scheda razza
CHE RAZZA DI STORIA
episodio 15
27 Febbraio 2024
10:30

Il cane di San Bernardo, la razza gigante dalla storia leggendaria

  • Origine: Svizzera
  • Standard: gruppo 2: Cani di tipo Pinscher e Schnauzer Molossoidi e cani bovari svizzeri. Sezione 2.2: Molossoidi, tipo cane da montagna
  • Taglia: Gigante
  • Altezza: 65-80 cm. per le femmine, 70-90 cm. per i maschi
  • Peso: 65 Kg per le femmine, 80 Kg per i maschi
  • Pelo: bianco con macchie marrone/rosso chiaro sul dorso
  • Vita media: 10 anni
cane san bernardo
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Immagine

Il Cane di San Bernardo è una razza di taglia gigante, originaria delle zone alpine della Svizzera. Gli individui adulti, in alcuni casi, raggiungono anche i 90 centimetri di altezza e i 100 kg di peso e, infatti, è considerato uno dei cani più grandi al mondo. Ma un tempo il San Bernardo era molto diverso: in un disegno del 600 – che è una delle rappresentazioni più antiche che abbiamo – in quanto a dimensioni, si avvicinava più a quelle di un Labrador o di un Pastore Tedesco. A un certo punto, è stato ingigantito dagli allevatori per renderlo più interessante agli occhi della gente.

socialità

  • Rapporto con la famiglia umana3
  • Rapporto con altri umani1
  • Rapporto con altri cani2
  • Rapporto con altri animali in casa3

attività

  • Attività fisica3
  • Giocosità2
  • Ricerca0
  • Riporto0
  • Guardia3

adattabilità

  • Vita in città0
  • Adatto come primo cane0
  • Adattabilità ai viaggi2
  • Tolleranza alle temperature calde1
  • Tolleranza alle temperature fredde3

cure e salute

  • Cura del pelo2
  • Predisposizione alle malattie2
  • Attenzione all'alimentazione1

motivazioni

  • Epimeletica3
  • Affiliativa3
  • Comunicativa1
  • Et epimeletica2
  • Somestesica1
  • Sociale0
  • Protettiva3
  • Territoriale3
  • Possessiva3
  • Competitiva0
  • Perlustrativa1
  • Predatoria0
  • Sillegica0
  • Esplorativa1
  • Di ricerca0
  • Cinestesica3
  • Collaborativa0
Che cosa sono le motivazioni?Scopri tutti i desideri e i bisogni dei cani

Nel suo suo leggendario passato, si occupava di guidare i pellegrini che attraversavano le Alpi a piedi e a cavallo. Ancora oggi, infatti, grazie alla sua tolleranza al freddo e alla fatica, viene utilizzato come cane da soccorso. Il ruolo del soccorritore con la classica fiaschetta al collo marchiata con la bandiera svizzera (invenzione di un pittore, Edwin Landseer, i San Bernardo non andavano davvero in giro così) si è ridotto nel tempo e, sempre più spesso lo si vede invece sonnecchiare pacifico nei prati intorno ai rifugi di montagna delle regioni alpine dalla Francia all’Austria, ma anche in Val d’Aosta, in Trentino e in Alto Adige. A rendere famoso il Cane di San Bernardo sono stati il Nebbia di Heidi, e soprattutto Beethoven, il cane che combina disastri nell’omonimo film degli anni 90.

Questo meraviglioso ed enorme cane è un placido e pacato compagno per chi ama il tempo trascorso nella serenità dell’aria aperta e non è adatto a chi, invece, immagina di passare dalla folla delle grandi compagnie alle serate in città.

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non è una questione di mole, ma piuttosto di personalità: il San Bernardo è un po’ come quegli amici che abitano in montagna e alla frenesia delle città preferiscono la compagnia di poche persone fidate, da cui sapere sempre cosa aspettarsi e con cui condividere le piccole gioie semplici della vita e della natura.

