A cura di Laura Arena
Membro del Comitato Scientifico di kodami
Veterinaria esperta in benessere animale

Durante la pandemia, specialmente nella sua prima fase, la nostra attenzione è stata particolarmente rivolta ai paesi asiatici e alle ingiustificabili tradizioni che vedono la cattura, l’uccisione e la commercializzazione di specie animali selvatiche nella totale noncuranza non solo di minimi requisiti igienico-sanitari e di benessere animale, ma anche di tutela della biodiversità.

Nonostante i media ci abbiano portato oltre oceano, anche in Italia, proprio sotto i nostri occhi, l’uccisione e il commercio di animali protetti sono un problema grave e costantemente attuale.

Quando parliamo di bracconaggio non dobbiamo per forza volare in Africa e pensare alle zanne di elefante o, quando parliamo di pesca illegale, non dobbiamo nuotare in mari di squali a cui sono state tagliate le pinne. Anche nel nostro Paese abbiamo un serio problema con la caccia e la pesca illegali, dietro cui spesso c’è lo zampino della criminalità organizzata.

Il traffico illegale di specie selvatiche ha un profondo impatto sulla conservazione della biodiversità nel nostro Paese, provoca l’estinzione o la rarefazione di numerose specie ed è collegato alla propagazione di patologie, siano esse tipiche degli animali o zoonosi.

L’estinzione di una sola specie animale è in grado di alterare irrimediabilmente gli equilibri di un intero ecosistema, con conseguenze gravissime.

Perché alcune specie sono protette e da cosa sono minacciate?

Sono numerosissime le specie animali selvatiche in pericolo a causa del bracconaggio e del traffico illegale.

La cattura di piccoli uccelli a scopo alimentare per ricette tradizionali lungo tutta la penisola, la pesca illegale indiscriminata, l’uccisione a scopo venatorio e “ricreativo” fuori dai limiti stabiliti dalla legge, la cattura di rapaci in migrazione, gli abbattimenti di lupi e orsi vittime di danni a loro attribuiti non sempre giustamente, sono solo alcuni esempi. Purtroppo, la lista è ancora lunga…

A mettere a rischio la fauna selvatica non ci sono soltanto i bracconieri e i pescatori di frodo, ma numerose altre minacce alla conservazione del patrimonio della biodiversità animale.

Tra queste, possiamo citare l’avanzamento esponenziale dell’agricoltura e della costruzione di infrastrutture che, prendendo incessantemente piede, mettono costantemente a rischio gli habitat naturali degli animali. Con esse, anche lo sfruttamento incontrollato delle risorse naturali.

Vi sono poi attività di modifiche degli habitat legate alle attività umane come ai bacini idrici o alle aree forestali. Alla lista si aggiungono anche i cambiamenti climatici e l’inquinamento, i processi naturali, o influenzati dall’uomo, che favoriscono l’avanzamento di alcuni habitat a discapito di altri e il fenomeno dell’espansione di specie aliene, che sono ormai presenti in gran parte degli habitat tutelati.

Per questi svariati motivi numerose specie animali sono a rischio, e vengono perciò tutelate.

Normativa Italiana e comunitaria

Il riferimento normativo in Italia è la Legge 157 del 1992, in cui definito anche il reato di bracconaggio. La Legge definisce la fauna selvatica come patrimonio indisponibile dello Stato (ovvero di tutti e senza che nessuno ne possa disporre in forma deliberata), che tutela nell'interesse della comunità nazionale ed internazionale.

Essa pone i divieti di uccellagione, ovvero della pratica di caccia illegale attuata con l'impiego di dispositivi fissi e finalizzata alla cattura indiscriminata o di massa di volatili selvatici, come anche il prelievo di uova, nidi e neonati e l’utilizzo di richiami vivi per la caccia.

Regolamenta l’esercizio dell’attività venatoria, stabilisce quali sono le specie cacciabili e i periodi di attività venatoria dando alle Regioni la possibilità di vietare la caccia di alcune specie o di ridurre i periodi prestabiliti. Essa rimanda inoltre alle Regioni l’identificazione, attraverso apposite norme, dei territori destinati alla caccia, la gestione dell’accesso dei cacciatori a tali ambiti territoriali.

A livello europeo, vi sono poi due importanti Direttive: comunemente definite come Direttiva Uccelli (Direttiva n. 79/409/CEE relativa alla conservazione degli uccelli selvatici) e Direttiva Habitat (Direttiva n. 92/43/CEE relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche).

A fare da cornice ci sono poi le Convenzioni internazionali, come quella di Berna del 1979 che promuove la cooperazione tra i Paesi firmatari al fine di conservare la flora e la fauna selvatiche e il loro ambiente naturale e proteggere le specie migratorie in via di estinzione, e quella di Washington del 1973 conosciuta anche come CITES (acronimo che sta per Convention on International Trade of Endangered Species, ovvero Convenzione sul Commercio Internazionale delle Specie Minacciate di Estinzione).

Quali sono le specie protette in Italia?

L’Italia, grazie alla grandissima variabilità di ambienti che la caratterizzano e dell’elevato numero di specie che la popolano, occupa quasi un primato per la sua ricchezza naturale.

Eppure, i dati elaborati dal WWF nel dossier “La biodiversità in Italia: status e minacce”, sulla base del report dell’Agenzia Europea dell’Ambiente sono allarmanti. I dati ci dicono che oltre la metà delle specie protette dalle Direttive sono in cattivo stato di conservazione, arrivando a quasi il 90% quando parliamo degli habitat tutelati.

La Direzione Conservazione della Natura del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio ha creato un Repertorio della fauna protetta italiana, in cui troviamo le specie tutelate sul nostro territorio e le normative che le regolano.

Tra i mammiferi possiamo ad esempio citare l’orso bruno e l’orso marsicano, lo stambecco, il camoscio, la lontra, ma anche i pipistrelli. Tra gli animali marini abbiamo poi la tartaruga Caretta caretta e la foca monaca, sempre più rara in Italia.

Numerosi volatili sono inoltre protetti, tra cui l’aquila reale, il gipeto, il rondone, l’allocco, il barbagianni.

Abbiamo poi le farfalle, numerosi rettili, anfibi, crostacei, e tanti altri animali. Insomma, davvero tanti.

Come vengono tutelate e il ruolo delle aree protette

Numerosi sono gli interventi che permettono di proteggere le specie animali, in primis, il divieto assoluto di caccia o la sua stretta regolamentazione. Sanzioni penali molto severe possono essere inflitte ai trasgressori.

Oltre al sistema sanzionatorio e legale, vi sono la protezione della riproduzione e della migrazione, ma anche interventi di ripopolamento, fino a progetti di reintroduzione in aree identificate.

Imprescindibilmente in parallelo avviene la salvaguardia degli habitat naturali e la costituzione e la tutela di aree protette.

I Parchi Nazionali, i Parchi Regionali, le Riserve e le Aree Marine Protette sono luoghi naturali identificati e dotati di particolare controllo sullo stato di salute dell’ecosistema e sugli interventi, estremamente limitati, dell’uomo in essi, con lo scopo di salvaguardare l’habitat e gli animali. In queste aree, è ad esempio vietato a chiunque l'esercizio venatorio e di numerose altre attività.

Parlando di numeri, in Italia, i Parchi Nazionali sono 24, i Parchi Regionali sono 134 e le Aree Marine Protette 32.