A cura di Maria Mayer
Membro del Comitato Scientifico di kodami
Veterinaria esperta in nutrizione del cane e del gatto

La dieta BARF è certamente uno dei sistemi alimentari “alternativi” al cibo commerciale per gatti più diffuso al mondo. Il termine BARF, dall’inglese Bones And Raw Food (Ossa e Cibo Crudi), oppure Biologically Appropriate Raw Food (Cibo Crudo Biologicamente Appropriato) rappresenta un metodo di dieta codificato dal dr. Ian Billinghurst, medico veterinario australiano che per primo ne ha parlato diffusamente nei suoi libri.

Anche se spesso osteggiato da alcuni medici veterinari, la dieta BARF rappresenta una valida alternativa nutrizionale, soprattutto per il gatto, che viene definito un animale iper-carnivoro. Vediamo in questo articolo di cosa si tratta esattamente, quali sono i suoi pro e contro.

Che cos'è la dieta BARF per gatti?

La dieta BARF, come suggerisce l’acronimo, è composta da cibo crudo di origine animale, composto in modo da soddisfare i fabbisogni nutrizionali del nostro gatto. Saranno inclusi quindi le Ossa Polpose (OP), ricche di calcio e fosforo, la Carne Senza Osso (CSO), organi di vario tipo (fegato, cuore e milza i più importanti), una piccolissima quota di fibre vegetali e grassi. Alcuni alimenti extra molto importanti sono anche pesce e uova.

La corretta composizione di una dieta BARF per gatti deve essere studiata con attenzione: se è vero infatti che i gatti sono carnivori, capaci in natura di scegliere quali prede cacciare in base ai loro fabbisogni, questa possibilità di scelta viene a mancare in casa. I gatti però a differenza del cane non hanno dei grandi “paracadute” nutrizionali e rischiano di andare in carenze o eccessi alimentari con molta più facilità. Per questo attenzione: una dieta composta da sola carne cruda, magari senza organi, o con eccessive quantità di organi al contrario, può rappresentare un rischio reale per il vostro gatto. Studiare molto e/o farsi aiutare da un professionista è assolutamente consigliato.

I vantaggi della dieta BARF per il gatto

La dieta BARF ha diversi vantaggi e svantaggi per i gatti da valutare. La scelta del regime alimentare, come in altri casi, deve essere basato su valutazioni individualizzate, legate sia al singolo gatto che alla famiglia convivente. Per questo è importante sapere quali possono essere i punti di forza di una BARF per gatti e quali invece le difficoltà che potremmo incontrare.

Per quel riguarda i vantaggi, dobbiamo citare certamente la scarsa necessità di integrazioni della dieta BARF. Si tratta infatti di un regime dietetico molto vicino ai fabbisogni nutrizionali del gatto: se ben fatta e se il nostro gatto collabora con i suoi gusti, mangiando ciò che gli forniamo, non sarà necessario aggiungere quasi nulla.

Uniche due eccezioni sono la taurina e gli acidi grassi essenziali Omega-3. La taurina infatti potrebbe essere necessario integrarla nel caso in cui il nostro gatto mangi cibo che è stato in precedenza congelato. Potremo evitare invece di integrare taurina se il nostro gatto mangia sufficienti quantità di cuore fresco, ricco di questo amminoacido essenziale.

Gli Omega-3, in particolare EPA e DHA di origine marina, dovrebbero essere forniti a parte, come integrazione, a tutti i gatti BARFer. Anche mangiando una parte di pesce fresco infatti, questi acidi grassi non saranno presenti nella dieta del nostro gatto se non li integriamo correttamente in quantità tali da garantire il loro effetto di prevenzione di patologie. Diabete, cancro, epilessia, malattie intestinali croniche, e tantissime altre malattie del nostro gatto possono essere curati o prevenuti con l’aggiunta di Omega-3 alla dieta!

Gli svantaggi della dieta BARF per gatti

Fra le difficoltà della dieta BARF devo ricordare come questo regime alimentare non sia accettato spesso da gatti troppo abituati all’alimento commerciale. Come tutte le famiglie che ospitano un gatto sanno far cambiare i gusti ai nostri piccoli felini ha una gradazione che va dal difficile all’impossibile. I gusti del singolo gatto in questo senso possono rappresentare una limitante difficile, anche se con il tempo e tanta pazienza e a volte possibile “convincerli”, almeno in parte.

In generale altri svantaggi o difficoltà della dieta BARF per gatti, risiedono in problemi intestinali cronici e/o sensibilità individuali. In questo caso però il gatto malato, a differenza del cane, difficilmente mangerà alimenti che considera dannosi per sé stesso/a. L’avversione naturale del gatto per cibi che in precedenza lo hanno fatto sentire male, chiamata avversione gustativa appresa o effetto Garcia, può essere di aiuto in alcune occasioni, ma un ostacolo insormontabile in altre. Mi è capitato più di una volta infatti di trovare gatti con gusti ormai così radicati contro alcuni specifici alimenti che comporre una dieta fresca bilanciata era davvero difficile.

Anche la famiglia che ospita il gatto fa la differenza: la dieta BARF non è a mio parere adatta a sistemi famiglia con soggetti immuno-compromessi, come donne in gravidanza, bambini molto piccoli o persone che stanno seguendo una chemioterapia. Anche gatti malati, che debbano utilizzare terapie con farmaci immunosoppressori, come cortisonici o chemioterapici, dovrebbero valutare molto attentamente con il proprio medico veterinario se proseguire con la dieta BARF o meno.

Altri rischi di cui abbiamo parlato anche nell’articolo riguardo la dieta BARF per cani, sono meno comuni per il gatto che fa BARF. Ad esempio, i danni fisici (fratture dentarie, perforazioni intestinali) che le ossa intere possono provocare: non frequenti nel cane, sono possibilità ancora più remote nel gatto che fa BARF. I gatti sono infatti esseri superiori, come mi piace dire, molto cauti al momento di alimentarsi e perfettamente capaci, in genere e eccetto problemi comportamentali particolari, di auto-regolarsi, evitando problemi di questo tipo.

Le informazioni fornite su www.kodami.it sono progettate per integrare, non sostituire, le indicazioni date dal veterinario di riferimento.