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Etologa

Il cinghiale (Sus scrofa) è un mammifero dell'ordine degli ungulati, anche detti artiodattili, appartenente alla famiglia dei Suidi. Originariamente era diffuso nel Sud Est asiatico, ma nel tempo si è diffuso in molti ambienti dall'Asia, all'Africa all'Europa. Questa specie appartiene allo stesso genere del maiale (Sus scrofa domesticus), il quale, però, è stato domesticato ed è quindi considerato oggi una specie differente.

I cinghiali sono animali sociali che vivono in gruppi matriarcali formati da femmine imparentate e dai loro piccoli (mentre le femmine restano a far parte del gruppo, i maschi si allontanano tra gli 8 e i 16 mesi). Può accadere che anche le femmine scelgano di allontanarsi e, in questo caso, diano vita a gruppi che si stabiliscono non troppo lontano. Nel frattempo, i maschi subadulti rimangono a vivere in piccoli gruppi di consimili coetanei, mentre i maschi anziani tendono ad essere più solitari, eccezion fatta per il periodo degli accoppiamenti.

Aspetto fisico

Il cinghiale è un animale dalla costituzione massiccia, con arti corti e relativamente sottili. Anche il collo è molto corto e stretto rispetto al tronco. La testa, a forma di cono, costituisce circa un terzo della lunghezza dell'intero corpo e viene utilizzata per scavare il terreno, mentre i potenti muscoli permettono all'animale di rivoltare la terra alla ricerca di radici o tuberi. Gli occhi sono piccoli, obliqui e posti lateralmente sul cranio, mentre le orecchie sono lunghe ed ampie. Questa specie ha, inoltre, canini ben sviluppati che hanno una crescita continua e fuoriescono dalla bocca (in maniera più evidente nelle femmine).

In Europa centrale, questi animali arrivano al massimo a 200 chilogrammi (12o per le femmine) e non superano il metro e mezzo di lunghezza e gli 80 centimetri di altezza. In altre zone del mondo, dove si diffondono altre sotto specie, però, possono avere dimensioni leggermente superiori o inferiori.

Il manto invernale è dotato di setole ruvide e lunghe e uno strato sottostante di pelo più corto. La lunghezza delle setole non è omogenea, ma varia in base alla zona del corpo. Sulla schiena, infatti, formano una criniera che si erige quando l'animale si agita.

Dal punto di vista della sensorialità, questo animale ha un olfatto estremamente sviluppato e un udito molto acuto, ma la vista è invece più debole e gli impedisce, ad esempio, di riconoscere una figura umana a 10 – 15 metri di distanza.

Il dimorfismo sessuale è particolarmente pronunciato, i maschi infatti sono mediamente il 5 – 10% più grandi delle femmine e il loro peso può essere anche del 30% superiore. Inoltre, hanno una criniera lungo la schiena che diventa particolarmente evidente in autunno e in inverno. Durante la stagione degli accoppiamenti, infine, i maschi sviluppano uno strato di tessuto sottocutaneo dello spessore di circa 3 centimetri che si estende dalla punta della spalla alla groppa, con la funzione di proteggere gli organi vitali durante i combattimenti.

Riproduzione

In uno studio condotto dall'University of Veterinary Medicine di Hannover in Germania e pubblicato sull'European Journal of Wildlife Research nel 2007, questa specie viene definita come uno tra gli ungulati con i tassi riproduttivi più alti. Le scrofe, infatti, per quanto riguarda le popolazioni europee, raggiungono la pubertà tra gli 8 e i 24 mesi, vanno spesso in estro e il loro ciclo è di 21 giorni dai mesi autunnali a giugno (alcune volte anche fino a luglio). L'inizio della fase riproduttiva è però determinata anche dalla presenza di cibo, fattore importante per il successo dell'accoppiamento. La gestazione dura tra i 114 e i 130 giorni (fino a 140 giorni per le scrofe più anziane).

Le nascite si verificano, quindi, soprattutto tra marzo e maggio. Un paio di giorni prima del parto, la scrofa si allontana per costruire un nido adatto alla nascita dei piccoli, raccogliendo la vegetazione arbustiva presente nelle vicinanze. Il numero medio di piccoli va da 4 a 6 con un massimo di 12, che al momento del parto pesano circa 600/1000 grammi. La mamma resterà isolata con i piccoli per i primi 4 -6 giorni, per poi riunirsi al gruppo. Molto interessante è il fatto che, se la mamma dovesse morire in questa delicata fase, un'altra femmina del gruppo adotterebbe i piccoli.

Cosa mangiano i cinghiali?

Come riportato nell'analisi scientifica sulla distribuzione, l'impatto e la gestione della specie, condotta dall'Organizzazione europea dei proprietari terrieri, pubblicata nel 2018, il cinghiale è un animale onnivoro estremamente versatile che può cambiare alimentazione in base alle disponibilità stagionali, ambientali o determinate dalla presenza dell'uomo. Proprio quest'ultimo fattore è quello che porta alcune popolazioni di cinghiali ad avvicinarsi alle abitazioni e alle città se vi è una disponibilità di rifiuti continua e sufficiente. In generale, esclusi i rifiuti generati dall'uomo, l'alimentazione di questo animale può essere a base di radici, tuberi, noci, frutti, semi, foglie, corteccia, germogli, vermi, molluschi, pesci, roditori, uova di uccelli, lucertole, serpenti e addirittura carogne. La quantità di cibo ingerito aumenta durante l'inverno e nei periodi di gravidanza.