Origine

Svizzera

Standard

N° 61 / 03.06.2016

Gruppo 2 Cani di tipo Pinscher e Schnauzer Molossoidi e cani bovari svizzeri Sezione 2.2 Molossoidi, tipo cane da montagna

Aspetto

Il San Bernardo è un cane di taglia gigante e, secondo gli standard ufficiali, i maschi devono raggiungere almeno i 70 centimetri di altezza (con un massimo di 90 cm), mentre le femmine sono leggermente più piccole, e le loro dimensioni medie vanno dai 65 agli 80 centimetri.

Un maschio adulto raggiunge anche gli 80 chilogrammi di peso, mentre le femmine, generalmente, non superano i 65 kg.

Esistono due varianti di San Bernardo, le quali si differenziano unicamente per la lunghezza del pelo.

Motivazioni

Territoriale, protettiva, affiliativa, epimeletica, cinestesica, possessiva.

Amante di 

Trascorrere il tempo in compagnia della propria famiglia in ambienti naturali ampi e non troppo affollati. Sdraiarsi al sole con la neve come cuscino per guardare il mondo che passa intorno a lui e ai suoi umani.

Alimentazione, cura e mantenimento

Come molti cani di queste dimensioni, anche il San Bernardo generalmente non è molto longevo e difficilmente supera i 10 anni di età.

Si tratta di un cane particolarmente predisposto ad alcune patologie anche gravi e dolorose legate allo scheletro e alle articolazioni.

Il suo folto mantello è soggetto ad una massiccia perdita di pelo, aspettatevi quindi di dedicare regolarmente del tempo a qualche energica spazzolata. Un’attività che il vostro San Bernardo, molto probabilmente, vi lascerà svolgere con piacere.

Origine e Storia

Il nome “Cane di San Bernardo” proviene dal nome di un monastero, l’Ospizio del Gran San Bernardo, che fu fondato intorno al 1049 al confine tra Italia e Svizzera, dal nobile Bernardo da Mentone – il San Bernardo di Aosta, patrono dei montanari e degli alpinisti. Questo monastero si trovava – e si trova ancora – a 2472 m d’altezza, in un punto che al tempo era particolarmente pericoloso per la presenza di briganti, crepacci, ghiaccio, neve. Ai monaci del monastero serviva una mano per tenere lontano gli animali selvatici e i banditi, così iniziarono ad allevare molossoidi robusti che, nel corso degli anni, sono stati chiamati “Mastini delle Alpi”, o secondo alcuni anche “Spaniel delle Alpi”. Questi cani furono i progenitori del San Bernardo, anche se c’entravano ben poco con i cagnoni enormi che conosciamo ora: pesavano sui 40 kg, ed erano quasi tutti a pelo corto.

Presumibilmente dal XIV secolo in poi, i cani dell’Ospizio si specializzarono sempre di più nell’attività che ha reso i San Bernardo famosi nel mondo: ovvero, il soccorso alpino. Uscivano in mezzo alla nebbia o alla neve e rischiavano la pelle per salvare i viaggiatori dispersi, tanto da essere definiti cani “santi”.

Alcune iconografie del 1695 e un documento scritto risalente al 1707 dimostrano che già a quel tempo chi raggiungeva il rifugio incontrava questi grandi cani, intenti ad occuparsi di difendere l’ospizio e i pellegrini dai briganti che arrivavano fino a lì per rubare i bottini dalle mani dei viandanti.

Con il trascorrere dei secoli, vennero sempre più spesso utilizzati anche per accompagnare i viaggiatori nelle zone più impervie dei valichi circostanti e per aiutare i soccorritori di chi si perdeva nella nebbia o nella neve, andando incontro alla cosiddetta “morte bianca”.

A raccontarlo sono diverse cronache del tempo, pubblicate in varie lingue, che parlano di un gran numero di pellegrini tratti in salvo grazie al supporto di questi enormi cani coraggiosi, resistenti alla fatica e adatti ad affrontare ogni intemperia.

