Foto Carlo Frapporti – Archivio Servizio Foreste e Fauna (Pat)
in foto: Foto Carlo Frapporti – Archivio Servizio Foreste e Fauna (Pat)

«Gli orsi pericolosi vanno trattati come tali e per essi occorre considerare azioni come la rimozione, la captivazione permanente o l'abbattimento, oltre che la cattura con rilascio allo scopo di spostamento e/o radiomarcaggio». Questa l'opinione dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) in risposta alla sentenza del Consiglio di Stato pubblicata lo scorso 3 novembre, in cui veniva chiesto alla Provincia Autonoma di Trento di valutare la possibilità di liberare M57, l'orso che nell'agosto del 2020 era stato protagonista di un'aggressione ad Andalo e in seguito era stato catturato e trasferito al recinto del Casteller. La risposta di ISPRA viene riportata in un comunicato stampa pubblicato dalla Provincia Autonoma di Trento, in cui si aggiunge inoltre che «un'eventuale reimmissione in natura dell'individuo M57 può comportare significativi rischi di sicurezza per l'uomo e in alternativa al rilascio si ritiene tecnicamente accettabile la traslocazione in altra struttura idonea al contenimento dell'esemplare».

L'opinione dell'esperto: «Gli orsi in cattività si abituano in fretta all'uomo, la loro liberazione è quasi impossibile»

«Ogni orso reagisce alla cattività in maniera diversa, ma in generale si tratta di una specie che si abitua presto alla presenza dell'uomo – spiega a Kodami Piero Genovesi, responsabile del servizio coordinamento Fauna Selvatica di Ispra – M57 era particolarmente confidente già prima di arrivare al Casteller, l'ultimo anno e mezzo trascorso a contatto con gli uomini non lo avrà sicuramente reso più timido ma piuttosto il contrario».

Secondo Genovesi inoltre, a rendere pericoloso il suo ritorno in natura è il fatto che l'abitudine ad alimentarsi presso le strutture abitate dall'uomo non si perde con il tempo: «Stiamo osservando lo stesso comportamento anche da parte di Juan Carrito, l'orso marsicano noto per nutrirsi presso i bidoni dell'umido di Roccaraso, in provincia dell'Aquila. Ora che i bidoni sono stati sostituiti, l'orso si reca comunque sul posto e trova alimenti in altri luoghi limitrofi, come ad esempio nelle cantine, dove viene stivato il mangime per le galline».

Anche nel caso di M57, come per Juan Carrito, a condizionare il comportamento dell'animale è stata la possibilità di reperire il cibo nei pressi degli abitati: «Lo scorso anno, nel nostro documento pubblicato con la collaborazione del MuSe (il museo delle scienze di Trento) riguardo la gestione degli orsi problematici, abbiamo rilevato alcune criticità riguardo la gestione dei rifiuti di Andalo, dove molti bidoni erano privi di dispositivi "anti orso" – afferma Genovesi, confermando quanto osservato anche sul posto da Kodami lo scorso inverno –  Il condizionamento alimentare si poteva sicuramente prevenire e sebbene ora il comune sia intervenuto in questo senso sostituendo i vecchi cassonetti, il rischio che M57 torni sul posto a cercare alternative è alto. Questo è il motivo per cui riteniamo che sia meglio ragionare sulla possibilità di trasferirlo in un'altra struttura, piuttosto che illudersi che la liberazione sia la strada migliore per lui e per i cittadini di una zona che, tra l'altro, è molto turistica e nei mesi di maggiore afflusso, nonostante l'installazione dei nuovi dispositivi "anti orso", potrebbe presentare ancora problemi di questo tipo».

I gradi di problematicità secondo lo studio di Ispra in collaborazione con il MuSe

Il piano di gestione degli orsi problematici pubblicato da Ispra in collaborazione con il MuSe a cui fa riferimento Piero Genovesi, oltre ad alcune previsioni per il futuro e il rilevamento di criticità nella gestione della specie in provincia di Trento, aveva definito e descritto 18 gradi di pericolosità dei comportamenti dell'orso, elencando a lato le conseguenti azioni che, secondo gli esperti, andrebbero attuate.

Le associazioni animaliste che avevano presentato ricorso il 29 aprile scorso, riguardo la decisione del Tar di Trento di dichiarare legittimo l'ordine di cattura di M57 in seguito all'aggressione avvenuta nell'agosto 2020, sostenevano che l'animale avesse attaccato perché provocato dalla persona ferita. Questa particolare eventualità viene descritta nel punto 15 della tabella dei possibili comportamenti dell'orso. La Provincia di Trento però sostiene che quanto accaduto lo scorso anno ad Andalo rientri nella descrizione del più grave dei comportamenti (il numero 18), ovvero: orso attacca con contatto fisico, senza essere provocato.

La differenza di lettura della situazione è in realtà di enorme importanza perché mentre nel primo caso, secondo quanto riportato da Ispra e MuSe, si può scegliere se intervenire anche con misure leggere come l'intensificazione del monitoraggio (nel caso di orso radiocollarato), nel caso invece si tratti di aggressione senza provocazione, il piano non prevede alternative morbide, ma solo la cattura con rilascio allo scopo di spostamento e/o radiomarcaggio, cattura per captivazione permanente oppure abbattimento.

La Sentenza del Consiglio di Stato pubblicata il 3 novembre, riguardo questo specifico punto sosteneva che le analisi su quanto avvenuto nella notte dell'aggressione di Andalo non fossero sufficienti per determinare che l'orso avesse colpito l'uomo senza che vi fosse stata una provocazione. Ed era quindi proprio questo il fattore per cui veniva chiesto alla Provincia di Trento di valutarne la liberazione: «Noi di Ispra ci basiamo sulle informazioni che riceviamo dal corpo forestale provinciale – afferma Genovesi – Ci affidiamo alle forze dell'ordine che intervengono sul posto. Abbiamo fornito i verbali di quanto accaduto, ma evidentemente vi è una differenza di valutazione tra la Corte dei Conti e i tecnici che inviano le informazioni». 

Perché non abbattere l'animale: «Una scelta che rispetta la sensibilità delle persone»

Uno dei temi che ha suscitato più polemiche negli ultimi mesi è quello legato alle condizioni di vita degli orsi all'interno del recinto trentino del Casteller, dove secondo le associazioni animaliste, il benessere degli animali non può venire tutelato: «L'opzione della captivazione permanente come misura alternativa all'abbattimento è più che altro una scelta che nasce dal desiderio di tenere conto della sensibilità della popolazione – spiega il tecnico di Ispra – L'Italia è un paese dove vi è una forte attenzione alla fauna selvatica, altrove infatti gli orsi pericolosi vengono abbattuti».

Secondo Genovesi la captivazione permanente non sarà però valida per sempre: «Abbiamo già previsto che vi sarà un aumento del numero di orsi in Trentino, ed è quindi prevedibile che vi sia un conseguente aumento degli "orsi confidenti" – conclude l'esperto – Se osserviamo la questione dal punto di vista tecnico, sorvolando sulla questione etica che non mi compete, allontanare un individuo potenzialmente pericoloso fa bene all'intera popolazione, perché dal punto di vista biologico migliora la convivenza con l'uomo, ma bisognerà comunque lavorare sulla prevenzione per evitare che questo accada».