato come l'agente diretto e causale della ricaduta nell'uomo dei virus Monkeypox, Sarsi, Sudan Ebola virus e Zaire Ebola virus, con successiva trasmissione da uomo a uomo».

In totale, 60 patogeni virali zoonotici sono stati segnalati come ospitati dalle 105 specie migratorie studiate. Il fatto che gli habitat di numerose specie vengano invasi e distrutti da infrastrutture e attività economiche contribuisce inoltre a renderne più semplice l’accesso per caccia e bracconaggio, aumentando così che gli esseri umani entrino in contatto con popolazioni ospiti e patogeni finora indisturbati.

“Mentre cerchiamo di passare a sistemi alimentari globali sostenibili, è fondamentale che l'uso di specie selvatiche per il cibo sia legale e sostenibile – ha detto  Inger Andersen, direttore esecutivo del Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente – La pandemia di COVID-19 ci ha insegnato che l'eccessivo sfruttamento della natura ha un costo elevato. Abbiamo urgente bisogno di cambiare rotta. In questo modo possiamo salvare molte specie dall'orlo dell'estinzione e proteggerci da future epidemie di malattie zoonotiche».

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Andrea Barsanti
Giornalista
Sono nata in Liguria nel 1984, da qualche anno vivo a Roma. Giornalista dal 2012, grazie a Kodami l'amore per gli animali è diventato un lavoro attraverso cui provo a fare la differenza. A ricordarmelo anche Supplì, il gatto con cui condivido la vita. Nel tempo libero tanti libri, qualche viaggio e una continua scoperta di ciò che mi circonda.
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