La Calabria ha, tra le tante, un’emergenza da affrontare con priorità: quella dei diritti e del benessere animale. Per questo le associazioni animaliste stanno incalzando i candidati a presidente della Regione per cercare di inchiodarli proprio su questo tema. La tragedia della morte di Simona Cavallaro, aggredita a Satriano, fa molto male tra tutti, indipendentemente alll'appartenenza al mondo degli attivisti. E' ormai diffuso una sorta di “movimento popolare” per far sentire a gran voce che la prossima legislatura dovrà necessariamente considerarla come una delle priorità. Due i manifesti, ad ora, che hanno il forte sostegno di tutto il mondo del volontariato: uno è quello del Wwf ("Vota al posto mio") e l’altro quello di Save The Dogs and Other Animals. Ma quali sono le differenze?

Gli impegni lanciati dal Wwf

Il manifesto del Wwf primo tocca, a tutto tondo, il rispetto dell’ambiente. Si parla, con tanto di cronoprogramma, di salute pubblica e di salvaguardia delle aree verdi (con la protezione entro il primo anno di almeno il 35% del territorio e il 35% del mare), con l’istituzione di nuove aree protette (Parco della Catena Costiera, Parco del Reventino, Parco Fluviale del Neto e Riserva del Fiume Vergari, Parco della Costa Viola, Parco fluviale del Petrace, Parco fluviale dell’Amendolea, Parco fluviale di Butramo e Laverde), dando attuazione all’effettiva gestione e tutela dei Parchi marini regionali già istituiti (Riviera dei Cedri, Scogli di Isca Baia di Soverato, Fondali Capocozzo-S.Irene, Costa dei Gelsomini) e la nascita di aree protette nelle zone marine e di pregio della regione (Baia di San Nicola Arcella, Fondali della “Costa degli dei”, Isola di Dino, Dune di Mirto Crosia e dell’Angitola, Costa di Capo Rizzuto, Costa delle Tartarughe da Palizzi marina a Capo Bruzzano), salvaguardando e valorizzando le aree della Rete Natura 2000 litoranee, con particolare riferimento alle Fiumare Saraceno, Avena, Amendolea e Melito, che fungono da corridoi ecologici tra costa e montagna).

Il manifesto chiede la lotta a ogni forma di bracconaggio, l’introduzione dello strumento del Daspo, con il divieto di caccia nei territori della provincia di cui vengono rilevati reati a danno della fauna. E poi, il divieto di pulizia con mezzi meccanici delle aree di duna in tutte le spiaggia soprattutto per aiutare la nidificazione delle tartarughe marine e di uccelli come il fratino.

Le associazioni propongono l’istituzione del Garante regionale per i diritti degli animali, il censimento semestrale dei cani vaganti, delle colonie feline, dei gatti e dei cani e l’estensione dell’obbligo di microchippatura di tutti gli animali d’affezione. Nella richiesta, anche l’obbligo di realizzare e attivare un canile e gattile sanitario pubblico in ogni Comune o gruppo di Comuni con popolazione complessiva pari a 150 mila abitanti e il potenziamento del numero di canili rifugio esistenti prevedendo la capienza massima di 200 cani per i canili rifugio e di un numero unico di pronto intervento per animali feriti e vaganti e l’istituzione in ogni Comune, o per gruppi di Comuni con popolazione pari a 5.000 abitanti, di un pronto soccorso veterinario, anche in convenzione con i medici veterinari libero-professionisti.

L’appello di Save the Dogs

È molto focalizzato sul randagismo l’appello di Save the dogs. Finora è stato sottoscritto da circa 12 associazioni di volontariato attive in Calabria e pone l’accento su una lista di azioni urgenti da affrontare. Le richieste vanno dalla creazione di una rete di ambulatori sanitari convenzionati per le attività di sterilizzazione e iscrizione in anagrafe canina all’accesso obbligatorio delle associazioni di volontariato ai canili calabresi, che spesso ospitano oltre 1.000 cani e che sono quasi tutti gestiti da società private.

Inoltre, viene proposta la legittimazione della re-immissione sul territorio dei cani vaganti catturati (dopo aver provveduto alla loro identificazione e sterilizzazione, quando non rappresentano un pericolo per gli abitanti), la limitazione del numero dei cani ospitati per ogni canile a un massimo di 150 animali per struttura.

«È una scelta che non vuole essere in contrasto ma, anzi, rappresentare un appoggio alla campagna pensata dalle associazioni calabresi, riunite sotto l’hashtag #VotaAlPostomio di cui Save the dogs condivide scopi e importanza, auspicando che su entrambe le iniziative ci sia piena convergenza di tutte le forze politiche, non per una promessa elettorale ma, bensì, per un impegno reale del quale chiederemo conto», spiega la presidente dell’associazione, Sara Turetta. «Le richieste del manifesto nascono dall’analisi fatta avviando "Non uno di troppo", il nostro progetto pilota di contrasto al randagismo partito lo scorso aprile tra Cosenza e Crotone, ma sono le medesime istanze delle associazioni di volontariato e di alcuni amministratori locali che ho incontrato a giugno, molti dei quali hanno ricevuto minacce per aver toccato gli interessi di chi gestisce appalti milionari – aggiunge – Le recenti indagini delle Procure di Reggio Calabria e Catanzaro non lasciano dubbi: la criminalità organizzata controlla gran parte del business canili della Regione».

Una situazione esplosiva

Secondo il Rapporto 2019 della Lav, la Lega anti-vivisezione, sono circa 15.000 i cani detenuti nei canili della Calabria, 1.492 sono le adozioni effettuate (prevalentemente verso il nord), 20 milioni di euro la spesa media annua per il mantenimento degli animali nelle strutture e per i risarcimenti a carico delle aziende sanitarie per gli incidenti causati dai cani randagi. Non si conosce invece il numero degli animali vaganti. Secondo stime sono diverse decine di migliaia tra randagi e semi padronali. È il deserto, invece, la fotografia della Regione, che ufficialmente non ha fornito nessun dato per il 2019 e il 2020. «Questo scenario, che ritroviamo simile in altre regioni del Mezzogiorno, non può più passare inosservato ed è indegno di un paese civile. La lotta al randagismo deve diventare una battaglia condivisa tra politica e terzo settore – aggiunge – Bisogna agire in fretta per prevenire altre inaccettabili tragedie e per creare un sistema virtuoso, un progetto possibile solo quando si lavora in sinergia e con trasparenza per un obiettivo comune. Auspichiamo un’adesione trasversale da parte di tutti i candidati alle elezioni regionali della Calabria, affinché il manifesto entri a far parte del loro programma elettorale e inizi un processo di profondo cambiamento».

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