Durante la notte di sabato 15 ottobre, due caprioli – una madre e il suo cucciolo – sono stati trovati feriti nei pressi di Ala, nel Trentino meridionale. A lanciare l'allarme è stata una passante che ha visto gli animali a terra in seguito all'investimento da parte di un'auto. La madre mostrava ferite gravi, mentre il cucciolo era in condizioni meno preoccupanti. Ciò nonostante, la Guardia Forestale ha chiesto l'intervento del veterinario, il quale ha scelto di abbattere entrambi i caprioli.

Questo evento ha riacceso il dibattito su una questione di cui si parla da tempo in Trentino, ovvero l'assenza di un Cras (Centro di Recupero Animali Selvatici) dove possano essere accolti i mammiferi vittime di incidenti o individuati in situazione di sofferenza.

«Gli interventi di questo tipo sono numerosi e comprendono effettivamente casi in cui, in seguito all'analisi del veterinario, l'eutanasia è l'unica soluzione possibile – commenta a Kodami Simone Stefani, vicepresidente della Lav e responsabile della sezione locale – Ciò nonostante, i mammiferi perdono troppo spesso la vita a causa dell'effettiva mancanza di un'alternativa. Tutti gli esseri viventi hanno diritto ad un soccorso che sia destinato a un possibile ritorno in libertà».

«L'amministrazione locale non ha interesse di investire in questo settore»

Ma come è possibile che il Trentino, un territorio in cui la presenza di specie selvatiche a stretto contatto con gli ambienti antropici è così importante e dove, ogni anno, vengono investiti oltre 600 caprioli, non abbia un centro di recupero, a differenza delle provincie limitrofe di Sondrio, Brescia, Verona e Vicenza?

Secondo Stefani, questa carenza non è in alcun modo legata alla mancanza di fondi per la gestione delle strutture. «Le amministrazioni hanno abbondantemente dimostrato che manca il desiderio e l'interesse di investire in questo settore – continua Stefani – Molti fondi vengono destinati, invece, all'Associazione Cacciatori Trentini, ma potrebbero essere dirottati sulla creazione di un sistema funzionante di Cras, seguendo, per esempio, quanto realizzato dalla Lipu, capace di gestire un servizio attivo 24 ore su 24 e costruire, inoltre, un contatto reale con la comunità».

Il Cras della Lipu e la sospensione della convenzione

A pochi chilometri dal capoluogo, infatti, in località Villazzano di Trento, è attivo un CRAS destinato però solo all'avifauna e gestito dalla Lipu (Lega Italiana Protezione Uccelli). La scorsa primavera, però, la Provincia Autonoma aveva dichiarato di voler sospendere la convenzione con l'associazione, attiva da oltre 20 anni sul territorio, e volersi assumere direttamente la responsabilità del luogo, attraverso una gestione interna da parte dell'Ufficio Foreste e Fauna.

La notizia era stata accolta con perplessità e preoccupazione da parte delle associazioni animaliste unite nel Coordinamento degli ambientalisti trentini, le quali hanno pubblicato una lettera aperta destinata all'Assessore all'agricoltura, foreste, caccia e pesca, Giulia Zanotelli e a Raffaele De Col, Dirigente generale del dipartimento protezione civile, foreste e fauna della Provincia.

L'intento era quello di ridiscutere la decisione, in modo da evitare il rischio di perdere decenni di esperienza maturata in questo ambito da parte della Lipu. «Non abbiamo mai ricevuto alcuna risposta, sebbene alla lettera sia seguito anche un sollecito e questo non è certo un buon esempio di politica. Inoltre, da anni ormai, anche il recinto del Casteller non ospita più queste specie», continua Stefani.

Nel frattempo i mesi sono passati e la sospensione della collaborazione con Lipu è ormai imminente, come conferma a Kodami Sergio Merz, Delegato della sezione trentina della Lipu e responsabile del centro di Villazzano: «La Provincia ha annunciato di volerlo trasformare in un centro capace di accogliere anche i mammiferi. A questo punto restiamo in attesa, sperando che in futuro sia effettivamente così».

Ma secondo la Lav, la decisione di sospendere la collaborazione con Lipu non è altro che un'ulteriore occasione persa: «Siamo in un contesto in cui la sensibilità collettiva è sempre più diffusa, come dimostra l'intervento della signora che ha incontrato i caprioli feriti ad Ala e ha chiamato il servizio Forestale – e conclude – La cittadinanza si attiva per denunciare la presenza di mammiferi feriti, ma poi si trova obbligata a dover affrontare spesso un soccorso parziale, o interrotto bruscamente, per la mancanza di possibilità alternative».