L’ape è un insetto dell’ordine degli imenotteri (come le vespe e le formiche), appartenente alla famiglia Apidae. Esistono molte specie di api, ma la più diffusa in Italia e nel mondo è quella europea (Apis mellifera), a cui appartengono numerose sottospecie come quella italiana (Apis mellifera ligustica), molto apprezzata e allevata in tutto il mondo. Non tutte le specie sono in grado di produrre il miele. Il corpo dell’ape, come ogni insetto, è suddiviso in tre segmenti (capo, torace e addome), mentre il torace è marrone e peloso, addome e capo sono gialli e neri. L’ape ha tre paia di zampe ricoperte da peli con cui le operaie raccolgono il polline. Gli organi che producono la cera sono contenuti nell’addome, dove viene anche creato il veleno, iniettato poi tramite il pungiglione.

Il capo ha forma triangolare, con occhi sono posizionati lateralmente, e un collo sottile: è una della parti più importanti del corpo dell’ape perché contiene il tessuto nervoso centrale (cerebro), le ghiandole salivari e le ghiandole che permettono di produrre la “pappa reale”, la soluzione semiliquida con cui vengono nutrite le regine. Il torace è suddiviso ulteriormente in tre segmenti: il protorace (collegato al primo paio di zampe), il mesotorace (al quale sono collegate le prime ali e il secondo paio di zampe) e il metatorace che è collegato al secondo paio di ali e il terzo paio di zampe. L’addome rappresenta invece la sede dei principali apparati: digerente, circolatorio e respiratorio.

Come distinguere l'ape

Come si fa a distinguerla da tutti gli altri insetti (presenti in Italia) che le assomigliano?

La vespa: I colori sono più brillanti di quelli dell'ape. Il torace è nero invece che marrone e non è ricoperto della folta peluria che contraddistingue l'ape.

Il bombo: Il bombo è un parente dell'ape: ha torace peloso e addome giallo e nero. Ha però una sottile peluria anche sull'addome e, rispetto all'ape, ha un corpo più "tozzo".

Il calabrone: Tra questi insetti, il calabrone si distingue perché raggiunge dimensioni superiori (la regina raggiunge i 5 centimetri, mentre gli altri individui si aggirano intorno ai 3 centimetri). Il capo ha un colore più tendente al giallo-rossastro. A caratterizzare il calabrone è anche il suo rumore, superiore a quello di api, bombi e vespe.

L’alveare e la struttura sociale delle api

L’alveare è una struttura composta da celle esagonali suddivise in aree destinate a molteplici utilizzi. Secondo il quadreno Ispra sul declino degli impollinatori, all'interno degli alveari vivono colonie formate da circa 50.000 individui, organizzati  in caste (le operaie, la regina e i maschi, detti anche “fuchi”).

La regina è facilmente riconoscibile per le sue dimensioni. Ciò che permette alla regina di diventare tale è la particolare nutrizione a cui viene sottoposta da parte delle api operaie. L’uovo dell’ape regina viene deposto all’interno di una cella speciale, situata a fianco dei favi, ma più grande delle altre e orientata verticalmente, anziché orizzontalmente. La settimana successiva alla nascita, l’ape regina è pronta per accoppiarsi con diversi maschi. La vita di un’ape regina dura più o meno 4 o 5 anni. In questo periodo, essa depone in media 2000 uova al giorno. È lei, infatti, l’unica ape fertile dell’alveare.

Le api operaie sono praticamente uguali tra di loro (la casta è definita “monomorfa”) ma presentano caratteri differenti in base al tipo di alimentazione ricevuta durante lo stato larvale e al tipo di feromoni emessi dalla loro regina. Le attività svolte dalle operaie variano con l’età. se prima producono producono la pappa reale tramite le ghiandole sopracerebrali, poi diventano costruttrici di favi. Raggiunto questo stadio di maturazione cominciano ad occuparsi dell’esterno dell’alveare, prima difendendolo, poi come raccoglitrici di nettare, polline, propoli e acqua. Dopo un mese di vita le riprendono mansioni “domestiche”, fino al momento in cui si allontanano per morire. a morte, infatti, avviene lontano dalla colonia, in modo da non contaminare l’alveare.

I maschi sono più grandi delle operaie, ma non hanno il pungiglione e la loro funzione primaria consiste nel fecondare la regina, attività al seguito della quale muoiono. Gli stadi di sviluppo delle api sono 4: uovo, larva, pupa e adulto. Le uova non fertilizzate danno vita ai maschi, mentre quelle fertilizzate si trasformano in femmine operaie. Lo sperma necessario per lo scopo viene immagazzinato nel corpo della regina per tutto il corso della sua vita.

