Articolo a cura del Dott. Giuseppe Borzacchiello
Medico Veterinario e Professore universitario, esperto di patologia animale

La rabbia è una malattia virale ad esito quasi sempre fatale per i cani colpiti, che si trasmette anche all’uomo. È causata da un virus appartenente alla famiglia dei rabdovirus, genere Lyssavirus, che colpisce cani, gatti, furetti e carnivori selvatici. Il contagio avviene tramite morso di un cane infetto oppure attraverso ferite e contatto con la saliva.

La forma clinica più frequente è caratterizzata da sintomi eccitatori, aggressività, salivazione abbondante e gravi turbe del comportamento. La diagnosi di certezza viene effettuata in laboratorio. Non ci sono cure efficaci, ai fini della prevenzione è importante vaccinare i cani che possono essere a contatto con selvatici e/o vivono in aree dove è segnalata la malattia.

Modalità di trasmissione

L’agente eziologico della malattia è un virus appartenente alla famiglia dei rabdovirus, genere Lyssavirus. Gli ospiti naturali sono cane, gatto, volpe, carnivori selvatici e pipistrelli.

La malattia è diffusa in tutto il mondo, ad eccezione di alcune zone (Gran Bretagna, Nuova Zelanda, Hawaii etc.). In alcune aree (Asia, Africa e Sud-America) il serbatoio principale sono i cani randagi ed è proprio la presenza di un elevato numero di cani senza padrone che non essendo vaccinati si ammalano e trasmettono più frequentemente la malattia all’uomo.

La malattia si contrae con il morso, ovvero con la saliva di un cane infetto, oppure tramite graffi, ferite. Dopo il contatto con l’organismo, il virus attraverso i nervi arriva all’encefalo. L’incubazione, ovvero il tempo che trascorre tra l’infezione e la comparsa dei sintomi, può variare da pochi giorni a molte settimane in relazione alla quantità di virus e alla distanza dall’encefalo.

Il virus colpisce i carnivori e l’uomo che può infettarsi tramite la saliva (morso) di un cane infetto.

Sintomi della rabbia nel cane

I cani colpiti da rabbia hanno inizialmente una sintomatologia generica. Quando però si instaura l’encefalite (infiammazione dell’encefalo) allora compaiono sintomi specifici di questa malattia. Clinicamente si possono distinguere due forme: rabbia furiosa e rabbia paralitica. La prima è più frequente ed è caratterizzata da sintomi eccitatori di natura psicomotoria. Il cane appare in preda a gravi turbe del comportamento, crisi furiose, perdita dell’orientamento, e salivazione abbondante fino alla morte per paralisi. La forma di rabbia paralitica si caratterizza per una progressiva paralisi della muscolatura scheletrica senza le gravi alterazioni di tipo furioso della forma sopra descritta.

Segno caratteristico della rabbia nell’uomo è lo spasmo dei muscoli faringei per cui il tentativo di bere diventa repulsione dell’acqua e da qui la tipica “idrofobia” dei soggetti rabidi.

Diagnosi della rabbia

Tutti i disturbi del comportamento che appaiono apparentemente inspiegabili quali alterazione della voce, comportamenti improvvisamente aggressivi e/o perdita dell’orientamento devono mettere in allarme il pet-mate.

La diagnosi definitiva di rabbia è di competenza del laboratorio ed è soprattutto confermata post-mortem.

Cura e prevenzione della rabbia nel cane

In caso di sospetto di rabbia, l’animale deve essere confinato ed osservato per un periodo di dieci giorni (lasso di tempo utile entro il quale possono comparire i sintomi specifici). Non esiste un trattamento efficace per questa malattia il cui esito è fatale.

Un uomo morsicato da un cane sospetto rabido deve immediatamente detergere con il sapone il sito di morsicatura e ricevere immunoglobuline (anticorpi) anti-virus della rabbia e sottoporsi a successive vaccinazioni. Se già vaccinato deve sottoporsi ad ulteriori dosi di vaccino.

L’unica forma di prevenzione della rabbia è la vaccinazione. Tutti i cani, gatti e furetti diretti verso paesi esteri devono essere vaccinati. I cani vanno sottoposti a vaccinazione sicuramente in quelle zone dove la malattia circola nelle specie selvatiche. A questo proposito, è comunque consigliato evitare contatti stretti tra il cane ed i selvatici e non adottare animali selvatici.

Prognosi

La prognosi è quasi sempre infausta e sono pochissimi i casi di sopravvivenza alla malattia.

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