Nel 1800, a supporto della reputazione dei San Bernardo, si diffusero anche i racconti dei soldati che raggiunsero l’ospizio con l’armata Bonaparte. Tra i cani presenti in quell’epoca, uno in particolare divenne famoso. Si chiamava Barry e visse nei pressi del rifugio dal 1800 al 1812. Secondo i racconti, fu in grado di salvare addirittura 40 persone e la sua storia è oggi circondata di leggende che hanno contribuito alla reputazione di questa razza. Negli anni della sua vecchiaia Barry venne trasferito a Berna, dove morì nel 1815 di vecchiaia e, dal 1923, è possibile osservare il suo corpo restaurato presso il Museo di Storia Naturale della capitale Svizzera.

I primi Cani di San Bernardo dotati di documenti genealogici furono quelli di Heinrich Schumacher di Hollingen, un appassionato che viveva nei pressi di Berna e, nel 1867, decise di dare vita alla razza che conosciamo oggi. Il 15 marzo del 1886, in occasione del congresso cinologico internazionale, venne fondato a Basilea il Club Svizzero dei San Bernardo e l’anno dopo, questa razza venne riconosciuta ufficialmente e divenne, immediatamente, il cane nazionale svizzero.

Nel XIX secolo gli appassionati si resero conto dei problemi che stavano nascendo a causa dell’eccessiva consanguineità tra i San Bernardo che venivano selezionati per la riproduzione e decisero, dunque, di incrociarli con alcuni Cani di Terranova, ritenuto il cane più simile per caratteristiche attitudinali e morfologiche. A partire da questo momento, nacque la varietà a pelo lungo che è oggi notevolmente più diffusa rispetto l’originale versione a pelo corto.

Come è accaduto anche ad altri cani, nell’ultimo secolo i San Bernardo sono diventati protagonisti di mode passeggere e legate ad una passione per il loro aspetto estetico più che la loro personalità. In questa fase la razza ha subito una forte manipolazione che ha portato a generare incroci scellerati con altre razze (soprattutto con i Mastiff), per ottenere individui ancora più grandi, con l’aspetto più caratteristico e con la pelle più lassa.

Arrivò poi la Seconda Guerra Mondiale, un periodo buio, durante il quale molti cani giganti rischiarono di scomparire perché il loro mantenimento rappresentava una spesa eccessiva per molte persone. La razza è stata poi recuperata anche grazie al supporto di alcuni appassionati che hanno contribuito alla sua rinascita e alla successiva diffusione in tutta Europa, dove alcuni individui divennero particolarmente famosi. Uno di questi fu Lord Bute, il più grande San Bernardo di cui si abbia notizia, il quale sembra misurasse 109 centimetri di altezza e pesasse addirittura 112 chilogrammi. Negli anni 70 divenne famoso anche Cujo, il cane protagonista del film horror tratto dal racconto di Stephen Spielberg. Come dimenticare infine Beethoven, protagonista di una nota serie degli anni 90 e Nebbia, il fedele cane di Heidi.

Motivazioni (desideri e bisogni)

Il San Bernardo mantiene ancora oggi molti dei desideri dei suoi antenati che, placidi e sicuri, controllavano i territori intorno ai rifugi di montagna.

Come tutti i guardiani, anche i San Bernardo amano proteggere il territorio e le proprie persone, ma a queste motivazioni abbinano anche una delicatezza emozionale che li rende meno autonomi dal punto di vista decisionale rispetto ai Cani da Montagna dei Pirenei o ai guardiani dell’Asia centrale.

Hanno bisogno di spazi ampi e questo fattore non è unicamente legato alla loro stazza, ma piuttosto alla storia da cui provengono.

Si tratta, infatti, di cani che per secoli hanno accompagnato le persone negli ambienti più impervi, affrontando qualunque intemperie e che, ancora oggi, sono resistenti alla fatica e mantengono una spiccata motivazione cinestesica. Vivere con un San Bernardo senza permettergli di esprimere il suo animo avventuriero sarebbe, per lui, davvero riduttivo.

Questo non significa che bisogna svolgere con loro attività di agility (che possono invece risultare molto pericolose per le sue pesanti articolazioni), ma piuttosto che adottando questo cane si sceglie di dedicare parte della propria quotidianità a un individuo che ama stare all’aperto (anche e soprattutto nei mesi più freddi dell’anno), che desidera avere spazi e tempi dove potersi muovere, ma anche dove poter trovare la quiete.

