La Regione Abruzzo ha approvato un nuovo documento che detta le regole per la caccia di selezione al cinghiale e che prevede, tra le altre cose, la possibilità di cacciare fino alla mezzanotte con l'ausilio di luci artificiali, visori a infrarossi e termici e anche arco e frecce al posto delle armi da fuoco.

Il nuovo disciplinare è finalizzato principalmente a contenere il numero di cinghiali presenti sul territorio, e dispone che la caccia di selezione (svolta da cacciatori appositamente formati e con abilitazione) sia consentita a partire da un’ora prima del sorgere del sole sino a un’ora dopo il tramonto, per un massimo di cinque giornate settimanali, con esclusione dei giorni di silenzio venatorio (martedì e venerdì).

La novità è che la Regione può richiedere agli Ambiti Territoriali di Caccia, attraverso una propria piattaforma, l’attivazione di specifici interventi in caccia di selezione, per contenere i danni al patrimonio agricolo, per la prevenzione degli incidenti, per motivi sanitari o altre cause. Una misura adottata anche per consentire di ricorrere all’abbattimento nel caso in cui si verificassero casi di peste suina africana, alla luce dei focolai registrati in Liguria, Piemonte e Lazio, che è sottoposta però al parere positivo dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA).

«Nel nuovo disciplinare abbiamo inserito importanti novità – ha detto il vice presidente del consiglio regionale con delega all’Agricoltura, Emanuele Imprudente – cioè la possibilità del prolungamento dell'orario di prelievo dei cinghiali fino alle ore 24, il ricorso a strumenti per il miglioramento della visione notturna, come visori a infrarossi, visori termici, torce e fari e, per la prima volta in Abruzzo, l'utilizzo dell'arco, che risulta una tecnica a bassa invasività e un'alternativa valida laddove l'utilizzo di un'arma da fuoco può risultare inopportuno per via del disturbo». Il riferimento è al rumore prodotto da eventuali spari di notte, che potrebbe disturbare le persone che abitano nelle vicinanze dei luoghi in cui agiscono i cacciatori. Ciò che sembra non essere minimamente preso in considerazione, però, è la possibilità che i cinghiali vengano solo feriti dalle frecce, e non uccisi, e che la morte sopraggiunga solo in seguito con grande sofferenza.

La caccia di selezione è d’altronde una delle misure cui sempre più spesso ricorrono le Regioni per contenere il numero di una determinata specie animale sul territorio, ed eventuali danni a colture o minacce alla biodiversità. Lo scorso 1 marzo la Commissione agricoltura della Camera dei deputati aveva approvato la modifica alla legge 11 febbraio 1992, n. 157 in materia di contenimento dei danni provocati dalla fauna selvatica, consentendo la caccia senza limiti anche nei giorni di silenzio venatorio e nelle aree protette perché «le attività di contenimento non costituiscono esercizio di attività venatoria».

L’approvazione rimanda alle singole Regioni le decisioni e i piani per attuare il controllo faunistico che prima era posto sotto l'egida statale. Una decisione che va in contrasto con la recente riforma che inserisce gli animali in Costituzione e che impone che sia «la legge dello Stato a disciplinare i modi e le forme di tutela degli animali».