Nel piccolo comune friulano di San Canzian d'Isonzo, sulle sponde del fiume Isonzato, c'è una tenuta che dà soccorso e ospitalità a migliaia di animali selvatici ed esotici in difficoltà: è il centro di recupero per la fauna selvatica ed esotica di Terranova. Qui ogni anno non solo vengono curati e riportati in natura volpi, ricci, rapaci, tartarughe marine e tantissimi altri animali selvatici autoctoni ma vengono inoltre accuditi centinaia di esemplari di specie esotiche sequestrate che non possono tornare liberi. Il merito di tutto ciò è di Damiano Baradel, fondatore e responsabile del centro diventato oggi un punto di riferimento per tutta la regione.

La nascita del centro di recupero

Un rondone comune in cura presso il centro
in foto: Un rondone comune in cura presso il centro

«Tutto è iniziato nel 2000, quando è stato inaugurato il Centro di Recupero per gli Animali Selvatici – racconta a Kodami il fondatore – Ho sempre avuto una passione innata e inspiegabile per gli animali, volevo coronare il mio sogno da bambino e dare il mio contributo per poterli aiutarli. Inizialmente ci occupavamo solo di fauna selvatica italiana in difficoltà. Il primo anno abbiamo ospitato circa 300 animali, ma col tempo i numeri sono aumentati in maniera esponenziale. Siamo arrivati ad avere punte di oltre 5 mila animali arrivati in un solo anno e oggi mediamente ne riceviamo circa 3 mila.»

Gli animali esotici sono giunti successivamente, a partire da un preciso momento storico: l'arrivo nel 2011 di Simba, un cucciolo di leone di soli due mesi. «Era stato sequestrato dagli agenti della Polstrada mentre era stipato in un furgone, forse diretto a un circo – continua Baradel – I documenti sono risultati falsi e il cucciolo era malconcio. È stato affidato a noi e da quel momento è iniziata l'attività con gli esotici che ha attirato l'attenzione sul centro, diventato poi l'unico riconosciuto dalla Regione».

Dopo essere stato curato al centro di recupero un gufo reale ritrova la libertà

Il boom degli animali esotici

Il piccolo Simba, cucciolo di leone di due mesi sequestrato dalle forze dell’ordine
in foto: Il piccolo Simba, cucciolo di leone di due mesi sequestrato dalle forze dell’ordine

Simba è stato poi affidato al centro di recupero specializzato di Monte Adone, dove vive serenamente tutt'ora ma da quel momento l'arrivo di animali esotici originari di ogni angolo del Globo è cresciuto a dismisura. Pappagalli, tartarughe, lama e persino un cammello. «Collaborando col personale della forestale mi è stato detto che c'era bisogno di un posto dove ospitare tutti questi animali esotici sequestrati, vittime di abusi o abbandonati. Non potevo tirarmi indietro e insieme alla Provincia abbiamo istituito anche il centro per la fauna esotica» precisa Baradel. Una missione, la sua, faticosa e dispendiosa che porta avanti con passione: «Abbiamo oltre 300 pappagalli di tantissime specie, 600 testuggini palustri americane, caprette tibetane e tanti altri animali che per un motivo o per un altro non possono essere rilasciati in natura. Le testuggini americane, per esempio, sono una specie altamente invasiva che può causare tantissimi danni agli ecosistemi e alla fauna nostrana. Lavorare con tutti questi animali è un impegno perenne, soprattutto in primavera quando arrivano anche i nidiacei, e richiede una quantità di tempo ed energie smisurate, ma alla fine ti ripaga sempre».

 

Il momento della poppata per un cucciolo di capriolo ospite del centro di recupero

Recupero, ricerca ed educazione

Una coppia di ara gialloblù. Sono oltre 300 i pappagalli sequestrati attualmente ospitati nel centro
in foto: Una coppia di ara gialloblù. Sono oltre 300 i pappagalli sequestrati attualmente ospitati nel centro

La gratificazione e l'obiettivo principale per ogni centro di recupero è ovviamente riportare gli animali in natura. Ma quando si lavora per salvaguardare e proteggere la fauna è fondamentale lavorare su più fronti. «Il nostro scopo principale è di liberare i quanti più selvatici possibile e fortunatamente riusciamo a farlo con circa il 70% degli animali che arrivano qui. Fondamentale è l'aiuto di volontari, veterinari, associazioni e ricercatori con cui lavoriamo a stretto contatto per non limitarci alla semplice reimmissione. Siamo stati tra i primi a monitorare col radiotracking (dispositivi GPS, ndr) i rapaci dopo la liberazione e abbiamo potuto constatare che, per esempio, la maggior parte delle poiane se l'è cavata benissimo per molto tempo. Inoltre collaboriamo costantemente con l'Università di Udine per ampliare sempre più le conoscenze sulla fauna e contribuire alla ricerca raccogliendo dati e creando database. Per un po' abbiamo ospitato e aiutato anche alcuni esemplari di ibis eremita, una specie estinta da tempo in natura e protagonista di un importante progetto di reintroduzione».

Gli animali possono diventare anche un importante mezzo di sensibilizzazione ed educazione. «Il centro normalmente è chiuso al pubblico ma ogni volta che è stato possibile abbiamo organizzato eventi con scuole, bambini e associazioni. Con le liberazioni delle tartarughe marine cerchiamo sempre di coinvolgere le persone per fargli vedere da vicino cosa rischiano questi animali e perché è importante aiutarli per far sì che ne arrivino sempre meno qui», conclude Baradel.

Gufi, falchi, tartarughe, ricci, volpi e pappagalli ringraziano: sulle sponde del fiume Isonzato, a pochi passi dal golfo di Trieste, hanno trovato un luogo sicuro e un prezioso alleato di tutta la fauna, selvatica ed esotica.