Spesso le persone vivono nella convinzione che un cane di taglia piccola sia un cane più gestibile, più incline al contatto, manipolabile. E allo stesso tempo “piccolo”, spesso, per tanti significa purtroppo anche “cane che subisce”. Invece un cane di taglia non grande deve avere tutte la possibilità di esprimersi come gli altri e anche per un soggetto dalle misure più contenute è necessaria sempre la capacità da parte delle persone di rispettare la sua natura sociale e la sua soggettività.

Ho chiesto ad Erik Leotine ed Evelina Gasperi del rifugio Dog Ranch Sassello di raccontarci le peripezie di alcuni ospiti che vivono da loro. In quello spaccato di natura nel savonese arrivano cani per le più svariate motivazioni e spesso, purtroppo, si tratta di rinunce di proprietà, ovvero cani che avevano una famiglia ma che hanno sviluppato una serie di problemi proprio all’interno di relazioni “insane” nei loro ambienti di vita con umani.

Laika viene dalla cucciolata casalinga di due cagnetti che hanno dato vita ad una squadra di cuccioli di futura taglia piccola. Cosa c’è di più allettante, del resto, dell’adottare un cane piccolo? È convinzione tutta umana, infatti, che un cane piccolo abbia meno esigenze, possa adattarsi alla vita di appartamento con maggiore facilità e possa essere portato fuori con meno sforzo. Ma non è decisamente così: un cane è un cane! Ogni soggetto ha bisogno di crescere nel rispetto della sua natura e sulla base del poter soddisfare le sue esigenze: pesare qualche chilogrammo non significa che non si abbia necessità di attenzione e cure o che un cagnolino possa essere toccato e spostato come un soprammobile e che non debba fare vita sociale perché “è piccolo, tutto il mondo là fuori compreso quello dei cani, potrebbe essere pericoloso”.

Laika, allontanata precocemente dalla mamma

Una storia che ha toccato in prima persona Laika, arrivata in famiglia a soli venti giorni di vita quando avrebbe avuto ancora la necessità di stare con la madre e i fratelli per molto altro tempo: i primi due mesi di vita per un cane sono infatti fasi sensibili e cruciali per sviluppare degli apprendimenti basilari importantissimi. La sfortuna per Laika è solo iniziata così, perché a questa adozione così precoce si è aggiunto lo scenario di una famiglia che ha creduto di non dover dare praticamente alcunché nei primi due anni di vita. Quando Erik infatti arriva nella vita di Laika e la prende in carico, si accorge subito che ci sono tutta una serie di criticità che la cagnolina vive in maniera molto intensa. La sua famiglia non riusciva più a gestirla: Laika mordeva le persone che entravano in casa e i suoi umani erano costretti a chiuderla in una stanza. Una stanza dentro la quale si disperava, uggiolando e ansimando costantemente. Andando avanti con gli incontri, Erik si è reso conto conto che il problema non erano le persone per Laika, in realtà, ma il modo in cui era stata costretta ad rapportarsi con loro, ad iniziare dalla stessa famiglia.

Laika sin da quando era arrivata era stata sempre sollecitata, toccata, presa e manipolata. Non le si dava mai tregua soprattutto da parte dei bambini perché quando un cane è piccolo a noi essere umani ci piace toccarlo, accudirlo in maniera eccessiva gran parte delle volte. Non ci sono colpe, intendiamoci, se non quella di ignorare che i cani hanno delle emozioni come noi e che non sempre c’è consenso da parte loro nel lasciarsi avvicinare e accarezzare. Manca ancora una grande conoscenza del fatto che i cani non comunicano esattamente come noi e che quello che per noi è un gesto di affetto come un abbraccio non è considerato tale da loro. Viviamo ancora nella costante convinzione che si debba concedere alla nostra curiosità ogni giustificazione e allora… “desidero sentire il pelo morbido fra le mie dita, i cuscinetti delle zampe, guardarti negli occhi, chiamarti e pretendere che tu venga anche se hai trovato un attimo di pace e stai dormendo sulla tua cuccia”. Siamo una specie strana noi umani, pretendiamo che i cani si abituino ai nostri modi di essere ma non facciamo mai grandi sforzi per comprendere i loro.

L’arrivo di Laika al Dog Ranch: dammi una buona ragione per non morderti umano!

