26 Dicembre 2023
9:00

Cosa accade se un gatto viene alimentato con dieta vegana

È difficile prevedere i rischi di una dieta vegana per gatti, animali che per natura sono carnivori stretti, e che hanno bisogno di caratteristiche ben diverse per la loro dieta.

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Membro del comitato scientifico di Kodami
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Un gatto non può essere vegano. Se viene alimentato con una dieta vegana il gatto può, nella migliore delle circostanze, non dimostrare carenze nutrizionali nel breve periodo, ma questo non dovrebbe affatto rappresentare un lasciapassare per noi pet mate verso quella che è, a tutti gli effetti, una forma di maltrattamento. So che le mie parole possono suonare dure, ma alle stesse persone vorrei chiedere: se stessimo discutendo della possibilità di rendere carnivora una vacca o di alimentare il vostro coniglio con della carne, sareste ugualmente convinti che si tratti solo di “educare” un essere vivente ad un’altra dieta? O vi sembrerebbe maltrattamento?

In questo articolo vorrei spiegarvi in modo chiaro e conciso come mai a tutti i medici veterinari esperti in nutrizione sembra un assurdo o persino una forma di maltrattamento l’idea di fornire una dieta vegana ad un gatto.

Il gatto può essere vegano?

Come abbiamo visto, riassumendo in poche parole, no, il gatto non può essere vegano. Il gatto infatti discende, con pochissime modificazioni anatomiche e fisiologiche, da un antenato cacciatore selvatico. Gatti domestici che tornano in natura, lontano dall’uomo (gatti ferali), tornano alle antiche abitudini di caccia, senza mostrare pattern di scelta delle prede o comportamento diversi dai loro predecessori.

Questa attitudine comportamentale alla caccia, che vediamo anche nei nostri gattini in casa quando giocano, è solo una espressione del loro essere carnivori. Questo fatto (che è un fatto e non dipende dall’”educazione” o meno del gatto), lo troviamo anche riflesso nella loro anatomia e fisiologia. Guardate i denti del vostro gatto e confrontateli con quelli di un maiale o un topo (animali onnivori), oppure con quelli di un cavallo o una vacca (animali erbivori). Ovviamente noterete come la dentatura è sostanzialmente diversa, mentre è molto più simile a quella di un cane, di un lupo, di un furetto o di un leone. Potrei nominarvi tanti altri aspetti dell’anatomia del vostro gatto che lo differenziano da specie onnivore o erbivore, ma per ora fermiamoci qui, dato che i denti sono qualcosa che potete facilmente verificare appena finite di leggere l’articolo aprendo la bocca del vostro gatto.

Voglio attirare la vostra attenzione su un aspetto importante: le differenze anatomiche visibili, non sono (solo) importanti in quanto strutture fisicamente diverse, ma in quanto indicano una diversa funzione. Ad esempio, il fatto che i gatti abbiano denti dedicati all’uccisione della preda (canini) e molari appuntiti dedicati alla rottura delle ossa, è importante perché indica l’attitudine alla caccia. Questa stessa attitudine poi porta a differenze fisiologiche interne, non visibili ad occhio nudo, che fanno del gatto un carnivoro stretto.

Cosa significa che il gatto è un carnivoro stretto?

Veniamo quindi a questa definizione molto particolare: cosa è un carnivoro stretto? In generale, si definisce il gatto in questo modo in contrapposizione al cane, definito carnivoro opportunista. La differenza principale fra gatto e cane, infatti, sta nel risultato della loro co-evoluzione con l’essere umano. Mentre il cane, nel corso dei millenni a contatto diretto con l’uomo, ha acquisito una certa flessibilità fisiologica ed enzimatica alla digestione di alimenti di origine vegatale, il gatto si è mantenuto sostanzialmente inalterato. Questo vuol dire che il gatto non ha la possibilità di essere flessibile come il cane di fronte ad una dieta con scarsità di alimenti di origine animale.

Noi Medici Veterinari esperti in nutrizione chiamiamo queste particolarità del gatto idiosincrasie nutrizionali. Un’idiosincrasia nutrizionale è il frutto dell’evoluzione stessa e non può essere modificato nel singolo gatto, perché ha bisogno di adattamenti genetici che richiederanno (eventualmente) generazioni di gatti prima di essere effettive.

Cosa si intende per idiosincrasia nutrizionale e perché il nostro gatto ne ha tante? Vi faccio un esempio: la taurina. Dato che in natura, tutte le prede del gatto contengono naturalmente taurina, il gatto ha perso la capacità, che avevano invece alcuni suoi predecessori nella linea evolutiva, di sintetizzare da solo questo aminoacido.