Generalmente non vive rapporti conflittuali con i suoi simili, ma vista la sua mole, è molto importante dargli l’opportunità di incontrarli fin da cucciolo. In questo modo imparerete a conoscere il suo modo di porsi agli altri cani ed eviterete, inoltre, di spaventarvi (o di spaventare gli altri pet mate) quando raggiungerà gli 80 chilogrammi e sarà libero insieme ai suoi simili.

Questo enorme cane, infatti, talvolta sembra non essere consapevole della sua stazza e rischia di preoccupare gli altri che, invece, alla sola vista lo prendono decisamente sul serio. Con la stessa attenzione va affrontata anche la relazione che i San Bernardo instaurano con i bambini. Sebbene siano cani estremamente affiliativi, amanti del tempo trascorso in compagnia del proprio gruppo e diano l’impressione di essere imperturbabili, infatti, è sempre bene insegnare a entrambi a rispettare l’altro, evitando di invadere gli spazi o cercando il contatto in maniera poco delicata. L’idea che il San Bernardo sia un “gigante buono” ci viene anche dai film – pensate alla “povera Nana”, la cagnolona che fa da tata a Wendy e ai suoi fratelli nel film Disney su Peter Pan. In effetti, questo cane generalmente per via della forte motivazione affiliativa ama stare con i suoi umani, bambini compresi. Però, bisogna comunque tenere bene a mente che può pure essere il cane più buono e paziente del mondo, ma resta sempre un peso massimo: se per sbaglio, giocando, finisce addosso a un bambino, lo schiaccia. Quindi, le parole d’ordine sono: consapevolezza e rispetto.

I San Bernardo non amano l’arrivo di sconosciuti nel proprio territorio, quindi è importante che non si convincano di essere loro a determinare chi possa entrare e chi no. Per ridurre il rischio che questo accada, evitate di posizionare la sua cuccia proprio davanti all’ingresso, perché potrebbero credere che, così facendo, gli stiate affidando questo compito.

Aspetto fisico

Il San Bernardo è gigante e può raggiungere anche i 90 centimetri di altezza. Il suo folto mantello è bianco con macchie marrone/rosso chiaro sul dorso. Generalmente il colore del muso è più scuro e, raramente, qualche macchia nera è sparsa anche sul corpo.

I suoi occhi color nocciola sono leggermente infossati e gli conferiscono uno sguardo molto espressivo. La sua testa, decisamente grande, aumenta ulteriormente la sua imponenza. Ha il naso nero e ampio e una mascella larga con le labbra superiori molto sviluppate.

Le orecchie sono larghe e morbide, hanno una forma triangolare ed abbassata che le porta ad aderire alle guance.

Il collo è potente e il lungo dorso ha una forma armonica e orizzontale fino alla parte posteriore.

La coda è ampia e robusta e, spesso, viene portata pendente ma con l’ultimo terzo leggermente curvato verso l’alto.

Le zampe sono dritte e parallele, caratterizzate da un’ossatura forte e da piedi larghi e robusti.

Grazie a questa solidità e nonostante la stazza, il San Bernardo ha un movimento armonioso e non eccessivamente goffo.

Il mantello degli individui a pelo corto è fitto, lucente e ruvido, mentre la versione a pelo lungo, ha alcune frange ondulate (in particolare nella zona posteriore del corpo e sugli arti anteriori) ed ha un sottopelo ancora più abbondante.

Cura e salute

cane san bernardo

Come molti cani di queste dimensioni, anche il San Bernardo generalmente non è molto longevo e difficilmente supera i 10 anni di età.

Può soffrire di alcune patologie legate alle articolazioni e alle ossa ma è anche particolarmente predisposto al diabete, cisti salivari e alcune patologie degli occhi e delle palpebre, come entropion ed ectropion, dove il margine inferiore della palpebra si rigira su se stesso o, al contrario, si “rovescia” verso l’esterno staccandosi dal bulbo oculare.

