5 Settembre 2022
15:57

Cani selvatici: chi sono e le differenze con inselvatichiti e randagi

I cani selvatici sono specie appartenenti alla famiglia dei Canidae e alla sottofamiglia dei Caninae. Tra loro vi sono il cuon alpino, il licaone e il dingo. Vediamo chi sono e perché non vanno confusi con cani inselvatichiti e randagi.

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I cani selvatici fanno parte dell'ordine dei carnivori, della famiglia dei Canidae e della sottofamiglia Caninae, la quale comprende due tribù: le volpi e i veri cani, comunemente definiti, appunto, cani selvatici (tra cui Canis, Cuon e Lycaon).

Le differenze tra cani selvatici, inselvatichiti e randagi

Quando si parla di cani selvatici, bisogna prestare attenzione al fatto che non si tratta di cani randagi, ma di specie a tutti gli effetti differenti dal cane domestico (Canis lupus familiaris).

I cani randagi, invece, non sono altro che individui liberi e fuori dal controllo dell'uomo dal punto di vista dell'identificazione, della sterilizzazione e delle cure sanitarie, anche se spesso, in Italia, vengano comunque accuditi da alcune fasce di cittadini. I cani randagi vanno inoltre distinti da altre categorie, ovvero quella dei cani padronali (o vaganti), i quali hanno un luogo a cui fare ritorno, sebbene vengano lasciati liberi di muoversi sul territorio, e i cani di quartieri, individui regolarmente registrati, sterilizzati e monitorati ma liberi sul territorio.

Un'altra categoria è quella dei cosiddetti cani ferali o inselvatichiti, appartenenti anch'essi alla specie Canis lupus familiaris, ma in questo caso i soggetti si sono allontanati quasi completamente dall'uomo e non hanno più alcuna dipendenza da noi, dal punto di vista delle necessità di riparo ed alimentazione.

Le principali specie di cani selvatici

Alcuni esempi di cani selvatici, ovvero gli animali appartenenti alle specie riconosciute come tali, sono invece il licaone, il dingo, il cuon alpino, ma anche il Canis lupus e lo sciacallo dorato, entrambi presenti in Italia.

Licaone

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Il licaone (Lycaon pictus) viene anche chiamato cane selvatico africano ed è l'unico animale appartenente a questa categoria che mostra quattro dita sugli arti anteriori, a differenza delle cinque da cui sono caratterizzate le altre specie di cani selvatici. Si tratta di un animale diffuso in maniera frammentata nelle zone non boscose e non desertiche dell'Africa.

Il nome di questo carnivoro deriva dai colori dalla sua pelliccia, la quale sembra essere dipinta (il termine pictus significa decorato) di marrone, rosso, nero, giallo e bianco. Il mantello è corto e non ha alcun sottopelo. La pelle è nera e, dove la pelliccia è più rada, è possibile intravederla.

Ha orecchie grandi e rotonde, il corpo magro, le zampe lunghe e muscolose La sua lunghezza è compresa tra 75 e 110 cm e la coda è lunga tra 30 e 40 cm. Gli individui adulti pesano tra i 18 e 36 kg e non vi è un evidente dimorfismo sessuale.

Si tratta di un animale sociale che crea gruppi formati da un numero che può raggiungere i 40 soggetti. Viene considerata specie in pericolo di estinzione dalla IUCN e dallo United States Endangered Species Act, a causa della riduzione della dimensione del suo habitat.

Dingo

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Il dingo (Canis lupus dingo) viene anche chiamato cane selvatico australiano e, secondo quanto pubblicato dall'Università del Michigan, è possibile incontrarlo anche al di fuori dell'Australia, in Thailandia, Myanmar, Cina, Laos, Malesia, Nuova Guinea e Indonesia.

I maschi adulti sono generalmente più grandi delle femmine e raggiungono al massimo i 19 chili, mentre le femmine pesano circa 12/13 chili. Hanno un'altezza media di 50/60 centimetri ed una lunghezza di 85. I soggetti australiani sono leggermente più grandi e ciò accade probabilmente per via della dieta che risulta essere maggiormente proteica per quanto riguarda le popolazioni dell'Oceania.

Generalmente hanno un mantello color zenzero che può avere punte bianche. Alcune popolazioni, però, sono leggermente più scure.

I dingo e i cani domestici sono tra loro interfecondi e, infatti, questa specie è soggetta ad una forte ibridazione in tutto il suo areale, ad eccezione dei parchi nazionali australiani e di altre aree protette.

Cuon alpino

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Il cuon alpino (Cuon alpinus) è anche detto cane selvatico asiatico e abita l'intero Sud Est asiatico, oltre che parte dell'Asia centrale, come ad esempio le zone Himalayane e la Mongolia.

Si tratta di un canide di taglia media che può raggiungere i 90 centimetri di lunghezza e un'altezza media di 50 centimetri. Si distingue dagli altri canidi in quanto ha un muso particolarmente largo e un molare in meno su ciascun lato della mascella inferiore. Ha un mantello rosso ruggine con una parte inferiore più chiara (a seconda della regione può variare anche da grigio a brunastro). Ha la coda molto scura, la quale può essere anche completamente nera.

Vivono negli spazi aperti e nelle zone in cui la giungla è più rada, nei letti dei fiumi e lungo i sentieri e si aggregano in gruppi all'interno dei quali non vi è una rigida gerarchia sociale.

Sciacallo dorato

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Lo sciacallo dorato (Canis aureus) è un mammifero di taglia media diffuso in Europa centro meridionale, in Asia centrale in alcune zone dell'Asia orientale. In Italia è presente sull'Arco alpino dagli anni 80 del secolo scorso e la sua diffusione ha raggiunto rapidamente anche le zone di pianura e appenniniche della Toscana e dell'Emilia Romagna.

Il nome "dorato" riguarda il colore del mantello, il quale ha un'importante muta stagionale che lo rende rosso/fulvo o marrone scuro in inverno, e  giallo crema nelle stagioni più calde.

Questo mammifero dalla dieta particolarmente opportunista, talvolta viene scambiato per una volpe, ma rispetto a questa è leggermente più grande. Un maschio adulto, infatti, raggiunge circa i 12-15 kg. Ha gli arti proporzionalmente più corti rispetto al lupo e la testa più appuntita. Può raggiungere gli 80 centimetri di lunghezza e i 50 di altezza, ma le femmine sono leggermente più piccole dei maschi.

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Claudia Negrisolo
Educatrice cinofila
Il mio habitat è la montagna. Sono nata in Alto Adige e già da bambina andavo nel bosco con il binocolo al collo per osservare silenziosamente i comportamenti degli animali selvatici. Ho vissuto tra le montagne della Svizzera, in Spagna e sulle Alpi Bavaresi, poi ho studiato etologia, sono diventata educatrice cinofila e ho trovato il mio posto in Trentino, sulle Dolomiti di Brenta. Ora scrivo di animali selvatici e domestici che vivono più o meno vicini agli esseri umani, con la speranza di sensibilizzare alla tutela di ogni vita che abita questo Pianeta.
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