Habitat e distribuzione

Il cinghiale è uno dei grandi mammiferi con distribuzione più ampia al mondo. La specie è originaria del Sud Est asiatico, ma, a partire dal Peistocene (la prima delle due epoche del Quaternario, ovvero tra i 2,58 milioni di anni fa e 11 700 anni fa), ha cominciato a diffondersi fino a raggiungere ad Ovest l'Europa occidentale, l'Africa settentrionale e il Mediterraneo e, verso Nord, la Russia orientale. Si tratta di un animale estremamente adattabile che, inoltre, ha una grande capacità riproduttiva e che non fatica quindi ad espandersi.

Il suo habitat è estremamente vario e va da ambienti semi aridi a paludi, boschi e foreste alpine, come riportato in uno studio pubblicato nel 2004 sullo Spanish Journal of Mammalogy. Un ulteriore fattore che ne favorisce la grande diffusione è il fatto che gli esseri umani apprezzano molto la sua carne e ne creano quindi allevamenti anche in alcuni paesi in cui la specie era stata cacciata fino alla scomparsa. 

La sua presenza, inoltre, è in continuo aumento in alcuni territori, come la Svezia, dove era assente fino a 20 anni fa e, secondo uno studio condotto nel 2010, è arrivata in pochi anni a superare i 150 mila individui. Secondo quanto riportato dalla IUCN riguardo le popolazioni del nostro paese invece, il cinghiale mostra un'evidente tendenza all'incremento numerico e all'espansione dell'areale, ma il numero di individui, difficilmente calcolabile, si aggira intorno ai 900 mila capi, secondo i dati riportati nella Banca Dati degli Ungulati Italiani pubblicata da ISPRA e aggiornata, anch'essa al 2010.

La presenza a macchia di leopardo in molte aree alpine è, sempre secondo la IUCN la conseguenza di immissioni abusive, purtroppo ancora largamente in uso.

Un ultimo fattore che ne favorisce la diffusione in alcuni luoghi del mondo, come l'Europa, è la quasi assenza di predatori. Nel nostro continente, infatti, l'unico predatore naturale del cinghiale è il lupo (Canis Lupus) ma, secondo quanto riportato sul sito del WWF, la popolazione italiana di questo grande predatore non è al momento in grado di condizionare in modo rilevante la dinamica della popolazione del cinghiale,

Il cinghiale e l'uomo

Fin dal Mesolitico (circa 10 mila anni fa), il cinghiale venne considerato dall'uomo una preda prelibata e quindi cacciata quasi ovunque, in passato però, questa specie è stata anche protagonista di un importante processo di domesticazione, che ha portato circa tra i 10 mila e i 4000 anni fa alla nascita della specie che oggi chiamiamo comunemente maiale.

A livello internazionale, la gestione di questa specie è oggi particolarmente dibattuta. Un aumento del numero di cinghiali infatti è stato osservato in ambiente urbano e suburbano in città come Berlino, Barcellona, Roma, Vilnius, e Budapest, ma anche Genova, Milano, Tolosa, Pau e Trieste. L’aumento della loro vicinanza alle aree densamente popolate aumenta la possibilità di conflitti e, infatti, l'individuazione di soluzioni adatte, che richiedono studi dei singoli territori, è spesso complessa.

Il cinghiale, però, rischia di rappresentare un problema anche per chi vive lontano dalle città, in ambienti agricoli dove l'animale causa danni ai raccolti. La specie, infatti, è stata elencata tra le 100 “World's Worst Invaders” dalla IUCN. Allo stesso tempo, di contro, altri la vedono come una specie cacciabile e quindi una preziosa risorsa.

Nel nostro paese la gestione del cinghiale è di competenza delle Regioni e delle Province nell’ambito della gestione faunistico venatoria e non esiste una banca dati nazionale sul censimento della specie, come non sono noti i ripopolamenti che in alcune aree continuano ad essere effettuati dagli ATC (ambiti territoriali di caccia).

Cosa fare se si incontra un cinghiale?

Questi animali, sebbene tendano a mantenere le distanze dagli esseri umani, potrebbero anche riconoscerci come un rischio. Se durante una passeggiata si incontra un cinghiale in natura, è importante ricordare che le situazioni sono da considerarsi pericolose quando l'animale non ha vie di fuga o si tratta di una femmina con i piccoli. Questi sono gli unici casi in cui i cinghiali potrebbero effettivamente attaccare per difendere. Il consiglio è quello di mantenere la calma ed allontanarsi senza correre, soprattutto se si passeggia in compagnia del proprio cane, per il quale il cinghiale può essere davvero pericolo.