8 Gennaio 2022
9:25

Riscontrato un caso di peste suina africana in Piemonte

La Peste suina africana (Psa) ha fatto la sua prima vittima in Piemonte: è il primo caso nell'Italia continentale.

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peste suina africana

La Peste suina africana (Psa) è arrivata in Piemonte, dove l'Istituto Zooprofilattico dell'Umbria e delle Marche ha scoperto in provincia di Alessandria un cinghiale morto a seguito della malattia. L’epidemia di Psa è iniziata nel 2014 nell’est Europa, si è estesa poi a macchia d'olio nel resto del Continente. Prima di oggi l'emergenza era circoscritta in Italia alla sola Sardegna ma già da settimane Confagricoltura Piemonte lamentava l'alto rischio per i maiali italiani.

Al contrario di quello che può fare pensare il nome, la Peste suina africana non rientra tra le zoonosi, anche se non può essere trasmessa all'uomo, questa malattia virale è temibile per tutti gli ungulati.

«Destano forti preoccupazioni anche nella nostra regione le notizie provenienti dalla Germania, che segnalano un nuovo caso di Peste suina africana nel distretto di Ludwigslust-Parchim, in una carcassa di cinghiale ritrovata un'ex area di addestramento militare, nei pressi di Redlin, al confine con lo stato del Brandeburgo», dichiarava Enrico Allasia, presidente di Confagricoltura Piemonte, il 10 dicembre.

I timori sono stati confermati ufficialmente con l'analisi effettuata dal Centro di referenza nazionale per le pesti suine (Cerep) dell'Izs di Umbria e Marche. Il piano di Sorveglianza nazionale predisposto dal governo italiano nel 2020 e presentato alla Commissione europea, non è bastato.

«Sono in corso le riunioni con i Servizi veterinari territorialmente competenti, le Autorità di gestione forestale e con i Settori ambientali e faunistico venatori – ha fatto sapere l'assessore regionale alla Sanità del Piemonte, Luigi Genesio Icardi – Come previsto dal Piano nazionale per le emergenze di tipo epidemico, è stato avviato l'insediamento delle Unità di crisi a livello locale, regionale e nazionale per l'adempimento delle azioni previste dal manuale operativo e dalle norme specifiche in materia. Nelle prossime ore verranno definite la "zona infetta" e la "zona di sorveglianza", con le relative prescrizioni».

Similmente a quanto già osservato per l'epidemia di aviaria, anche in questo caso le autorità stanno circoscrivendo il perimetro della "zona infetta" e della "zona di sorveglianza" con le relative prescrizioni. «Stiamo agendo con la massima tempestività – prosegue Icardi – l'immediata e coordinata attuazione delle misure di controllo nei suini selvatici risulta fondamentale nel tentativo di confinare ed eradicare il più possibile la malattia».

Il problema, come avvenuto anche in Campania ai bufali sospettati di avere contratto la brucellosi, risiede nelle modalità di eradicazione della Peste suina africana che passa per l'abbattimento dei capi infetti. La Peste suina africana da decenni fa parlare di sé in Sardegna, dove oltre alle vittime della malattia si sono aggiunti nelle ultime settimane anche 119 maiali, tra selvatici e allevati, abbattuti nell'ambito delle azioni di contrasto alla malattia disposte dalla locale Unità di progetto.

«Se la Peste suina africana e si propagasse nel nostro paese sarebbe la fine della suino coltura e della produzione di insaccati: una delle nostre produzioni di eccellenza – dichiara il senatore Patrizio La Pietra, capogruppo di Fratelli d'Italia in Commissione Agricoltura – E in questa Legge di bilancio si stanziano risorse per la sterilizzazione invece di predisporre misure per un piano nazionale straordinario di abbattimenti che consenta di riportare questi animali ad un numero sostenibile».

Per questo Federcaccia si è immediatamente resa disponibile presso le istituzioni a intervenire ricordando il «contributo insostituibile» dei cacciatori «nel controllo di boschi e campagne, oltre che nel contenimento della specie cinghiale».

In realtà, come recentemente rilevato dall'Unità di progetto di Desulo, in Sardegna, «l'allevamento illegale dei suini resta uno dei fattori di rischio più importanti per la permanenza del virus della Psa nei territori», non gli individui selvatici. Anche in sede europea l'appello della Regione e dell'Unità di progetto responsabile della Psa è rivolto agli umani che «rifiutano di mettersi in regola».

Giornalista per formazione e attivista per indole. Lavoro da sempre nella comunicazione digitale con incursioni nel mondo della carta stampata, dove mi sono occupata regolarmente di salute ambientale e innovazione. Leggo molto, possibilmente all’aria aperta, e appena posso mi cimento in percorsi di trekking nella natura. Nella filosofia di Kodami ho ritrovato i miei valori e un approccio consapevole ma agile ai problemi del mondo.
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