Il San Bernardo soffre inoltre di una particolare forma di cancro delle ossa ed è particolarmente predisposto alla torsione gastrica. Assicuratevi di affidarvi ad un allevatore che abbia a cuore la salute di ogni individuo e potrete comunque ridurre il rischio di insorgenza di queste malattie.

Non dimenticate che un cane di questa taglia, oltre a necessitare di una dieta sana e completa, ha bisogno di un’importante quantità di cibo e questo aspetto si riflette anche sui costi mensili del suo mantenimento.

Si tratta di un cane dotato di un fitto sottopelo che potrebbe rendere complicato individuare eventuali zecche, individuate quindi, insieme al vostro medico veterinario di fiducia, quale sia l’antiparassitario più adatto in base all’ambiente che vi circonda.

Il San Bernardo soffre il caldo ed è quindi meglio evitare di adottare questo cane se si vive in zone torride oppure in ambienti che non gli consentono di avere sempre a disposizione un ambiente fresco dove trovare rifugio.

Cosa fare con un San Bernardo

Chi sceglie di vivere con un San Bernardo può aspettarsi di realizzare il sogno di leggere un libro serenamente sdraiati sulla cima di una collina, ascoltando il cinguettio primaverile degli uccellini e posando la propria testa sull’enorme ventre del cane, sentendosi immediatamente custoditi e protetti.

Se possibile, però, scegliete una collina dove passi poca gente, perché il vostro San Bernardo è decisamente territoriale e potrebbe, quindi, interrompere l’idillio per scacciare il contadino, i turisti o chiunque pensi di aggiungersi a voi senza prima presentarsi.

Al contrario, invece, non bisogna immaginarsi di farsi accompagnare da lui quando si organizzano aperitivi sotto il sole estivo, magari nella ressa delle città.

Ricordate infatti che, nonostante la sua pacatezza, il San Bernardo ha comunque un passato da guardiano e, quindi, l’eccesso di persone intorno a voi, soprattutto se non è abituato, non fa davvero per lui.

Questo cane apprezza invece le scampagnate tra amici, a patto di conoscerli con calma, e in queste situazioni diventa facilmente la simpatica mascotte delle compagnie, soprattutto se le persone non si spaventano per via delle sue dimensioni.

Con lui ci si può divertire anche a nascondergli il pranzo nel prato per poi farglielo trovare, guardandolo cavalcare nell’erba con quel trotterellare disordinato di chi non è consapevole delle proprie dimensioni.

Se vivete in ambienti montani, potete pensare anche di dedicarvi al soccorso in alta quota, ma ricordate che si tratta di attività che i cani devono svolgere in vostra compagnia, quindi richiedono, anche da parte vostra, una grande disponibilità in fatto di tempo e di energie e, soprattutto una profonda relazione di fiducia reciproca.

Non basta infatti il suo coraggio e la sua capacità di affrontare anche a lungo le intemperie, per svolgere questo ruolo così importante, bisogna essere disposti a renderla una scelta di vita.

Relazione e contesto ideale

cane san bernardo

Il San Bernardo è un cane che ama la vita in famiglia, a patto di avere a disposizione le occasioni in cui stare all’aperto, senza preoccupazioni e senza fretta.

Può convivere anche con famiglie numerose, purché siano stati adeguatamente abituati a relazionarsi con i cani e vi sia, inoltre, la buona abitudine di sorvegliare le loro interazioni.

Se però non gli viene concesso prendere parte alla vita familiare e alla routine quotidiana potrebbe convincersi di essere il vero controllore della casa e del territorio limitrofo e diventare, così, un guardiano autonomo e intransigente.

Per evitare che questo accada, bisogna essere compagni attivi della sua vita. Trascorrere con lui il tempo libero e guidarlo, fin da cucciolo, con serenità nelle attività delle vostre giornate.

Inutile negarlo, il San Bernardo non è un cane per chi vive in città. Lui vuole la serenità, il silenzio e, se possibile, anche la lentezza, della vita rurale, dove le poche persone che passano sono conosciute e non rappresentano una minaccia.

