Mentre il sole scioglie il ghiaccio intorno a una remota isola artica, un orso polare nuota in mare aperto alla disperata ricerca di cibo. Senza ghiaccio su cui poggiare le zampe, il carnivoro più grande del Pianeta fa fatica a trovare da mangiare e la fame lo porta ad avvicinarsi disperatamente a una colonia di trichechi.

Comincia così uno dei momenti più intensi, drammatici ed emozionanti ripresi dalla troupe della BBC per l'episodio 6 di Planet Earth, la fortunata serie di documentari britannica prodotta ormai nel lontano 2006.

Di fronte a un impenetrabile muro di grasso, zanne e pelle il predatore attacca ripetutamente, cercando di isolare i cuccioli e gli esemplari più piccoli. Un maschio di orso polare adulto (Ursus maritimus) può arrivare a pesare tra i 350 e i 700 kg, quasi il doppio rispetto a una femmina, ecco perché puòo permettersi "il lusso" di attaccare un tricheco, un'impresa estremamente ardua ed estenuante.

Un grosso tricheco maschio (Odobenus rosmarus) arriva infatti a pesare anche 2 tonnellate, più del doppio del più grande degli orsi polari. È inoltre armato di zanne affilate lunghe fino a 1 un metro ed è protetto da una armatura di pelle rugosa che può essere spessa anche 10 cm e rappresentare fino al 20% di tutto il suo peso corporeo. Abbattere un esemplare adulto è perciò quasi impossibile, per questo i plantigradi tentano l'impresa molto raramente, puntando solo a esemplari piccoli o isolati.

Il maschio ripreso dalla BBC è però disperato, affamato e senza ghiaccio e non può quindi puntare alle sue abituali prede, le più piccole foche. A causa dei cambiamenti climatici l'Artico sta cambiando rapidamente e lo scioglimento dei ghiacci costringe i predatori a restare sulla terraferma e a esplorare sempre più spesso nuovi fonti di cibo. Succede ormai sempre più spesso, come è accaduto anche lo scorso anno, quando è stato documentato e filmato per la prima volta l'attacco di un orso polare su una renna in Norvegia.

Senza ghiaccio, gli orsi sono costretti a nuotare più spesso e a cercare nuove fonti di cibo
in foto: Senza ghiaccio, gli orsi sono costretti a nuotare più spesso e a cercare nuove fonti di cibo

L'orso attacca ripetutamente numerosi trichechi, cercando di isolare un giovane esemplare. Ma la madre e gli altri pinnipedi fanno scudo col corpo e compatti riescono a resistere a tutti gli attacchi. A un certo punto l'orso riesce persino a isolare e a ferire un esemplare più piccolo, probabilmente una femmina, che però sanguinante riesce a divincolarsi e a scappare in mare, lasciando il predatore a bocca asciutta. Ferito e affamato, l'orso si allontana, ma non sopravviverà, perdendo la vita poco tempo dopo.

Gli orsi polari stanno diminuendo rapidamente e rischiano seriamente l'estinzione. Il pericolo principale è rappresentato proprio dagli effetti dei cambiamenti climatici, che causa malnutrizione e fame per via della perdita di habitat. Proprio per questo, gli orsi polari vengono studiati di continuo per comprendere ciò che sta accadendo in tutto l'Artico, perché sono spesso il segnale più evidente che c'è qualcosa che non va nell'ecosistema. Ma non è solo l'Artico a cambiare, tutto il pianeta sta cambiando oppure è già cambiato, fin troppo velocemente.

L'aumento delle temperature ha già stravolto numerosi habitat ed ecosistemi, costringendo tantissime specie ad adattarsi, spostarsi o a cambiare abitudini. Accade, per esempio, ad alcuni uccelli, che per disperdere meglio calore, stanno aumentato la dimensione delle loro ali o del becco, un dato strettamente correlato all'andamento delle temperature. In alcune specie di mammiferi, invece, sono stati osservati cambiamenti nella lunghezza della coda o nelle zampe. Ma non tutti riusciranno purtroppo ad adattarsi.

I cambiamenti sono troppo rapidi per stare al passo coi tempi e se nel 2006, quando è stato realizzato questo video, si parlava di come fare per mitigare e arrestare l'innalzamento delle temperature, siamo passati in pochi anni a discutere prima di come adattarci e poi su come riparare a perdite e danni ormai all'ordine del giorno. L'infruttuosa COP27 ne è l'ennesima prova: a sancirne fallimento è stato persino lo stesso segretario generale dell'ONU António Guterres, che al termine dei lavori ha dichiarato che «il nostro pianeta è ancora al pronto soccorso».

clima cop26, foto copertina | Kodami
in foto: La crisi climatica è qui e ora ed è diventato troppo tardi per arrestarla

Secondo gli scienziati, il limite stabilito per l'aumento medio della temperatura terrestre di 1.5 °C verrà raggiunto tra il 2030 e il 2035 e con le attuali politiche e gli impegni presi dai governi potremmo presto arrivare persino oltre questa soglia. Se non riduciamo drasticamente l'utilizzo di combustibili fossili (petrolio, carbone e gas) con conseguente immissione nell'atmosfera di gas climalteranti, lo scioglimento completo dei ghiacci e lo stravolgimento degli ecosistemi artici potrebbero avvenire periodicamente con cadenza di pochi anni.

A quel punto non saranno però solo orsi, renne e trichechi a pagarne le conseguenze. Sempre secondo l'ONU, il quadro che emerge è drammatico: secondo gli esperti delle Nazioni Unite, il 48% delle specie animali e vegetali è a rischio estinzione a causa della crisi climatica. Una minaccia che non riguarda solo la natura ma anche noi stessi. Le lancette dell'orologio corrono però velocemente. Tocca darci una mossa per salvare il salvabile, limitare i danni e proteggere quante più specie ed ecosistemi possibile. Non c'è altra strada.