Quando a due anni suonati Laika ha fatto il suo ingresso in rifugio perché la sua famiglia, pur avendo contribuito a riempirla di problemi, se n’è altrettanto tranquillamente liberata, i ragazzi si sono ritrovati davanti un cane che nonostante la taglia aveva molte cose da dire. Laika controllava perennemente le loro mani, voleva essere sicura che nessuno provasse ad allungarle verso di lei. Era così in ansia per un ipotetico contatto che la sua allerta era alle stelle: «Dovevo stare attento anche solo a rivolgerle uno sguardo e nel tentare una interazione diretta con lei. Seppur a distanza mi controllava e poteva esplodere verso di me in qualsiasi frangente». Il racconto di Erik mi ha stretto il cuore e ci siamo detti che era inevitabile che una cagna piccina come Laika, ignorata totalmente per due anni nei suoi segnali di disagio e scarso adattamento, fosse stata costretta a dover alzare così tanto il tiro della comunicazione da arrivare a respingere le persone pizzicandole con la bocca pur di tutelarsi. Ed Erik questo lo aveva capito molto bene, tanto da comprendere che senza la costruzione di un rapporto di fiducia anche solo guardarla e provare ad aprire un dialogo con lei era totalmente controproducente. E così… pazienza: questa è stata la parola d’ordine per la coppia del rifugio, pazienza e nessuna aspettativa. Se Laika fosse arrivata a fidarsi di loro lo avrebbe fatto solo se le avessero mostrato che a differenza di tutti gli altri le avrebbero lasciato il tempo di esprimersi. E con grande determinazione Erik ed Evelina sono andati avanti rispettandola: nessun contatto, totale libertà di scelta, nessuna interazione, fin quando il primo passo non lo ha fatto lei. Nel tempo della sua iniziale permanenza al Dog Ranch a Laika vennero offerte cose semplici anche da un punto di vista sociale con gli altri cani. Gli spazi ampi del rifugio danno infatti la possibilità di passeggiate in libertà, di uscite che non prevedono contatti umani e la possibilità per lei di prendersi tutto lo spazio necessario dalle persone, senza costrizioni.

Il talento di Laika: vedere i cani con altri occhi

Certo immaginare Laika nuovamente in un contesto familiare risultava difficile: una cagnetta così piccina ma così giustamente reattiva e incavolata col mondo e le persone che destino potrà avere in una nuova famiglia? Ma come darle torto, del resto? C’è una cosa però che contraddistingue rifugi come il Dog Ranch di Erik e Evelina da altri luoghi e cioè che ogni cane, passato un primo periodo in cui si cerca di togliergli di dosso tutte le fatiche della gestione precedente che lo hanno appesantito, viene messo a fare delle esperienze sociali con gli altri cani, esperienze sempre calibrate. Se un cane arriva in canile ed è confuso, incrinato da una gestione a volte sconsiderata, stressato e senza che abbia trovato il suo posto nel mondo, un ruolo forse coi cani può tirarlo fuori e così esprimersi, raccontare a chi lo osserva chi è, cosa gli interessa, cosa sa fare e vorrebbe fare, come percepisce il mondo e cosa è disposto a dare. E i cani in questo sanno sorprenderci sempre con una semplicità a volte imbarazzante per i nostri cervelli umani sempre pronti a fare troppe supposizioni.

Laika si è così rivelata al Dog Ranch per quella che è realmente: una cagnetta di grandissima personalità in un corpo di pochi chilogrammi. Una forza caratteriale immensa, un’attitudine al controllo e alla gestione, un modo di testare gli altri cani sulla base di regole e con tanta chiarezza comunicativa. Insomma Laika non le manda a dire a nessuno, al di là della taglia a cui appartiene il suo interlocutore: è una piccola forza della natura che non si sposta di un millimetro dalle sue posizioni e questa integrità così forte, gli altri cani sanno percepirla benissimo e così possono fare gli umani che decideranno di conoscerla.

Beato chi adotterà Laika: forte, coraggiosa e solida

Laika oggi ha una capacità di leggere lo stato emozionale e le intenzioni degli altri cani con una semplicità ed una velocità tale da prendere sempre decisioni chiare e coerenti: il che, agli occhi degli altri della sua specie, è un talento che si è soliti riconoscere e fonte di grande accreditamento da un punto di vista sociale. Ed Erik ed Evelina? Chiaramente, essendo le persone che le hanno finalmente permesso di esprimersi liberamente e consolidare il suo ruolo sociale, sono diventati automaticamente per Laika due umani da rispettare e con cui collaborare. «Se hai capito chi sono e cosa so fare e mi permetti di esprimermi, puoi stare nel mio mondo e io nel tuo»: questo è quello che ogni cane può dire, al di là di quanto rocambolesco e difficile possa essere stato il suo passato. E questo è il primo passo per il rispetto, l’unica strada per dare una possibilità ad un cane che, alla fine, da recuperare  “a livello comportamentale” non ha proprio niente perché quelli che vengono etichettati come problemi, come è dimostrato dalla storia di Laika, se messi in un altro contesto, non sono più problemi. Che la sua storia allora possa insegnarci a vedere oltre la punta del nostro naso e… beato chi adotterà Laika, perché potrà vedere quanta forza e che carattere si possono celare dietro pochi chilogrammi di peso.

Per info su Laika: segnalazioni@kodami.it o contatto diretto con Dog Ranch.

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