Ogni anno, nei mesi primaverili, torna popolare sul web l'immagine di una ringhiera completamente ricoperta di api. La foto, divulgata sui social di tutta Europa, è accompagnata da un testo in cui si consiglia di depositare acqua e zucchero nei pressi dello sciame ed attendere 24 ore, al termine delle quali le api si allontaneranno autonomamente.

Per capire se si tratta del comportamento corretto da tenere, abbiamo chiesto conferma a Michele Franceschi, apicoltore che da oltre 40 anni si occupa di studiare il comportamento di questi insetti e di intervenire per rimuovere gli alveari all'interno o nei pressi delle abitazioni: «Depositare acqua e zucchero accanto ad uno sciame può avere un'unica conseguenza: portare altre api – spiega l'esperto – Sostenere che si tratti di una pausa che durerà 24 ore, inoltre, non è corretto: è impossibile sapere quanto si fermeranno. Il consiglio che mi sento di dare a chi incontra questi sciami è piuttosto quello di chiamare un apicoltore, in modo da poterle rimuovere senza arrecare danni agli animali, i quali sono già a rischio di estinzione».

La sciamatura è la divisione dell'alveare per il bene dell'intera comunità

C'è un motivo se le api si spostano alla ricerca di altri luoghi: «Per comprendere questo fenomeno, chiamato sciamatura, bisogna considerare gli alveari come super-organismi – spiega Franceschi – Questo significa che ogni singola ape costituisce una parte del tutto, ovvero l'alveare. Come se ognuna fosse una cellula di un corpo che nel suo insieme ragiona per il benessere sistemico. Lo stesso accade anche per le formiche e per le termiti, animali che vivono all'interno di grandi comunità di individui interdipendenti che prendono decisioni ponderate per il bene dell'evoluzione di tutti i componenti». Ed è proprio una decisione "di gruppo", quella che prende l'alveare quando decidere che è arrivato il momento della sciamatura: «Questo fenomeno non avviene ogni anno, ma solo quando l'alveare ne sente la necessità – continua l'esperto – e la necessità arriva quando la regina invecchia e le operaie cominciano a nutrire unicamente con la pappa reale una futura "principessa", o in termini tecnici una "regina vergine"».

Il viaggio della vecchia regina insieme alle operaie più esperte

In una sorta di "comune accordo" determinato non solo dall'età della regina ma anche dalla disponibilità di risorse, dal numero di individui all'interno dell'alveare e dal clima, il superorganismo decide quindi che è arrivato il momento di dividersi. E così una parte delle api operaie più esperte (circa 25 o 30 mila) partiranno insieme alla vecchia regina alla ricerca di un nuovo luogo, dando vita alle famose immagini che girano sul web. La parte di alveare che rimane stanziale invece darà vita alla nuova regina, la quale prenderà il volo accoppiandosi e permettendo alla comunità di cominciare nuovamente a crescere.

Il viaggio delle operaie e della vecchia regina non avviene però a "mani vuote", ma cariche di cera con cui costruire il nuovo alveare altrove: la conserveranno durante il viaggio, in modo da poter ridurre i tempi di costruzione della nuova struttura: «La velocità con cui lavorano è impressionante. Una volta individuato il luogo, gli basteranno un paio di giorni per costruire il nuovo alveare – spiega Franceschi – Viaggiare così cariche però non è comodo. Le zampe cariche sono molto pesanti ed impediscono alle api operaie di contorcere il corpo per pungere gli avventori. Questo è il motivo per cui le api in sciamatura evitano i comportamenti aggressivi».

«In città scelgono le casse delle tapparelle, ma preferirebbero un legno cavo»

Accade spesso che le api in sciamatura riconoscano come adatti luoghi quali garage aperti o cassette delle tapparelle poste sull'esterno degli edifici, ma secondo l'esperto non si tratta di una casualità: «Le api cercherebbero un legno cavo o una caverna, ma a causa dell'urbanizzazione è sempre più difficile trovare il luogo perfetto e così si accontentano delle nostre tapparelle o delle stanze vuote che assomigliano per loro a caverne ideali per stanziarsi, richiedendo così l'intervento degli esperti per portarle via».

Anche l'urbanizzazione quindi, va sommata alle difficoltà che questi insetti sono portate a sopportare per riuscire a sopravvivere. Le api infatti, a causa dell'utilizzo di pesticidi, all'inquinamento dell'aria e dei cambiamenti climatici, stanno vedendo un costante declino negli ultimi anni: «Quando apriamo il nostro frigorifero, gran parte degli alimenti che vediamo necessita dell'intervento delle api, di cui non siamo abituati a riconoscerne il lavoro. Questi insetti infatti sono indispensabili per l'impollinazione, senza la quale rimarremo senza cibo – conclude l'apicoltore – Ormai è chiaro che gli insetti della super famiglia degli apoidei si stiano estinguendo e il nostro compito, a questo punto, è quello di sensibilizzare alla tutela di quelli che ancora sono in vita, in modo da evitare il peggio non solo per loro, ma anche per noi».