1 Dicembre 2023
16:02

Un farmaco potrebbe allungare la vita di un cane. Il filosofo Simone Pollo: «Sì, a patto che sia degna di essere vissuta»

Un'azienda americana è vicina a produrre un farmaco per allungare la vita dei cani di taglia grande, sensibilmente ridotta a causa della selezione artificiale. Ma è giusto in un certo senso provare a porre rimedio in questo modo a un errore commesso da noi? Oppure bisognerebbe intervenire alla radice vietando l'allevamento di alcune razze?

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L'azienda americana di biotecnologie Loyal ha reso noto di star sviluppando un farmaco sperimentale per allungare la vita dei cani di grossa taglia, la cui aspettativa di vita è sensibilmente più bassa se confrontata a quella delle razze di dimensioni ridotte. Sulla base dei primissimi risultati sperimentali, la FDA, l'agenzia degli Stati Uniti che regolamenta i farmaci, ha stabilito che il prodotto ha una «ragionevole aspettativa di efficacia» e che quindi potrebbe presto essere testato in maniera più ampia.

Siamo dunque molto più vicini ad avere un farmaco per allungare la vita dei cani di taglia grande, un risultato sicuramente molto importante da un punto di vista scientifico ma che solleva, inevitabilmente, anche riflessioni di tipo etico, considerando che questi cani vivono meno principalmente a causa dell'allevamento selettivo praticato da noi esseri umani. Proprio per questo, ne abbiamo parlato con Simone Pollo, professore associato di Filosofia morale all'Università La Sapienza di Roma.

«Su questo tema è possibile affrontare un ragionamento duplice. Se guardiamo all'individuo la risposta che si può dare, laddove c'è un rapporto costi benefici a favore di questi ultimi, è sicuramente positiva – spiega Pollo – Perché si tratta di un intervento che fornisce un beneficio a un essere senziente, migliorandone il suo benessere, laddove chiaramente non esistano effetti collaterali negativi. Quindi in sé per sé va bene, tuttavia occorre però ragionare anche guardando da un punto di vista un po' più ampio».

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Il farmaco sperimentale di Loyal è un'iniezione che va somministrata ogni tre-sei mesi da un veterinario e ha lo scopo di abbassare i livelli di un particolare ormone, chiamato IGF-1, che è coinvolto nella crescita, nel metabolismo e quindi nelle dimensioni del cane. I cani di taglia grande, portatori di una particolare variante genetica, producono livelli più alti di questo ormone, che se inibito può aumentare l'aspettativa di vita. Tuttavia, se questi cani hanno ereditato questa variante genetica è solo per via di una selezione artificiale troppo spinta e non incentrata sul benessere degli animali.

«Se guardiamo la cosa da un'altra prospettiva, non possiamo non considerare il fatto che questi cani hanno una durata di vita inferiore dovuta al tipo di selezione artificiale che abbiamo fatto per secoli – sottolinea infatti Simone Pollo – Prima abbiamo creato cani che hanno un'aspettativa di vita ridotta e poi cerchiamo in un certo senso di porre rimedio in questo modo. Forse il problema potrebbe quindi essere risolto alla radice in modo molto più semplice, evitando l'allevamento e la selezione esasperata non orientata al benessere degli individui».

L'allevamento selettivo finalizzato esclusivamente a fissare e a esasperare caratteristiche estetiche e morfologiche ha portato alcune razze a sviluppare negli anni deformità, patologie e problemi fisici incompatibili con il benessere degli animali. Le razze brachicefale (come il Carlino, il Bulldog e il Bouledogue Francese), per esempio, a causa del muso piatto e schiacciato soffrono sin dalla nascita di gravi problemi di salute collegati alle evidenti alterazioni morfologiche del cranio. Proprio per questo, alcuni paesi, come i Paesi Bassi e la Norvegia, ne hanno già vietato o intendono vietare la detenzione e l'allevamento.