La salute alimentare dell’ape richiede il giusto equilibrio tra carboidrati (zuccheri presenti nel nettare), aminoacidi (proteine dal polline), lipidi (acidi grassi, steroli), vitamine, minerali (sali) e acqua.

Come si riproducono le api

Il sistema di riproduzione di questo insetto è strutturato e complesso. A 5 giorni dalla nascita, l'ape regina, dopo aver affrontato le possibili concorrenti, lascia l'alveare per effettuare i cosiddetti voli di fecondazione o i voli nuziali. L'accoppiamento avverrà con circa 12 fuchi e durerà 3 giorni. Lo sperma del maschio, grazie al quale la regina potrà deporre uova per tutta la durata della sua vita, verrà depositato nella spermateca, un organo interno dotato di liquido adatto a mantenere lo sperma fecondo.

Le uova verranno deposte dopo 5 giorni dall'accoppiamento. Alcune uova verranno fecondate e genereranno api operaie, mentre altre, non fecondate, daranno viata ai fuchi. In un giorno, l'ape regina depone circa 1500 uova e di queste la maggior parte sarà fecondata, in modo da mantenere o aumentare il numero di api operaie. Queste api nidificano in celle più piccole di quelle della regina, dove vengono accudite dalle operaie più anziane che svolgono un ruolo simile a quello della "balia". Dopo 6 giorni dalla deposizione nasce una larva, la quale dopo 12 giorni muterà in pupa. Al ventunesimo giorno la pupa diventa ape operaia adulta e comincia a vivere attivamente all'interno dell'alveare.

L'habitat dell'ape

Originaria dell'Europa, Africa e parte dell'Asia, fu poi introdotta a partire dal XVII secolo da parte dell’uomo in altri continenti, e ora si può trovare in tutto il mondo, compresa l'Asia Orientale, l'Australia e le Americhe. Quest’ampia diffusione ha portato a una diversificazione morfologica ed ecologica, in relazione alla variabilità biogeografica. Vengono quindi individuati tre differenti ceppi:

  • Ceppo africano
  • Ceppo mediterraneo-caucasico
  • Ceppo mediterraneo-occidentale.

Interazioni con l'essere umano

La storia che unisce l’uomo alle api è molto antica: le prime testimonianze di apicoltura organizzata con l’utilizzo di ricoveri per le api, risalgono all’antico Egitto, (circa 3000 a.C.). Le prime arnie utilizzate sono oggi classificate come “arnie villiche”, ricavate da diversi materiali come sughero, terracotta paglia o legno. Le arnie “villiche” sono state utilizzate fino alla fine del XIX secolo, a quasi tutto il XIX secolo. Le arnie moderne si caratterizzano per la possibilità di estrarre i favi senza compromettere l’integrità della famiglia, e furono sviluppate intorno alla metà dell’800, contemporaneamente in America e in Germania. L’utilizzo da parte dell’uomo ha spinto a un’attività di selezione a scopo di allevamento, che ha portato alla generazione di una sottospecie più docile, più resistente alle malattie, in grado di produrre una maggior quantità di miele e con una maggior capacità di svernamento.

Il declino degli impollinatori

Quasi il 90% delle piante selvatiche da fiore necessita di animali impollinatori per trasferire il suo polline da un fiore all’altro e completare la riproduzione (come le api, le vespe, le farfalle e molti altri), il ruolo di queste piante all’interno degli ecosistemi è fondamentale per la conservazione delle specie e della diversità biologica e rischia di risentire della diminuzione del numero di impollinatori. Fin dal 2003 in Italia sono stati segnalati eventi significativi di morìa di api, concentrati soprattutto in primavera. La popolazione delle api in Europa è in drastica diminuzione e, secondo quanto pubblicato da ISPRA csulla sua pagina web, la distruzione, la degradazione e la frammentazione degli habitat e i cambiamenti climatici sono alla base di questo declino. Anche secondo uno studio del 2019 condotto dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie in provincia di Padova, una delle cause di questa mortalità è da ricercare nell’utilizzo di alcuni pesticidi sulle piante a cui gli impollinatori, come le api, attingono.

Nel 2000 la Conferenza delle Parti (COP) della Convenzione sulla diversità biologica (CBD) ha istituito un'iniziativa internazionale per la conservazione e l'uso sostenibile degli impollinatori, coordinata dalla FAO (Organizzazione per l'alimentazione e l'agricoltura). L'iniziativa mira a promuovere un'azione coordinata a livello mondiale per monitorare il declino degli impollinatori, identificare pratiche e sviluppare capacità nella gestione di un'agricoltura sostenibile.