Il 27 febbraio si celebra la giornata mondiale dell'orso polare (Ursus maritimus), uno degli animali più maestosi e affascinanti che ci siano, definito anche il "re dell'Artico". La giornata mondiale dell'orso polare nasce nel 2005, quando un gruppo di scienziati e appassionati riuniti nell'associazione Polar Bear International, ha deciso di festeggiare questo mammifero spinto da un'esigenza ben precisa: sensibilizzare la popolazione sui pericoli a cui l'orso sta andando incontro e che è sempre più difficile superare. Il mese non è stato scelto a caso, febbraio è infatti uno dei periodi più delicati per i piccoli di orso polare: nascono in inverno, tra novembre e febbraio, e passano la stagione più fredda in tane definite di "maternità" con la compagnia della madre. Solo quando sopraggiunge la primavera i piccoli, ormai non più cechi e abbastanza grandi da sopportare le temperature esterne, escono dai rifugi.

Ma il gelo non è l'unico pericolo che devono affrontare, vi sono problemi ben più grandi che purtroppo stanno affliggendo questa specie e non solo: l'orso polare infatti è considerata dalla IUCN (International Union for Conservation of Nature) come vulnerabile e uno dei motivi principali è il cambiamento climatico. Il surriscaldamento globale sta portando allo scioglimento dei ghiacciai, che sono di fondamentale importanza per permettere agli orsi di spostarsi e predare. Non è però l'unica minaccia: anche l'inquinamento, l'estrazione di petrolio e gas sono critici per la sopravvivenza e non aiuta nemmeno il bassissimo tasso riproduttivo di questo animale, probabilmente uno dei minori tra i mammiferi.

Cinque curiosità sull'orso polare

Ecco alcune curiosità sull'orso polare:

  • Il cibo preferito dall'orso polare sono le foche, principalmente le due specie Pusa hispida e Erignathus barbatus, che preda direttamente sui ghiacciai marini. L'orso riesce addirittura a sentire attraverso il suo incredibile olfatto la presenza di una foca in mezzo ai ghiacciai a circa 1,6 km di distanza, e, quando la avverte, rimane generalmente in agguato in attesa di catturarla. Quando la foca fuoriesce dall'acqua per respirare infatti, ecco che l'orso la tira fuori con le grosse zampe per ucciderla e cibarsene. L'orso polare passa così tanto tempo sui ghiacciai marini da cui dipende per il cibo che è considerato un mammifero marino, nonostante possieda arti adattati alla terraferma.
  • Le mamme di orso polare possono sopravvivere senza cibarsi per ben otto mesi consecutivi, uno dei digiuni più lunghi del regno animale. Le femmine infatti si riproducono generalmente in primavera e verso l'autunno costruiscono una tana di maternità dove passano l'inverno avvalendosi solo delle riserve di grasso, necessarie anche per partorire i piccoli. Usciranno solo in primavera e ricominceranno a cibarsi delle foche.
  • Dato che i piccoli devono crescere velocemente per poter affrontare le condizioni estreme una volta fuori dalla tana, la mamma fornisce loro il latte più grasso tra tutti i mammiferi terrestri. Infatti contiene inizialmente il 31% di grassi e permette ai piccoli di crescere sani e forti in modo rapido.
  • I piedi degli orsi sono dotati di piccole escrescenze morbide chiamate papille che servono a evitare lo scivolamento sui ghiacciai. Inoltre non è inusuale vedere un orso che abbassa il corpo e allarga le zampe per mantenere l'equilibrio e distribuire il peso corporeo sul ghiaccio.
  • La pelliccia è in realtà costituita da peli trasparenti e non bianchi, che hanno lo scopo di riflettere la luce. La pelliccia è inoltre un buon isolante termico e gli orsi la devono mantenere sempre ben pulita e asciutta, motivo per cui spesso si rotolano sulla neve.

Giornata mondiale dell'ippopotamo: altro che buffo, ecco la carta d'identità del potente "cavallo d'acqua"