Il capriolo (Capreolus capreolus) è un ruminante della famiglia dei cervidi appartenente al gruppo degli ungulati, ovvero gli animali che per camminare appoggiano il proprio peso sulla punta delle dita ed hanno quindi sviluppato gli zoccoli per proteggerle dall'usura. Di questa specie sono state identificate quattro sottospecie principali. Secondo quanto iportato dalla IUCN  però, le popolazioni appartengono tutte alla forma nominale Capreolus capreolus e le ulteriori suddivisioni (C.c. caucasicus, C.c. canus e C.c italicus) sono quindi di dubbia validità.

Come è fatto il capriolo

Il capriolo ha una taglia relativamente piccola, per essere un cervide, con un peso che supera solo raramente i 35 -40 chilogrammi, ma questo fattore dipende fortemente dalla stagione, dalla genetica, dalla densità della popolazione e dalle disponibilità ambientali. Durante i mesi invernali, ad esempio, i caprioli pesano meno. La lunghezza di un individuo adulto varia dai 90 ai 135 centimetri, mentre l'altezza al garrese è di circa 65 centimetri. La coda invece non supera i 4 centimetri e non è facile osservarla da lontano. Le zampe posteriori, secondo quanto riportato in uno studio pubblicato dall'American Society of Mammalogists sono più lunghe di quelle anteriori, in modo da favorirne i lunghi salti. I palchi invece sono piccoli e ricoperti da una superficie ruvida. Il dimorfismo sessuale è evidente soprattutto nel periodo degli amori (in estate), quando il palco del maschio adulto è ben visibile. Le femmine infatti sono completamente sprovviste di palchi. In autunno il maschio perde il palco, il quale ricrescerà nella successiva primavera. Per distinguere un individuo maschio si può anche osservare la parte posteriore dove, intorno all'ano, la femmina ha una macchia di pelo bianco rotondeggiante. Il mantello è fulvo nei mesi estivi, ma quando scendono le temperature tende ad assumere toni più cupi simili al grigio o al beige. Le orecchie infine sono molto grandi e infatti questa specie è dotata di un ottimo udito, oltre che di un eccezionale olfatto, utilizzato soprattutto nel periodo che precede gli accoppiamenti, per riconoscere il passaggio dei propri simili.

Il verso del capriolo più che un bramito ricorda l'abbaio roco di un cane e viene adoperato sia come segnale di territorialità sia quando viene avvertita una minaccia esterna.

Come distinguere cervi, daini e caprioli

Due cervidi, anch'essi presenti in Italia, vengono talvolta confusi con il capriolo. Il primo è il cervo, un ungulato che però ha dimensioni decisamente superiori che lo portano a raggiungere e talvolta superare i 160 chilogrammi e i 2 metri di lunghezza. Il palco dei maschi inoltre è molto ampio e formato da diverse ramificazioni, mentre quello del capriolo ne hanno solo tre.

Il secondo cervide che rischia di venire confuso con il capriolo è il daino, il quale però di fatto assomiglia più al cervo, anche se è leggermente più basso e tozzo e ha il collo più corto. I palchi sono anche in questo caso molto sviluppati, ma hanno una forma che ricorda una pala e sono rivolti all'indietro.

Habitat e distribuzione

Secondo quanto descritto nel Piano d’azione nazionale per il Capriolo pubblicato da ISPRA, l'habitat di questa specie è caratterizzato da boschi aperti e pianure a patto che vi siano zone cespugliose in cui potersi rifugiare. Per quanto riguarda la zona alpina, le sue abitudini si differenziano in base alle stagioni: mentre in estate popola i boschi fino addirittura ai 2400 metri di altitudine, in inverno scende sotto ai 2000 metri. In ogni caso si tratta di un mammifero in grado di sopportare climi anche molto rigidi e di ampliare o diminuire il proprio home range in base alle disponibilità alimentari e alla densità demografica.

Per quanto riguarda l'Europa, questa specie è presente nella penisola iberica, nel Caucaso e in Scandinavia, mentre è assente in Islanda, Irlanda, Sardegna e nelle isole minori del Mediterraneo. E’ distribuito inoltre in Asia Minore, Turchia, Iran settentrionale, Iraq e Palestina.

