maiali rifugi

Svolta per il benessere di maiali e cinghiali ospiti di rifugi e santuari: potranno essere registrati nella Banca dati nazionale della zootecnia (BDN) come “non destinati alla produzione di alimenti”. Non era mai accaduto in Italia che fosse possibile registrare i suini come non destinabili alla produzione alimentare

A questi maiali e cinghiali, infatti, sarà attribuito il doppio status. E non è tutto: il Ministero della Salute ha annunciato che tra maggio e giugno sarà emesso un provvedimento che disciplinerà lo status di tutti gli animali che vivono in realtà non produttive come i santuari, non solo quindi di maiali e cinghiali.

Una notizia che ha incontrato il consenso della responsabile del rifugio Porcikomodi Sara d'Angelo: «Nella tragedia di tutti gli ingiusti provvedimenti contro la peste suina africana, una buona notizia per gli animali rifugiati che la Rete dei Santuari di animali liberi aspettava da dieci anni: non più oggetti da vedere al chilo ma animali da vita, individui».

Con il primo caso di peste suina africana riscontrato in Piemonte nell'autunno del 2022, e il riaccendersi di un focolaio nel Nord Italia, è stato dato il via all'abbattimento sia dei cinghiali selvatici che dei maiali degli allevamenti. Una mattanza disciplinata con un decreto recentemente approvato dal Parlamento nel quale, tuttavia, si riconosce lo status degli animali non destinati alla produzione alimentare.

«Si sta andando nella direzione da noi sollecitata dal 2012 – ha sottolineato D'Angelo – quando abbiamo iniziato a chiedere al Ministero di prendere atto che esistono i santuari e di riconoscere  gli animali che ospitiamo come qualcosa di diverso e opposto agli allevamenti, come individui e non carne che cammina da vendere al chilo. Negli anni c'è stato un confronto costante con il Ministero su alcuni punti qualificanti per gettare le basi al riconoscimento formale dei santuari, come realtà non produttive, al di fuori della logica degli allevamenti. Oggi cogliamo i primi frutti».

L'attenzione del consumatore verso produzioni agroalimentari più sostenibili e cruelty-free sta spostando il dibattito sempre più sulle condizioni in cui vivono gli animali. E questo potrebbe essere il primo passo per un cambio di regime in Italia, dove circa il 90% delle produzioni animali proviene da allevamenti intensivi.

«Prevedendo in BDN il censimento come suino non destinabile alla produzione alimentare si apre uno scenario completamente diverso dal passato. Chiediamo ora al Ministero – conclude Sara d'Angelo – di allargare la comunità degli "eletti", delle specie che possono beneficiare di questo riconoscimento».

Ora però è necessario un ulteriore passo in avanti anche nella regolamentazione dei santuari, ha segnalato l'associazione: «Siamo in attesa di un provvedimento generale che nei prossimi mesi vada a regolamentare le realtà non produttive come i santuari».