Rifugio Cuori Liberi
in foto: Gli attivisti al Rifugio Cuori Liberi

I maiali del Rifugio Cuori Liberi sono salvi, almeno per il momento. Gli attivisti che si sono barricati all'interno della struttura in provincia di Pavia infatti sono riusciti a impedire che Polizia e operatori dell'Ats portassero via i suini allo scopo di abbatterli.

Gli attivisti coordinati dalla Rete dei Santuari hanno vegliato tutta la notte nel timore di uno sgombero da parte delle Forze dell'Ordine dopo la rinuncia dell'Azienda sanitaria locale a procedere, per «mancanza delle condizioni necessarie»,  all'esecuzione dell'ordinanza di abbattimento degli animali ancora vivi.

Tutto è iniziato quando nel Rifugio Cuori Liberi sono stati trovati due suini morti, subito segnalati all'autorità sanitaria. Le successive analisi dell'Ats Lombardia hanno confermato che si trattava di peste suina africana, una malattia mortale per i suidi ma non trasmissibile all'uomo, che dal gennaio 2022 sta decimando i cinghiali selvatici e i maiali degli allevamenti.

Le misure di contenimento della peste suina africana prevedono l'abbattimento di tutti i suini presenti in un allevamento dove ci sono animali malati, e l'erogazione di successivi ristori. Una soluzione però considerata inaccettabile dai volontari si occupano di salvare proprio gli individui sfruttati dall'industria agroalimentare.

Dalla conferma della positività dei maiali è  iniziato un lungo braccio di ferro che vede contrapposte la Regione Lombardia e la Rete dei Santuari di Animali Liberi, guidata da Sara D'Angelo: «L'abbattimento degli individui sani nel Rifugio è volto a salvaguardare gli interessi economici di chi li commercializza, per noi è inaccettabile. I nostri ospiti sono esseri senzienti e come tali meritano di essere accuditi in questo momento difficile».

D'Angelo chiede di poter lasciare i maiali all'interno della struttura, incrementando se necessario le misure di biosicurezza. La richiesta però non ha trovato il favore delle autorità locali e la questione è finita davanti ai giudici. Tutte le sospensive all'abbattimento dei maiali avanzate dagli attivisti sono state rigettate, anche se resta ancora in piedi l'udienza del 5 ottobre davanti al Tar. Fino a questa data, però, l'ordinanza di abbattimento della Regione Lombardia è pienamente eseguibile.

Per questo un vero e proprio cordone umano sta cercando da giorni di tenere fuori gli agenti dal Rifugio. «È stata una giornata di resistenza a Cuori liberi, è stata vinta una piccola battaglia e scritta una bella pagina di lotta femminile e dal basso – dichiara una delle attiviste barricate nella struttura – Ieri, tradendo tutte le promesse fatte nel corso di dieci giorni di trattative, la Ats si è presentata alle porte del rifugio Cuori liberi intenzionata a uccidere tutti i maiali, malati o sani che fossero. Ma il presidio resistente non è arretrato di un passo: bloccando con i nostri corpi tutti gli ingressi della struttura abbiamo impedito alle autorità di entrare, abbastanza a lungo perché altri attivisti occorressero dai campi per darci supporto fisico e morale.La polizia, infatti, aveva bloccato le strade e fatto volare i droni sulle nostre teste, contandoci e controllandoci, superando in quel modo le nostre barricate. Ma dopo ore di resistenza e tensioni l'Ats ha concluso che non c'erano le condizioni per procedere e si è ritirata».

Rifugio Cuori Liberi
in foto: Gli attivisti appena arrivati al Rifugio Cuori Liberi

Nonostante la vittoria di questo fine settimana il pericolo è tutt'altro che lontano e resta valido l'appello lanciato a Kodami quando l'abbattimento degli animali sembrava imminente: «Abbiamo ancora bisogno dell'aiuto di tutti, quindi invitiamo a venire al rifugio Cuori liberi finché non sarà finita. Grazie per non lasciarci e non lasciarli soli».