Dal 1986, anno dell'esplosione della centrale nucleare di Chernobyl, la città è quasi totalmente disabitata. Molti animali come ad esempio cani o mucche, che erano allora di qualche allevatore, non hanno partecipato alla fuga e sono rimasti invece nella città. La Chernobyl Radiation and Ecological Biosphere Reserve, un ente scientifico che si occupa di conservazione ambientale, ha osservato una mandria di mucche nella periferia del villaggio di Lubyanka, nella zona di esclusione, notando dei comportamenti che appartengono più alle specie selvatiche che a quelle domestiche. Da più di 30 anni infatti queste mucche pascolano da sole e senza la presenza umana si stanno man mano inselvatichendo. Ma in che modo?

Le mucche di Chernobyl diventate selvatiche

La mandria ormai libera e selvatica presenta delle differenze con quella tipica d'allevamento, è infatti molto strutturata e agisce in maniera coordinata e armoniosa. I piccoli vengono protetti dagli adulti con molta attenzione e spesso si mettono al sicuro posizionandosi tra una mucca e un toro adulto. Il toro dominante non scaccia gli altri maschi adulti dalla mandria, ma accetta che vi rimangano per tenerli al sicuro dai predatori, a patto che non tentino di dominare e accoppiarsi con le altre mucche. Nonostante il freddo sembra inoltre che gli animali si siano ben adattati al clima e riescano a sopravvivere anche a condizioni estreme. La mandria infatti sembra stare bene e solo il toro dominante presenta un problema all'occhio. Non è la prima volta che vengono osservati animali con comportamenti selvatici a Chernobyl e questo dimostra come l'assenza umana può portare a dei cambiamenti all'ecosistema. Dopo il disastro ambientale infatti è stata avvistata un'altra mandria selvatica intorno all'ex villaggio di Chistogalivka che è stata successivamente portata all'allevamento sperimentale in Nuovo Shepelichi dove dal 2017 viene ancora monitorata. Il territorio del disastro nucleare è disabitato dall'uomo ma non del tutto dalle altre specie: ad oggi nella riserva si contano circa 339 specie di vertebrati. I ricercatori continueranno a osservare questa mandria e chiedono inoltre di conferire uno status di protezione speciale al bestiame selvatico della Riserva di Chernobyl.

L'uro, l'antenato dei buoi e ingegnere degli ecosistemi

In queste zone viveva anche quello che si può definire l'antenato selvatico dei buoi, ossia l'uro (Bos primigenius). L'uro era diffuso nelle foreste e nelle steppe dell'Eurasia e contribuì al modellamento del paesaggio, motivo per cui è stato definito anche "ingegnere degli ecosistemi". Grazie al pascolo infatti questi animali hanno dato forma all'ambiente, mantenendo gli spazi aperti e contribuendo così a conservare la diversità del paesaggio. Questo ruolo è ad oggi passato alle mucche attuali dato che l'ultimo esemplare di uro è morto nel 1627 in Polonia a causa probabilmente dell'impatto antropico.

Gli altri animali di Chernobyl

Volpe rossa (Vulpes vulpes) a Chernobyl
in foto: Volpe rossa (Vulpes vulpes) a Chernobyl

Le mucche non sono di certo gli unici animali che vivono a Chernobyl. Sono stati fatti infatti tantissimi gli avvistamenti di specie diverse nel corso degli anni e il motivo è da ricercare nell'assenza dell'uomo. Probabilmente la mancanza di inquinamento e di costruzione di opere antropiche ha permesso a molti animali di colonizzare un ambiente disabitato. La radioattività ancora presente rimane un problema ma è stato suggerito che la vita più breve degli animali potrebbe non dare il tempo ai tumori di formarsi, non rappresentando così una vera minaccia per le specie non umane. Tra gli animali avvistati nella zona di esclusione, ossia l’area dentro un raggio di circa 30 chilometri dalla centrale nucleare, possiamo annoverare oltre a quelli domestici come cani e gatti, anche cervi, aquile di mare coda bianca, lontre, bisonti, lupo grigio, donnole, martore eurasiatiche, volpe rossa, alci, cinghiali e caprioli.