Pantera è una Pitbull tutta nera nata in Sicilia che per chi la deteneva aveva troppi  "difetti fisici". Le sue zampe sono un po' storte e la dentatura è sempre visibile, quindi non poteva essere venduta come le sue sorelle e i suoi fratelli. Per questo motivo, gli umani che hanno allevato la cucciolata, giusto il tempo di sbarazzarsene e trarne guadagno, l'hanno abbandonata per strada come se niente fosse. E Pantera alla nuova vita si è abituata in fretta, diventando in pochi mesi un'esperta nel ritrovare nei rifiuti gli avanzi dei panini intorno ai chioschi ambulanti della zona. Pantera però non è l'unica a dover affrontare questo destino e, come molti altri cani, ha iniziato ad avere paura dell'uomo che, dopo l'abbandono, è diventato anche artefice di altre sofferenze. La Pitbull, infatti, durante lo scorso inverno è stata vittima di maltrattamenti e un gruppo di ragazzini le ha mutilato le orecchie.

Ci troviamo in provincia di Ragusa, nella Sicilia orientale, nei pressi del parco di interazione uomo – animale "La collina dei cani", fondato e gestito da Maria Mezzasalma, istruttrice cinofila che ha vissuto da vicino la storia di Pantera: «Per lunghi mesi l'abbiamo osservata girare tra i bidoni della spazzatura – racconta – La vedevamo solo da lontano finché un giorno, grazie all'aiuto dei miei cani, ha preso coraggio e si è avvicinata. Ora, mentre parliamo, è qui con me che dorme ma abbiamo lavorato a lungo per ottenere questo risultato. Ciò che ha vissuto Pantera è un'abitudine che fa soffrire troppi cani, ovvero il maltrattamento di quelli che vivono per strada». Solo alcuni mesi fa infatti, a vivere la stessa crudeltà era stato il cucciolo chiamato Leone, un randagio a cui un gruppo di ragazzini aveva tagliato le orecchie usando delle forbici ad Acate, pochi chilometri a Nord di Ragusa.

«Il taglio delle orecchie è solo una delle tante crudeltà che subiscono i cani di strada»

«I cani come Pantera, Pitbull ma anche Amstaff e Dogo Argentino, molto spesso non vengono trattati come esseri viventi ma scambiati e passati tra le persone come fossero oggetti da prestarsi in base al desiderio di un giorno – racconta l'istruttrice – Vengono allevati per questioni economiche e, se non possono essere venduti, vengono lasciati semplicemente per strada, come è successo a lei». Secondo Maria Mezzasalma, che ha per mesi lavorato nel tentativo di aiutare la cagna a superare le sue paure, sarà difficile trovare una famiglia adatta all'adozione di Pantera: «Ancora oggi ha paura delle mani e non vuole essere toccata, chi la prenderà con sé dovrà sicuramente essere una persona esperta». Ciò che più spaventa l'educatrice però, è il fatto che ciò che è accaduto alla Pitbull non è un fenomeno raro: «Da quando vivo qui ho visto molti cani soffrire e morire in diversi modi e tutto questo rimane stampato nelle retine e non se ne va mai più. Solo nell'ultimo mese ho visto almeno 30 cani come Pantera a cui sono state tranciate le orecchie».

Anche gli umani vivono le conseguenze dell'abbandono: «Mi sento come se vivessi in guerra»

«Un anno fa mi sono trasferita in Sicilia per fondare il parco e quindi mi dedico costantemente a storie come questa. Molto spesso i cani vengono letteralmente gettati all'interno delle recinzioni del mio campo e noi ci troviamo ad occuparcene senza sapere come sono arrivati da noi – racconta Mezzasalma – Continuare a vivere queste esperienze non è facile nemmeno per noi esseri umani». L'istruttrice cinofila descrive la sua personale esperienza legata alla sofferenza di vivere continuamente esperienze dolorose come la storia di Pantera: «Se ti immergi in questo mondo e continui a guardare la crudeltà con cui vengono trattati alcuni cani di strada ti senti come se fossi in guerra: paura, traumi, sensazione di impotenza di fronte all'ingiustizia. In questo settore molto di noi provano questi sentimenti, ma se ne parla ancora molto poco».

Le conseguenze, poi, non ricadono unicamente sulla vita professionale, ma contagiano anche la sfera privata: «Ascoltare e vivere costantemente queste storie è come vivere perennemente sotto il sole, anche quando sei ustionato. Vorresti l'ombra ma non la trovi, perché dopo Pantera sai che arriverà qualcun altro e la storia sarà anche questa volta un racconto già sentito e già vissuto. Non fai mai in tempo a guarire le ferite e torni subito in battaglia a tal punto da sentirti distaccato e quindi non provi più sentimenti e continui a chiederti il perché di questa crudeltà».