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«I criteri utilizzati oggi per vietare l'allevamento di alcune razze si basano principalmente sulla sofferenza fisica degli animali. E in questo senso credo siano stati fatti già molti passi in avanti – continua Pollo – Esistono razze chiaramente incompatibili per genetica e caratteristiche fisiche col benessere animale e tra i criteri utilizzati per limitare o vietare l'allevamento di questi cani forse potrebbe essere presa in considerazione anche l'aspettativa di vita. Laddove questa sia consistentemente ridotta rispetto a una media o a uno standard di specie stabilito dalla scienza, allora forse bisognerebbe ragionare se è il caso di fermare anche questi allevamenti».

Nel frattempo la sperimentazione del farmaco andrà avanti e l'azienda sta pianificando uno studio più ampio che nei prossimi anni coinvolgerà circa mille cani di taglia grande di almeno 7 anni. Siamo ancora lontani da una commercializzazione sicura ed efficace, ma senza dubbio molte persone che vivono con cani di grossa taglia come Alani, San Bernardi o Mastini Napoletani, guardano a questa prospettiva con estrema fiducia. Chiunque viva con un cane vorrebbe allungare la speranza di vita del proprio compagno animale anche di un solo anno ed ora ci siamo vicini come mai. Del resto, il volere allontanare il più possibile la morte di persone e animali a noi cari è un sentimento tipico dell'essere umano.

«Ogni tentativo di allungare la vita dei nostri animali d'affezione fa parte del più generale desiderio di allontanare il momento della morte, cosa con cui dobbiamo tutti avere a che fare più volte nella vita attraverso le persone che amiamo e quindi anche con gli animali che fanno parte della nostra famiglia – spiega il filosofo – In questo non ci vedo niente di particolarmente problematico, anzi c'è qualcosa di buono. Il desiderio di voler vivere più esperienze, coltivare relazioni e affetto con le persone e gli animali che amiamo è del tutto umano ed è alla base di alcuni dei più importanti avanzamenti della nostra civilizzazione. Deve essere ovviamente una vita che sia degna di essere vissuta, ovvero con esperienze positive. Se ci sono quindi modi per farlo anche con gli animali che sono parte delle nostre relazioni affettive rientra quindi tutto in un più generale desiderio di allontanare il più possibile questo momento per noi e per chi amiamo».

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Questo desiderio è sempre stato, del resto, uno dei motori principali del progresso umano. Sconfiggere le malattie o le condizioni che rendevano le aspettative di vita bassissime, sono stati alcuni dei più grandi traguardi raggiunti dall'umanità. Questo processo, inoltre, ha da sempre coinvolto anche gli animali d'affezione, soprattutto grazie al miglioramento delle condizioni di vita generali e della tecnologia ed probabilmente inevitabile che continuerà a essere così anche in futuro.

«Pragmaticamente, laddove la situazione rimanga quella attuale senza rinunciare all'allevamento di questi cani, l'introduzione di un farmaco del genere non sarebbe molto diverso dai tanti interventi farmacologici e medici che attuiamo già per migliorare la vita dei nostri animali – conclude Simone Pollo – Non dobbiamo però dimenticare che queste ricerche richiedono sperimentazioni che coinvolgono animali che potrebbero non beneficiare degli effetti positivi e di fatto vanno in contro a maggiori rischi. C’è quindi da augurarsi che vengano rispettati tutti i criteri di benessere animale anche da questo punto di vista ed probabilmente questo il criterio principale da dover tenere sempre presente».

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Salvatore Ferraro
Redattore
Naturalista e ornitologo di formazione, sin da bambino, prima ancora di imparare a leggere e scrivere, il mio più grande sogno è sempre stato quello di conoscere tutto sugli animali e il loro comportamento. Col tempo mi sono specializzato nello studio degli uccelli sul campo e, parallelamente, nell'educazione ambientale. Alla base del mio interesse per le scienze naturali, oltre a una profonda e sincera vocazione, c'è la voglia di mettere a disposizione quello che ho imparato, provando a comunicare e a trasmettere i valori in cui credo e per i quali combatto ogni giorno: la conservazione della natura e la salvaguardia del nostro Pianeta e di chiunque vi abiti.
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