Saltano, giocano, si guardano intorno e prendono dimestichezza con i boschi, fuggendo davanti a pericoli come un cinghiale adulto: sono i due cuccioli di lupo immortalati in val Bormida, entroterra savonese, da alcune foto-trappole piazzate nei boschi. Immagini che negli ultimi giorni sono state viste da moltissime persone, intenerite dai due giovanissimi esemplari che iniziano a conoscere il mondo, e condivise dall’autrice e proprietaria delle foto-trappole, orgogliosa di avere immortalato due animali così rari e così belli nel loro habitat: Sara Chiarlone.

I due lupacchiotti immortalati dalla fototrappola

Originaria di Cairo Montenotte, Chiarlone si definisce su Instagram oltre che naturalista anche “cacciatrice, appassionata di outdoor, api, cibo salutare, campagna e trailcam”. Trailcam, o foto-trappole, che utilizza per osservare gli animali nei boschi e di cui è brand ambassador, e cioè ambasciatrice del marchio. Marchio specializzato nella fornitura di attrezzature per la caccia: “Vi facciamo diventare cacciatori migliori, più addestrati e più preparati”, è la descrizione sul sito.

Chiarlone, dicevamo, è brand ambassador del marchio di foto-trappole, e anche di Benelli, azienda italiana che produce gli omonimi fucili. E così, tra un’immagine e l’altra dei lupacchiotti che giocano nei boschi, di daini e cinghiali, spuntano anche immagini di Chiarlone in assetto da caccia, fucile imbracciato e tenuta camouflage, che regge colombacci e tortore appena abbattuti, o ancora impegnata in una battuta di caccia alle oche in Ungheria.

La caccia di selezione

Il contrasto è presto spiegato: Chiarlone, iscritta alla AIW – un’associazione che si batte per la creazione di cosiddette “Aree Wilderness”, aree incontaminate in cui preservare antichi usi e tradizioni tra cui la caccia –  pratica (anche, non solo) la caccia di selezione. E cioè l'attività venatoria programmata, l’abbattimento pianificato per numero e territorio di animali censiti per sesso, età, stazza, ruolo e status nel branco. Le specie e il numero di animali da abbattere sono indicati all’interno di un piano specifico, messo a punto dalle Regioni e dalle province sulla base delle indicazioni dell’Ispra.

L’obiettivo è monitorare la presenza di determinate specie di fauna selvatica sul territorio, valutandone l’impatto ambientale e controllandone il numero. L’Ispra la prevede per i cinghiali, per esempio, e in generale per quelle specie che, se in sovrannumero, incidono sulla biodiversità o rappresentano un pericolo per l’uomo o le coltivazioni: “Per caccia di selezione si deve intendere un prelievo basato su un piano annuale, quantitativo e qualitativo per classi di sesso e di età, elaborato sulla base di stime periodiche della consistenza e struttura della popolazione cacciata ed attuato con tecniche venatorie in grado di consentire il rispetto delle previsioni del piano – spiega nelle linee guida relative agli ungulati – Queste tecniche sono rappresentate dalla caccia individuale, all’aspetto o alla cerca, che comporta un’attenta osservazione e scelta preventiva del capo da abbattere. Le forme di caccia che prevedono che gli animali vengano forzati da battitori o cani non rispondono a questi requisiti e non possono essere quindi considerate selettive”.

Alla caccia di selezione si accompagna dunque anche un’osservazione delle specie e del loro habitat, da qui la diffusione dei video dei cuccioli di lupo che giocano o esplorano e di altri animali ripresi dalle foto-trappole. Difficile, però, osservarli con lo stesso sguardo e conciliarli con hashtag come #outdoorsman #hunt #huntress #hunting #caza #cazadora #chasse #chasseresse, con la consapevolezza che in alcuni casi gli animali immortalati potrebbero diventare prede.

Dove vive il lupo in Italia – Habitat ideale

Tornando a parlare dei filmati diffusi, è necessario far notare la particolarità delle riprese, anche alla luce della situazione dei lupi in Italia. Perseguitato dall'uomo fino a rischiare l'estinzione, a partire dagli anni 70 il lupo ha avviato una nuova espansione nella penisola italiana tornando ad abitarvi con popolazioni più consistenti sugli Appennini (1000 – 2500 esemplari).

A queste, si aggiunge, secondo uno studio svolto con l'obiettivo di gestire e conservare la specie (Boitani e Salvatori, 2017), la popolazione alpina (circa 300 esemplari), costituita da individui delle popolazioni francesi e slovene. L'incontro di queste popolazioni è avvenuto nell'anno 2013 ed è considerato un evento importante per l'arricchimento della diversità genetica del lupo e, quindi, per la sua conservazione (Marucco 2014).

Il lupo predilige località boschive al di sopra degli 800 metri. Nell'alto Lazio e nella bassa Toscana vive nella macchia mediterranea fin dal livello del mare. L'ambiente deve avere soprattutto una sufficiente presenza di prede. A livello mondiale occupa anche tundre e foreste tropicali (come in India) o zone sub – desertiche (come in Arabia Saudita). Ciò che contraddistingue l'habitat ideale del lupo è la scarsa presenza antropica, la quale può rendere inospitale la zona, o causare un’alta mortalità della specie.