E così via. Il gatto non ha capacità di convertire la provitamina A, presente nei vegetali, in vitamina A attiva: normale, è presente in grandissime quantità nel fegato delle sue prede, ne mangia tutti i giorni. Non è capace di sintetizzare acido arachidonico partendo da altri acidi grassi. Anche in questo caso nulla di cui stupirsi: tutte le cellule animali sono ricche di questo tipo particolare di grassi, a quale pro conservare un enzima dedicato a questa funzione se è impossibile rimanerne senza? Etc.

Quali rischi comporta la dieta vegana per un gatto

I rischi di una dieta vegana per gatti sono diversi e, in parte, dipendono anche da quale alimento vegano viene scelto. Questo è infatti il primo punto chiave: secondo diversi studi scientifici, la maggior parte degli alimenti commerciali vegani per gatti in vendita risulta apertamente non ben bilanciato. Purtroppo, è impossibile valutare tutti gli alimenti presenti in commercio, dato che non risulta un compito facile, neanche per un medico veterinario esperto in nutrizione. Non esiste neanche un organo di controllo che possa garantire che il cibo presente in commercio per gatti sia effettivamente ben fatto. Per questo, un gatto che segue una dieta vegana commerciale mal fatta (e vi dico, sono molti i prodotti in commercio) andrà incontro a carenze alimentari e danni permanenti nel corso di poco tempo.

I rischi di carenze alimentari sono molto alti anche in caso di dieta casalinga vegana, essendo composta sostanzialmente da alimenti carenti dal punto di vista nutrizionale e con grandi quantità di fibra, che a sua volta ne impedisce l’assorbimento.

Le carenze nutrizionali più rapidamente riscontrabili e visibili sono quelle relative alla taurina (la cui carenza provoca cecità e problemi cardiologici) e acidi grassi essenziali (pelo secco e opaco). Ma non tutte le carenze nutrizionali sono facilmente identificabili, anzi! Dato che la maggior parte dei medici veterinari non è abituato a diagnosticarle, è possibile che, se il vostro gatto avesse un problema legato alla dieta vegana, il collega di turno non metta neanche nel range delle possibilità una carenza alimentare. E quindi non imposti una terapia tempestiva.

Esistono però altri possibili danni a cui pochi pensano. Ad esempio, consumare una dieta vegana comporta per un gatto mangiare grandi quantità di soia. La soia, pur essendo una fonte di proteine vegetali fra le migliori disponibili, apporta anche altri nutrienti, che vanno ad interferire con la tiroide del gatto. L’ipertirodismo conseguente, apparso magari ad anni di distanza dall’inzio della dieta, è difficile che vanga rincondotto a questo cibo.

Un altro problema concreto è quello relazionato alle fibre, con conseguenti alterazioni del microbiota intestinale. Anche questo “organo” infatti del gatto, formato per lo più da famiglie batteriche, è influenzato fortemente da quel che il micio mangia. Le alterazioni intestinali dei gatti vegani non sono state ancora studiate, ma non mi meraviglierei se fossero negative e impredicibili.

Quali caratteristiche deve avere la dieta del gatto

La dieta di un gatto di qualsiasi età dovrebbe sempre contenere un’alta percentuale di fonti proteiche animali: carne, pesce o uova. Anzi, sarebbe meglio se non fossero presenti fonti di amido come cereali, legumi e patate. Somministrando adeguate quantità di proteine animali, apportiamo anche acido arachidonico e taurina, in linea generale. Se però stiamo parlando di un cibo commerciale, dato che la taurina è termolabile (si rovina con il calore), potreste trovarla integrata a parte.

La dieta ideale di un gatto poi dovrebbe sempre contenere tutti gli acidi grassi, le vitamine e gli oliogoelementi essenziali. Quando parliamo di vitamine, queste devono essere ovviamente nella forma utilizzabile da questo piccolo carnivoro domestico (es. vitamina A attiva e non provitamina A). Piccole quantità di fibra vegetale, al contrario di quanto accade con le grandi quantità, hanno un effetto benefico sull’intestino del gatto.

Le informazioni fornite su www.kodami.it sono progettate per integrare, non sostituire, la relazione tra il paziente ed il proprio veterinario.
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Maria Mayer
Veterinaria esperta in nutrizione del cane e del gatto
Sono laureata in Medicina Veterinaria ed ho conseguito un dottorato di ricerca riguardo l’utilizzo delle medicine non convenzionali negli allevamenti biologici. Il mio percorso di studi comprende, fra l’altro, un Master di II livello in Nutrizione del Cane e del Gatto e un secondi in PNEI e Scienze dalla Cura Integrata.
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