Cosa mangia il capriolo

Il capriolo è un ruminante che necessita di un'alimentazione selettiva. La sua dieta è principalmente a base di erbe dall'alto contenuto proteico, mentre i germogli delle latifoglie assumono un ruolo importante solo quando non è in grado di rintracciare l'adeguato pascolo erbaceo. In alcuni casi si nutre anche delle radici e delle parti legnose della pianta. Inoltre subisce un grande aumento del fabbisogno nei mesi estivi (principalmente giugno e luglio) per via dell'allattamento e dello sviluppo dei piccoli. Nei mesi invernali i caprioli tendono a nutrirsi maggiormente di ghiande, castagne, faggiole e funghi, cime di querce e, se presenti, abeti bianchi. Secondo uno studio pubblicato nel 2009 sul Journal of Zoology, la preferenza e l'evitamento di determinate piante dipende soprattutto dalla concentrazione di zuccheri solubili all'interno delle stesse.

La vita del capriolo

Il capriolo è un animale dalle attività prevalentemente crepuscolari che si muove con agilità e può diventare anche molto veloce grazie ai rapidi e potenti salti. Questo cervide ha una compressa struttura sociale con scadenze dettate soprattutto dalle stagioni e dalle condizioni dell'ambiente. Durante la primavera i maschi instaurano un rapporto gerarchico attraverso marcature del territorio effettuate attraverso delle apposite ghiandole, soprattutto su rami e arbusti, ma anche manifestando aggressività o sottomissione verso i propri simili. Al termine della stagione degli amori però, quindi dopo i mesi estivi, i maschi cessano di manifestare comportamenti territoriali e attendono il formarsi dei gruppi familiari formati da 4 -8 individui di cui la maggior parte sono femmine con i piccoli nati prima dell'estate e, in alcuni casi, anche dei maschi che scelgono di evitare di trascorrere i mesi invernali in solitudine. Il numero degli individui del gruppo potrebbe aumentare nettamente nel caso di forti nevicate o scarse risorse alimentari, ma i rapporti tra gli individui esterni al proprio gruppo rimangono comunque marginali e tendono a cessare al termine dell'emergenza.

Riproduzione

Per quanto riguarda le femmine invece, la gestazione dura circa 10 mesi, con una diapausa (arresto spontaneo della gravidanza) nei mesi invernali. In primavera generalmente da alla luce 2 piccoli, del peso medio di 0,8 – 1,6 chilogrammi, i quali sono poco attivi e verranno curati fino alla totale indipendenza (9 -12 mesi). Alla nascita i piccoli hanno un mantello maculato che permette di essere maggiormente mimetici e inoltre non emanano alcun odore. Per questo motivo la madre può allontanarsi, più volte al giorno per nutrirsi. Nonostante ciò, proprio questa fase è la più delicata della vita del capriolo, il quale rischia di restare comunque vittima dei lupi, delle volpi, dei gatti e delle aquile, le quali in ogni caso possono predare anche individui adulti ammalati o anziani.

Il capriolo e l'uomo

Elencata nelle specie della Convenzione di Berna e inclusa in numerose aree protette, fino alla metà del XVIII secolo questa specie, era presente in abbondanza in tutta l'Italia continentale ed in Sicilia, ma come è accaduto anche altre volte con gli ungulati selvatici, l‘antropizzazione, lo sfruttamento agricolo e la pressione venatoria indiscriminata ne hanno provocato una progressiva diminuzione fino alla completa estinzione in alcune zone del mezzogiorno intorno alla prima metà del XIX secolo.

Al giorno d'oggi in Italia settentrionale il capriolo mostra uno stato di conservazione complessivamente soddisfacente e in progressivo miglioramento, anche se non mancano situazioni locali nelle quali la densità demografica è bassa e non ne permette ancora la naturale ri-colonizzazione dei territori. Nelle regioni meridionali invece, secondo quanto osservato dalla IUCN, il capriolo versa in uno stato di conservazione estremamente precario e sarà importante lo sviluppo di programmi in grado di salvaguardare i nuclei autoctoni residui favorendone anche l'espansione o il reinserimento.

Si tratta di una specie cacciabile secondo le modalità definite dalla Legge 157/92 e dai relativi regolamenti regionali. Ulteriori cause di morte sono infine le predazioni da parte dei cani liberi, gli investimenti stradali e l'utilizzo di motofalciatrici che non individuano i cuccioli stesi nella vegetazione nei momenti in cui la madre è distante.