Abiti scuri, fucile, proiettili, persino un visore termico per vedere più chiaramente di notte: una tenuta da caccia in piena regola (e non del tutto legale) con cui i carabinieri forestali del Nipaaf di Latina hanno sorpreso un 50enne di Sabaudia, impegnato nella caccia illegale al cinghiale nel Parco Nazionale del Circeo.

È successo alle porte del Parco, un’area protetta che si allunga sul litorale tra Anzio e Terracina. Il bracconiere è stato sorpreso dai carabinieri a bordo della sua auto in quello che i forestali hanno definito “un chiaro atteggiamento da caccia” ed è stato fermato, visto che in questo periodo la caccia è vietata. Ad aggravare la situazione il fatto che il fucile, un Remington, fosse carico e non avrebbe potuto essere trasportato, e la presenza del visore notturno, uno strumento utilizzato per vedere i cinghiali(e altri animali) al buio sfruttando il calore corporeo, non consentito neppure per la caccia legittimata.

Il 50enne aveva inoltre con sé una pastoia con cui con tutta probabilità avrebbe cercato di attirare gli ungulati: tutto il materiale è stato sequestrato, e l'uomo è stato denunciato per violazione della legge sulla caccia e sul porto d’armi, ma non è l’unico ad avere scelto il parco nazionale come territorio di caccia, soprattutto per quella al cinghiale, un animale che ha praticamente “colonizzato” il comprensorio.

I cinghiali del Parco del Circeo

Il numero degli ungulati nel Parco del Circeo è in costante aumento, anche se a oggi non è possibile effettuare un censimento ufficiale, e le immagini di cinghiali sulle spiagge o a spasso vicino ai bagnanti non sono una novità. La vicinanza con il litorale li ha spinti, proprio come accade in altre città (Genova, tanto per citarne una, ma anche Roma) ad avvicinarsi all’uomo, di cui sono sempre meno timorosi, in cerca di cibo. In molte aree protette il cinghiale viene sottoposto ad attività di contenimento numerico perlimitare i dannial patrimonio agricolo, e questo comporta anche il prelievo tramite caccia (la cosiddetta “caccia di selezione”, consentita però soltanto in determinati periodi dell’anno. L'attività di gestione del cinghiale all'interno delle aree protette presuppone infatti la conoscenza dei principali parametri biologici ed ecologici al fine di attuare – spiega direttamente il parco nazionale – «le tecniche di contenimento più idonee alle condizioni ambientali e socio economiche che contraddistinguono le diverse realtà dei parchi nazionali».

Dal 2016, per esempio, il Parco Nazionale del Circeo fa parte (insieme con altri parchi italiani) di un progetto che oltre a incentivare il monitoraggio e lo studio del fenomeno, ha come obiettivo contribuire al miglioramento di queste fasi della gestione della specie e creare una filiera corta delle carni dei cinghiali catturati nei parchi. Legalmente, però: cacciare in un periodo in cui l’attività non è consentita, e con strumenti non consentiti, è illegale.

Per i cacciatori di frodo, però, l'elevato numero di cinghiali presenti nel parco è un’occasione troppo ghiotta per poter essere ignorata, e i carabinieri forestali hanno concentrato gli sforzi nel prevenire il bracconaggio, aumentando i controlli e sequestrando nel corso degli anni non solo armi, ma anche trappole, in gran parte illegali. È il caso dei lacci di acciaio, spesso utilizzati dai bracconieri, veri e propri cappi che si stringono intorno al collo dei cinghiali soffocandoli lentamente.

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