10 Gennaio 2022
11:59

Che cos’è la peste suina africana trovata in Piemonte

Cos'è la peste suina africana e come è arrivata in Italia? Fa chiarezza il direttore dell'Istituto zooprofilattico sperimentale di Umbria e Marche, Vincenzo Caputo.

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Peste suina africana

La Peste suina africana (Psa) è ufficialmente arrivata in Italia, dove è stata trovata la carcassa di un cinghiale nel Comune piemontese di Ovada, in provincia di Alessandria. La peste suina africana è una malattia virale che colpisce suini e cinghiali. È causata dal virus della famiglia Asfaviridae, genere Asfivirus. Al momento non esistono vaccini né cure e si manifesta nell'animale come una febbre emorragica ad elevata mortalità.

L'Istituto zooprofilattico sperimentale del Piemonte, Liguria e Valle d'Aosta ha compiuto le prime rilevazioni che sono state confermate dal Centro di referenza nazionale per le pesti suine (Cerep) dell'Istituto zooprofilattico sperimentale di Umbria e Marche.

«Non bisogna allarmarsi per la salute degli esseri umani dato che non è trasmissibile all'uomo, tuttavia dà una mortalità elevata nei suidi domestici e selvatici, soprattutto in questi ultimi», spiega Vincenzo Caputo, direttore generale dell'Istituto zooprofilattico sperimentale dell'Umbria e delle Marche.

I segni tipici segnalati della peste suina africana sono simili a quelli della peste suina classica e per distinguerle è necessaria una diagnosi di laboratorio. I sintomi tipici includono febbre, perdita di appetito, debolezza, aborti spontanei, emorragie interne con emorragie evidenti su orecchie e fianchi, oppure morte improvvisa.

Come lascia presagire il nome la Peste suina africana è originaria dell'Africa subsahariana, dove ancora oggi è endemica, tuttavia non è attraverso il corridoio mediterraneo che è arrivata in Piemonte: «Quello isolato nel cinghiale trovato morto a Ovada è un ceppo di provenienza Nord europea, si presume quindi che la malattia sia entrata in Italia attraverso le vie di comunicazione con il Nord-Europa. Oltre che in Germania ci sono stati focolai accertati anche in Belgio: la circolazione del virus era quindi già attiva sul territorio europeo», conferma Caputo.

La documentazione relativa alle analisi scientifiche è stata immediatamente trasmessa al Ministero della Salute che la notificherà all'Organizzazione mondiale della sanità animale (Oie), e alla Commissione Europea. Quella di peste suina è infatti un'emergenza a lungo monitorata dall'Europa a causa dell'assenza di cure e vaccini adeguati a contrastarne la diffusione.

Il monitoraggio e il contenimento della malattia sono alla base della strategia europea, per questo l'European food and safe autority ha elaborato una mappa interattiva per tenere traccia dei casi.

«Dato che sul territorio italiano c’è una forte presenza di suidi selvatici, cioè di cinghiali, il timore maggiore della comunità scientifica è che dal Piemonte parta una diffusione a macchia d’olio su tutto il territorio nazionale – sottolinea il direttore Caputo – Considerato anche che questa specie è molto diffusa sulla dorsale appenninica che attraversa il paese, dando modo al contagio di espandersi molto velocemente».

La peste suina africana in Italia

Non è la prima volte che la malattia approda in Italia. «In Sardegna c’è un focolaio endemico di peste suina africana, ma con un biotipo tipico del territorio sardo, diverso da quello ritrovato in Piemonte. L’Italia continentale è riuscita a restare indenne per più di trent’anni da questa malattia. Oggi invece facciamo i conti con questa nuova ondata», spiega Caputo.

«L’ultima epidemia di peste suina africana di vaste proporzioni in Italia si verificò alla fine degli anni Sessanta, quando il virus arrivò alle porte di Roma, a Fiumicino – ricorda Caputo – In quell'occasione avemmo una forte decimazione del patrimonio suinico nazionale».

Dato che la malattia non rientra tra le zoonosi, a pagare il prezzo saranno soprattutto gli animali: «Non bisogna allarmarsi per la salute degli esseri umani, tuttavia è a rischio il patrimonio zootecnico perché quando il virus entra negli allevamenti gli animali vengono abbattuti». Una situazione che è stata già segnalata in Sardegna dove solo nelle ultime settimane sono stati abbattuti centinaia di amali selvatici e provenienti da allevamenti illeciti.

Ora starà alle istituzioni nazionali ed europee mettere a punto misure che possano salvare la vita alle migliaia di individui a rischio in Piemonte ed evitare di compromettere le popolazioni sane del resto d'Italia. Su questo il direttore dell'Izs Umbria e Marche è ottimista: «Si sono già attivate le unità di crisi nazionali e regionali, in queste sedi gli esperti stanno elaborando le strategie più adeguate per mettere un freno alla malattia», si spera senza ulteriori uccisioni.

Giornalista per formazione e attivista per indole. Lavoro da sempre nella comunicazione digitale con incursioni nel mondo della carta stampata, dove mi sono occupata regolarmente di salute ambientale e innovazione. Leggo molto, possibilmente all’aria aperta, e appena posso mi cimento in percorsi di trekking nella natura. Nella filosofia di Kodami ho ritrovato i miei valori e un approccio consapevole ma agile ai problemi del mondo.
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