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18 Settembre 2023
16:57

I granchi blu non sono diventati cannibali, lo sono da sempre come tante altre specie

I famigerati granchi blu ora sarebbero diventati cannibali a causa della scarsità di cibo. In realtà si tratta di un comportamento ben noto e diffuso abitualmente non solo in questa specie ma anche in tante altre.

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I famigerati granchi blu che hanno invaso mari e lagune italiane continuano a fare notizia da mesi, ormai quotidianamente. Secondo molte testate e media, le ultime rilevanti novità riguarderebbero un inquietante e nuovo comportamento emerso solo di recente: il cannibalismo. Nelle lagune adriatiche i granchi sarebbero diventati talmente tanti da aver finito tutto il cibo a disposizione, spingendosi quindi a divorarsi tra loro pur di riuscire sopravvivere. Ma è davvero così? Solo in parte.

Nonostante l'enfasi e lo stupore con cui in molti stanno raccontando questi episodi di cannibalismo, si tratta infatti di un comportamento piuttosto noto e tipico non solo di questa specie, ma anche di tante altre specie di granchi e altri crostacei. I granchi sono solitamente animali onnivori e piuttosto opportunisti e mangiano quindi un po' di tutto, dai piccoli resti organici sparsi qua e là alle piante, passando per altri animali, cadaveri e persino propri simili.

granchio blu

Il cannibalismo tra i granchi non è di certo una novità ed è stato parecchio osservato e studiato negli anni sia in Callinectes sapidus, il nome scientifico del famigerato granchio blu, che in molte altre specie. Solitamente, viene praticato dagli esemplari adulti su larve, giovani fasi post larvali e individui feriti, ma in particolari condizioni può avvenire anche all'interno della stessa classe di età. Più o meno funziona così: più è piccolo il granchio più è alto il rischio di essere divorato da esemplari più grandi.

Quanto e perché ciò avviene dipende però da numerosi fattori. In generale si tratta di un fenomeno densità e prede dipendente, ovvero che emerge soprattutto quando il numero di granchi cresce a dismisura in una determinata area e quando il cibo inizia a scarseggiare, fattori influenzati anche dalla stagionalità ma non solo. Già uno studio del 1997 aveva provato ad approfondire le dinamiche di cannibalismo proprio nel granchio blu, mettendo in correlazione sia i fattori sopra citati che la tipologia di habitat.

Infatti, i giovani e più vulnerabili granchi blu fanno molto affidamento sulle piante marine e sulle alghe anche per nascondersi dagli adulti affamati, e lì dove la vegetazione sottomarina è scarsa e il fondale è costituito prevalentemente da sabbia – quindi povero di nascondigli – gli episodi di cannibalismo giovanile aumentano considerevolmente e possono persino incidere localmente sulle dinamiche di popolazione. È più o meno diffuso, quindi, anche in base all'habitat.

Anche altri esperimenti condotti sempre sul granchio blu nel 1989 erano arrivati alla conclusione che proprio il cannibalismo può giocare un ruolo chiave nel controllo numerico delle popolazioni, almeno in certi casi e nel breve periodo. In particolari condizioni – ancora però del tutto da chiarire, visto che gli esperimenti sono stati quasi tutti condotto in cattività – il cannibalismo è in grado di incidere significativamente sulla sopravvivenza dei giovani, soprattutto quando quando i piccoli granchi sono particolarmente abbondanti.

Tuttavia, difficilmente il cannibalismo potrà contribuire a rallentare l'avanzata del granchio blu così come quelle di tante altre specie invasive. La loro presenza in Italia è stata documentata per la prima volta già nei primi anni 50, ma è solo negli ultimi tempi che la loro popolazione è esplosa in modo esponenziale, come vi abbiamo raccontato in un episodio di Kodami Zoom interamente dedicato a questa specie. La specie è quindi ormai ben radicata e naturalizzata lungo molte coste italiane ed probabilmente troppo tardi per poter pensare di contrastarla con efficacia.

Come detto, però, quello blu non è certamente l'unica specie di granchio famosa per gli episodi di cannibalismo. Anche granceole, granchi reali e granchi violinisti non si fanno troppi scrupoli a mangiare propri simili o persino le uova delle femmine, ma tra le specie più famose in tal senso non si può non citare il granchio rosso dell'Isola di Natale (Gecarcoidea natalis), famoso per la sua spettacolare migrazione e per questo protagonista di numerosi documentari naturalistici.

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Granchio rosso dell’isola di Natale

Ogni anno, infatti, durante la stagione delle piogge, i granchi rossi attraversano da parte a parte l'isola australiana per raggiungere le spiagge e finalmente accoppiarsi. Anche 60 milioni di esemplari tutti insieme lasciano le foreste si dirigono verso il mare, affrontando strade trafficate, automobili e pericolose specie aliene come la formica pazza gialla, minacce che stanno mettendo in serio rischio la sua sopravvivenza sull'isola.

Una volta arrivati in spiaggia, le uova rilasciate dalle femmine si schiudono immediatamente al contatto con l'acqua di mare, rilasciando miliardi di piccolissime larve. Purtroppo però, come se non bastassero già i tanti predatori e i pericoli presenti in spiaggia e in mare, i piccoli granchietti che dopo un mesetto tornano nella foresta, devono anche scappare dai propri simili adulti, che banchettano senza troppi problemi con i minuscoli granchi rossi della loro stessa specie completamente inermi e indifesi.

I granchi e molti altri crostacei, come per esempio i paguri, sono spazzini e opportunisti e si nutrono quindi di qualsiasi cosa in caso di necessità, compreso carcasse dei propri simili, giovani esemplari e uova. Non deve quindi sorprendere più di tanto che anche il famigerato granchio blu non si faccia troppi problemi a mangiare altri granchi più piccoli. Molto spesso, infatti, uno dei segreti principali delle specie aliene di maggior successo del Pianeta è proprio l'estrema elasticità alimentare e l'essere molto poco schizzinoso su cosa includere nella propria dieta.

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Salvatore Ferraro
Redattore
Naturalista e ornitologo di formazione, sin da bambino, prima ancora di imparare a leggere e scrivere, il mio più grande sogno è sempre stato quello di conoscere tutto sugli animali e il loro comportamento. Col tempo mi sono specializzato nello studio degli uccelli sul campo e, parallelamente, nell'educazione ambientale. Alla base del mio interesse per le scienze naturali, oltre a una profonda e sincera vocazione, c'è la voglia di mettere a disposizione quello che ho imparato, provando a comunicare e a trasmettere i valori in cui credo e per i quali combatto ogni giorno: la conservazione della natura e la salvaguardia del nostro Pianeta e di chiunque vi abiti.
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