Chiunque si sia interessato al comportamento animale almeno una volta nella vita non può non “incontrarlo” e conoscerlo: Konrad Lorenz, considerato uno dei padri fondatori dell'etologia moderna.

Lorenz era uno zoologo, etologo e ornitologo austriaco diventato famoso soprattutto per aver descritto per la prima volta l'affascinante meccanismo dell'imprinting filiale sulle oche selvatiche. Fu anche un grande divulgatore scientifico, autore di diversi libri sugli animali, alcuni dei quali molto celebri ancora oggi.

Per Lorenz studiare le specie non umane non è cosa da tutti, ma al contrario, chi si cimenta in questo tipo di studi non solo deve avere interesse, ma anche una "propensione" innata verso il mondo animale. Nell'introduzione del suo libro "L'anello di re Salomone" scrive infatti: «Lo studio degli animali esige una familiarità così immediata con il mondo animale, ma anche una pazienza così disumana, che non basterà a sostenerlo il solo interesse teorico se mancherà l’amore».

Per Lorenz c'era solo un modo per capire e comprendere gli affascinanti “meccanismi” del comportamento animale: osservarli nel loro contesto naturale e non in laboratorio come facevano alcuni studiosi dell'epoca. Il suo approccio consisteva infatti nell'osservare con attenzione le specie che allevava nel suo giardino, lasciandole il più possibile libere e senza costrizioni. Tra queste le oche selvatiche (Anser anser) sono sicuramente quelle che ha studiato più a fondo e che lo hanno portato a descrivere e approfondire la teoria dell'imprinting filiale.

L'imprinting filiale

L'imprinting è il meccanismo per il quale alcuni animali giovani, in particolare gli uccelli che escono dal nido subito dopo la schiusa, acquisiscono una preferenza per un oggetto familiare, dopo esserne stati esposti, e ne sviluppano un attaccamento. È un comportamento che porta i piccoli a seguire generalmente il proprio genitore e a identificare i membri della propria specie, imparandone a riconoscere i segnali come ad esempio i richiami. Lorenz si rese conto però che, in mancanza del genitore, se appena nati vengono esposti a un altro tipo di stimolo adatto, anche nel caso di un oggetto inanimato o una persona, si possono legare automaticamente a quello.

A tal proposito Lorenz condusse degli esperimenti facendo nascere dei pulcini di oca in incubatrice, tra cui la famosa "Martina" che descrive nel libro "L'anello di Re Salomone". Non appena uscì dal guscio Martina vide Lorenz come primo stimolo, imprintandosi su di lui e identificandolo come la sua mamma. Lo seguiva infatti ovunque andasse fino a che non diventò adulta. L'arco di tempo in cui può avvenire l'imprinting fu definito da Lorenz come "periodo critico o sensibile" e nelle oche selvatiche avviene tra le 13 e le 16 ore poco dopo la schiusa, ma varia rispetto alla specie. Nell’anatra sposa (Aix sponsa) ad esempio l’imprinting è prenatale: i piccoli si imprintano sulla madre quando sono ancora nell’uovo attraverso i canti che produce mentre cova. Lorenz e le sue oche erano davvero inseparabili: non a caso infatti la foto più conosciuta dell'etologo è quella in cui lui cammina in un prato mentre diversi pulcini in fila indiana gli vengono dietro: del resto avevano visto proprio i suoi grossi stivali come primo stimolo e ora si sentivano indotti a seguirlo.

Questo meccanismo comportamentale fu poi "utilizzato" successivamente per addestrare alcuni uccelli a seguire veivoli e deltaplani, facendoli imprintare su questi, per guidarli nella migrazione. Bisogna aggiungere però che un pullo già imprintato sulla propria madre può comunque sviluppare nuove preferenze, il ché può risultare particolarmente utile per le specie nidificanti coloniali. In assenza dei genitori infatti il pullo può rispondere socialmente ad altri adulti, "convincendoli" a nutrirlo e garantendosi così la sopravvivenza.

La vita e il rapporto con il nazismo

Lorenz nacque il 7 novembre 1903, quando quella che consideriamo oggi etologia ancora non esisteva e veniva definita "psicologia animale". Sin da piccolo è stato un grandissimo appassionato di animali e amava osservarne i comportamenti, ma una lettura in particolare lo colpì molto: il viaggio meraviglioso di Nils Holgersson di Selma Lagerlöf che lo fece appassionare alle oche selvatiche, che diventeranno poi le sue principali compagne e oggetto di studio.

Si laureò prima in medicina per volere del padre ma poi proseguì i suoi studi in zoologia laureandosi all'Università di Vienna, seguendo così la sua vera grande passione. Durante un convegno internazionale conobbe Nikolaas Tinbergen, altro pionere dell'etologia, con cui ha studiato le oche selvatiche, domestiche e ibride per valutarne le differenze. Soprattutto per questi studi sulla domesticazione, pubblicati tra il 1938 e il 1942, Lorenz divenne una figura piuttosto controversa in quanto scrisse alcune cose che sembravano tentare di giustificare scientificamente le teorie eugenetiche del nazismo.