A lui non disturba trascorrere il pomeriggio nei campi mentre voi vi occupate di seminare nell’orto e di curare le piante del giardino, l’importante è potervi guardare da lontano e pisolare, restando vigile e attento ai rumori in arrivo.

Una giornata con un San Bernardo

La neve si sta sciogliendo fuori dalle vetrate della veranda. Appena la moka comincia a borbottare, versate il caffè in una tazza, vi coprite con una calda sciarpa e vi spostate in giardino insieme al vostro San Bernardo.

Vi guardate intorno e, in silenzio, mentre voi notate il cambio delle stagioni sulle foglie degli alberi, lui si siede accanto a voi e annusa l’aria fresca del mattino.

Fa ancora freddo nella vostra vallata, ma quando fate per tornare dentro, il vostro San Bernardo vi guarda negli occhi e vi fa capire che, come sempre, ora resterà fuori e si occuperà per qualche minuto di controllare tutto il perimetro del giardino.

Da dentro casa, lo guardate mentre annusa pacato le impronte delle volpi che vi hanno fatto visita nella notte e, mentre guarda l’orizzonte attento ma immobile, si irrigidisce un istante per via di qualche rumore che proviene dal bosco. Poi torna lento verso la porta d’entrata.

Prima di andare al lavoro, gli preparate da mangiare e, come sempre, dedicate qualche momento alla cura del suo pelo. Mentre lo spazzolate e pulite il suo folto mantello, lui si rilassa pacato sul suo cuscino e, prima ancora che finiate, sta già dormendo.

Quando al pomeriggio tornate a casa, appena aprite la porta lui si fionda fuori e vi annusa con attenzione per capire chi abbiate incontrato e cosa abbiate fatto. Attendete che tornino anche i bambini, vi cambiate e in un attimo siete pronti per una passeggiata nel bosco intorno a casa.

Oggi avete deciso di mostrare ai bambini come riconoscere le varie specie di alberi, quindi passeggiate lentamente sul sentiero e, ogni tanto, vi fermate a osservare le cortecce e le differenze tra le une e le altre.

Il vostro San Bernardo cammina sempre un po’ davanti a voi, ma quando il gruppo si ferma, anche lui torna indietro e controlla da vicino cosa abbia attirato la vostra attenzione, scodinzolando lentamente.

Prima che il sole si nasconda dietro la montagna, vi fermate qualche attimo a mangiare qualcosa e bere un po’ di the caldo che avevate portato con voi nella thermos. A pochi passi dalla vostra panchina, il cane si rotola divertito nella neve, strappandovi qualche sorriso.

Estraete dallo zaino un enorme masticativo che avete comprato appositamente per lui e gli chiedete di attendere un attimo mentre lo nascondete sotto la neve. Una volta individuato l’odore, si sdraia a terra senza perdervi di vista e, soddisfatto, rosicchia e vi guarda mentre fate merenda.

Quando tornate a casa, il vostro San Bernardo tarda qualche minuto per controllare un’ultima volta gli odori del suo giardino, per poi entrare con voi e, sotto la vostra supervisione, lasciarsi asciugare dai bambini che hanno da poco imparato come occuparsi di questa attività con la dovuta delicatezza.

Dopo cena, la giornata del vostro San Bernardo può dirsi finita, se non per qualche istante in cui solleva la testa dal cuscino, interessato ad un rumore in lontananza e poi, tornare a dormire fino al mattino seguente.

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Claudia Negrisolo
Educatrice cinofila
Il mio habitat è la montagna. Sono nata in Alto Adige e già da bambina andavo nel bosco con il binocolo al collo per osservare silenziosamente i comportamenti degli animali selvatici. Ho vissuto tra le montagne della Svizzera, in Spagna e sulle Alpi Bavaresi, poi ho studiato etologia, sono diventata educatrice cinofila e ho trovato il mio posto in Trentino, sulle Dolomiti di Brenta. Ora scrivo di animali selvatici e domestici che vivono più o meno vicini agli esseri umani, con la speranza di sensibilizzare alla tutela di ogni vita che abita questo Pianeta.
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