Il trasferimento di M57 dal Casteller al recinto ungherese nella città di Veresegyhaz ha suscitato numerose polemiche da parte delle associazioni animaliste e non solo. La Consigliera Provinciale dei Verdi Lucia Coppola ha presentato un'interrogazione in cui chiede spiegazioni all'amministrazione sulle strategie seguite nella scelta della destinazione dell'animale e sulle motivazioni che hanno spinto a non divulgare informazioni prima dell'intervento.

Un ulteriore tema toccato dalla Consigliera è quello della qualità dell'ambiente all'interno del quale è stato trasferito. «La Provincia ha preferito liberarsene mandandolo in uno zoo, dove verrà sfruttato come un animale da baraccone – spiega a Kodami l'esponente dei verdi – In questo modo gli verrà negata la dignità che invece dovrebbe essere protetta e tutelata. Inoltre è un esemplare ancora giovane, visto che ha solo 4 anni, ed è davvero triste immaginarlo spegnersi gradualmente dentro al recinto di quello che sembra a tutti gli effetti un luna park. I turisti oltre a vedere gli animali, interagiscono con loro e possono fare il giro del recinto a bordo di un trenino che passa a pochi metri dagli orsi, dai lupi, dai maiali e dalle altre specie che sono rinchiuse».

I dubbi sul trasferimento: «Questa giunta agisce nel silenzio»

Il trasferimento di M57 è avvenuto nella mattinata del 20 dicembre e l'animale, secondo quanto riferito dalla Provincia attraverso un comunicato stampa divulgato il giorno stesso. L'orso ha raggiunto in serata la struttura situata poco a Nord di Budapest. «Quando nell'aprile scorso mi sono recata presso il Servizio Fauna della Provincia di Trento, a seguito di una richiesta di accesso agli atti per verificare le condizioni in cui vivono gli orsi reclusi al Casteller, alla mia domanda sui possibili trasferimenti mi era stato risposto che si trattava "solo chiacchiere" – afferma Coppola – Solo pochi giorni dopo l’ orsa DJ3 è stata poi trasferita in Germania al Parco alternativo per orsi e lupi di Worbis». Il fatto che la Provincia Autonoma di Trento non avvisi anticipatamente dei trasferimenti che intende eseguire è infatti uno dei punti che la Consigliera ha toccato nella sua interrogazione: «Non mi è chiaro per quale motivo non si cerchi un confronto con le associazioni che si occupano di protezione degli animali prima di provvedere al trasferimento – afferma la Consigliera – Usano sempre lo stesso stile davvero insopportabile: agiscono nel silenzio senza rispettare le cittadine e i cittadini che da anni si impegnano per fare in modo che gli animali vengano tutelati».

Secondo la Consigliera dei Verdi, la soluzione ideale per questo genere di situazioni andrebbe ricercata nei processi di prevenzione: «Se analizziamo il caso che ha portato M57 a trovarsi in questa situazione, vediamo che alla base c'è stato un problema di disponibilità alimentare- conclude Coppola – Come è possibile che dopo 30 anni dalla reimmissione dei plantigradi sul territorio vi siano ancora rifiuti disponibili? Non è altro che un altro capitolo del fallimento della Provincia nella gestione degli orsi».

Il luogo dove è stato trasferito. «La speranza è che possa vivere meglio che al Casteller»

«La Provincia autonoma di Trento ha scelto effettivamente la via più semplice – afferma Federica Pirrone, etologa e componente del comitato scientifico di KodamiLa soluzione proposta dal Consiglio di Stato, che chiedeva di analizzarne la liberazione, avrebbe significato un impegno, ad esempio, in termini di monitoraggio, che la Provincia ha preferito evitare, insieme ai rischi e alle responsabilità che nascono dalla liberazione».

Secondo l'esperta ciò che determinerà se M57 potrà vivere il suo futuro in maniera dignitosa, è l'attenzione che verrà data al suo benessere all'interno del parco: «La speranza è che possa stare meglio rispetto al Casteller. Esistono strutture in cui i ricercatori prendono seriamente il tema del benessere degli animali e della qualità della vita degli individui che ospitano. Si tratta di parchi all'interno dei quali non vengono soddisfatti solo i requisiti minimi dell'animale, ma viene permesso loro di esprimere il repertorio comportamentale naturale della specie e si fa in modo che vivano emozioni positive attraverso arricchimenti ambientali e attenzioni specifiche – spiega Pirrone – Non conosco la struttura di di Veresegyhaz, ma dalle immagini che ho osservato si tratta di un luogo dove effettivamente il contatto con il pubblico è piuttosto esasperato».