L'etologo infatti disse che la domesticazione causava una degenerazione di alcuni moduli istintivi importanti per la sopravvivenza delle specie, motivo per cui egli cercava di preservare le sue oche selvatiche dall'eccesso di ibridazione con le domestiche, le quali in cattività avrebbero potuto con il tempo sopraffarre numericamente quelle selvatiche. L'uomo civilizzato, secondo Lorenz, poteva essere soggetto a un simile processo di degenerazione che subivano le specie domestiche, e da questo pensiero sembrò suggerire la necessità di qualche tipo di selezione anche per la nostra specie. In realtà l'etologo voleva solo mettere in guardia sui pericoli dovuti alla domesticazione, ma i suoi scritti furono strumentalizzati dai nazisti per giustificare i loro crimini. Dalle critiche che gli furono mosse Lorenz si difese così nella sua autobiografia:

«Ero spaventato, come lo sono tuttora, al pensiero che analoghi processi genetici di deterioramento possano essere all'opera con l'umanità civilizzata. Mosso da questa paura, ho fatto una cosa molto sconsiderata subito dopo che i tedeschi avevano invaso l'Austria: ho scritto sui pericoli dell'addomesticamento e, per essere compreso, ho formulato i miei scritti nella peggiore terminologia nazista. […] Nessuno di noi sospettava che la parola "selezione", quando usata da questi governanti, significasse omicidio. Mi rammarico di quegli scritti non tanto per l'innegabile discredito che riflettono sulla mia persona quanto per il loro effetto di ostacolare il futuro riconoscimento dei pericoli dell'addomesticamento».

Nel 1938 Lorenz aderì al partito nazista, cosa di cui successivamente si pentì, diventando due anni dopo anche professore di psicologia umana all'Università di Königsberg. Nel 1941 si arruolò nell'esercito tedesco come psicologo militare e nel 1944 fu fatto prigioniero dai russi, che lo spedirono in un campo di prigionia sovietico dove trascorse più di tre anni. Tornò in Austria nel 1948 e due anni dopo la Max Planck Society fondò l'Istituto Lorenz per la fisiologia comportamentale a Buldern, in Germania. Nel 1958 si trasferì al Max Planck Institute for Behavioral Physiology a Seewiesen. Il 1973 fu un anno molto importante per Lorenz: vinse infatti il Premio Nobel in Fisiologia o Medicina con Nikolaas Tinbergen e Karl von Frisch «per i loro studi incentrati sull’organizzazione dei modelli comportamentali individuali e sociali degli animali». Il premio non suscitò l'approvazione di tutti: Simon Wiesenthal infatti, scrittore austriaco di origine ebraica sopravvissuto all'Olocausto, invitò l'etologo a restituire il premio per aver sostenuto «la tesi di una spietata dittatura».

I libri di Lorenz

Konrad Lorenz è autore di diversi libri con cui è riuscito a divulgare i suoi studi e i suoi pensieri sotto forma, spesso, di racconti. Uno dei più noti è sicuramente "L'anello di Re Salomone", pubblicato nel 1949, il cui titolo deriva dalla leggenda che narra che l'antico re ebraico Salomone fosse in possesso di un anello che gli permetteva di capire il linguaggio degli animali e parlare con loro, un po' come ha cercato di fare Lorenz per tutta la sua vita. In questo libro l'etologo racconta la sua vita insieme a Martina, l'oca a cui faceva da mamma, la cui relazione descrisse così: «Essa riuscì a convincermi che, almeno per il momento, era assolutamente escluso che io mi potessi allontanare da lei e abbandonarla anche per un solo minuto: cadeva subito in un’angoscia tanto disperata e il suo pianto era tanto straziante che dopo qualche tentativo mi diedi per vinto e costruii un cestino per potermela portare sempre dietro».

Nel libro Lorenz racconta anche diversi aneddoti sui numerosi animali con cui conviveva e studiava attentamente: taccole, oche, pesci e cani, in modo semplice così che tutti potessero leggerlo e capirlo. Nella sezione dedicata ai cani inoltre, Lorenz mosse diverse critiche agli allevatori che, interessati alla selezione dei tratti estetici degli animali, andavano contro il loro benessere.

Su questo libro gli furono mosse però diverse critiche dagli altri studiosi degli animali, che sostenevano che nelle sue descrizioni li antropomorfizzasse, ossia attribuiva loro qualità "umane". Da queste critiche l'etologo si discostò molto commentando così: «Credetemi, io non proietto per nulla qualità umane sugli animali, anzi, faccio proprio il contrario, mostrando quanto sia ancora forte e profonda l’eredità animale nell’uomo.»

Nell'Anello di Re Salomone si nascondono anche le fondamenta del pensiero di Lorenz, tra cui l'importante differenza tra comportamenti innati e appresi, che insieme costituiscono e determinano i comportamenti e il carattere degli animali.

Un altro saggio molto importante è "L'aggressività", pubblicato nel 1963. Lorenz scrive in questo libro importanti riflessioni sulla differenza di aggressività tra la nostra e le altre specie e sulla componente innata o appresa di questo comportamento. Porta inoltre in rassegna diversi esempi, e arrivando alla conclusione che gli animali hanno talvolta un'inibizione innata a uccidere i membri appartenenti alla loro stessa specie, tratto che l'uomo non possiede.

In ultimo un altro libro, diventato negli anni molto famoso, è "E l'uomo incontrò il cane", una sorta di prosecuzione di alcune storie narrate nell'Anello di Re Salomone. In questo scritto Lorenz cerca di indagare le origini dell'incontro fra uomo e proto-cane, riportando, erroneamente, che alcune razze derivassero dagli sciacalli e solo alcune dai lupi. Riporta inoltre le sue esperienze con i cani con cui ha convissuto e le osservazioni che ha condotto, svelando il significato di molti comportamenti canini che spesso vengono mal interpretati dalla nostra specie. Riconosce inoltre che i cani hanno dei sentimenti e che noi abbiamo obblighi morali di responsabilità verso di loro. Come scrive infatti nel libro: «La fedeltà di un cane è un dono prezioso che impone obblighi morali non meno impegnativi dell’amicizia con un essere umano. Il legame con un cane fedele è altrettanto ‘eterno’ quanto possono esserlo, in genere, i vincoli fra esseri viventi su questa terra».