Laika, foto copertina | Kodami

Il 3 novembre di 64 anni fa la cagnolina Laika, il cui nome era in realtà Kudrjavka, veniva lanciata nello spazio a bordo dello Sputnik 2. Fu il primo essere vivente a orbitare attorno alla Terra e anche la protagonista di una missione in cui i sovietici la condannarono a morte per la battaglia al predominio nello Spazio contro gli Stati Uniti  durante gli anni della Guerra Fredda. Una vicenda che ancora oggi fa discutere e che porta a interrogarci sulla relazione tra uomini e animali.

La storia della conquista di nuovi terrori è da sempre, del resto, macchiata del sangue di animali innocenti, e lo spazio non fa eccezione. Laika, similmente ad altri "colleghi" animali inseriti nel programma sovietico spaziale, fu una vittima della competizione tra Usa e Urss. Secondo le rilevazioni fatte dallo scienziato Dmitrij Malashenko, la vita della cagna si spense tra le 5 e le 7 ore dopo il lancio.

Ciò che è certo è che un ritorno sulla Terra non era mai stato preventivato per Laika, scelta tra i tanti randagi di Mosca e selezionata dopo un addestramento come cavia di laboratorio grazie al suo carattere mite e alla grande resistenza fisica. Il satellite Sputnik 2 non era attrezzato per sostenere le elevate temperature di un ritorno nell'atmosfera terrestre e anche le condizioni all'interno dell'abitacolo non erano state ottimizzate per permetterle di sopravvivere oltre il lancio. Non fu negligenza: semplicemente i responsabili della missione dello Sputnik 2 non progettarono il satellite per fare ritorno dopo averlo mandato in orbita quel 3 novembre del 1957 dal Cosmodromo di Bajkonur. L'unico imperativo era fare presto, non salvaguardare la vita a bordo.

Dell'esile corpo di Laika, pesante appena sei chili, e del satellite, non rimase nulla. Esattamente come avevano previsto gli scienziati sovietici, il rientro nell'atmosfera terrestre, avvenuto il 14 aprile 1958, causò la distruzione dello Sputnik 2 e la fine della vita della sua ignara passeggera.

Si dovrà attendere il 1960 perché due altre femmine inserite nel programma,  Belka e Strelka, potessero invece far ritorno vive dopo una missione spaziale. Due anni di tentativi e di vite sacrificate.

Rapporto uomo-animale: cosa insegna la vicenda di Laika?

Protagonista umano della vicenda di Laika fu lo scienziato Oleg Gazenko. Da sempre tra i principali sostenitori del progetto di inviare animali sovietici nello spazio, Gazenko selezionò personalmente la cagnolina e le diede il nome di Kudrjavka, ("Ricciolina" in russo) mentre si trovava nel suo laboratorio, anche se poi il mondo l'avrebbe ricordata solo come "laika", una parola che vuol semplicemente dire"cane": un'incomprensione forse imputabile a un errore di traduzione durante una conferenza stampa.

Gazenco si sentiva il "proprietario" di Laika, e agì di conseguenza. Alla ex randagia di Mosca negò l'individualità e il rispetto, elementi fondamentali per qualsiasi tipo di relazione, compresa quella tra umani e animali. Gazenko e gli altri che misero Laika sul satellite destinato a non fare mai ritorno rappresentano oggi lo specchio di un mondo antropocentrico, votato a uccidere l'altro indiscriminatamente nella corsa al progresso e alla tecnica. Un concetto ben espresso nel video animato presentato durante la prima giornata della Cop 26.

La storia di Laika

A Mosca, città d'origine di Laika, c'è una statua a lei dedicata, qui il 3 novembre vengono a portarle un fiore gli amanti dello spazio, ma anche tante persone commosse dal suo destino.

Oggi anche la Federazione Russa con un tweet ha ricordato il viaggio della «pioniera» Laika a bordo dello Sputnik 2. Proponendo una narrazione, quella del cane eroe per un bene più grande, che nulla ha a che fare con Laika e la sua individualità mortificata.

Grazie al sacrificio imposto a Laika la comunità scientifica russa in quella occasione vinse una delle tante battaglie per lo spazio, ma perse quella per la civiltà.

Oggi Samantha Cristoforetti, ieri Laika: così la prima femmina nello spazio è stata lanciata non certo per sua scelta