3 Maggio 2023
16:46

La Corte dei Conti europea ai Governi: «Cercare alternative al trasporto degli animali vivi»

Ogni anno, 1,6 miliardi di animali vivi viaggiano sulle strade europee. La Corte dei conti europea attraverso un report mette in guardia gli Stati membri sulle vie da seguire per ridurre questa pratica, e aumentare il benessere degli animali coinvolti.

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Ogni anno, 1,6 miliardi di animali vivi viaggiano sulle strade europee. Tutti vengono movimentati per le medesime ragioni: allevamento, ingrasso o macellazione. La Corte dei Conti europea ha quindi analizzato i principali fattori che influenzano questo fenomeno.

Le conclusioni di questa indagine sono state pubblicate in un report, dal quale emerge come l’impatto negativo del trasporto sul benessere degli animale potrebbe essere mitigato riducendo il numero e la lunghezza degli spostamenti, migliorando le condizioni degli animali vivi durante il trasporto e soprattutto trovando alternative a questa pratica.

Individuare e adottare alternative al trasporto degli animali è proprio la prima sfida che la Corte dei Conti europea lancia ai decisori politici. Ciò non significa ancora porre fine allo sfruttamento intensivo degli animali, ma un primo passo verso una gestione maggiormente etica e rispettosa dei diritti degli animali.

Nel 2021 si contano nei soli paesi dell'Unione Europea, 76 milioni di bovini allevati, 142 milioni di suini, 60 milioni di ovini, 11 milioni di caprini, oltre a miliardi di polli e ad altri animali, dai conigli ai cavalli. Numeri enormi, che danno la misura di un traffico transnazionale, che, per quanto legale sia, coinvolge direttamente un gran numero di vite.

corte conti europea

Negli anni, numerose inchieste dell'associazione Animal Equality, insieme ad Animal Welfare Foundation ed Enpa, hanno svelato gravi violazioni, spesso sistematiche, delle norme sul benessere animale a bordo dei camion e delle navi trasportatori, nonché la sofferenza degli animali costretti a subire stress e abusi.

Per spronare le istituzioni a intervenire Animal Equality ha quindi lanciato una petizione rivolta al Governo italiano per chiedere di abbandonare il trasporto degli animali vivi vietando l’esportazione verso paesi terzi e i viaggi a lunga distanza nei paesi europei. Operazioni di sensibilizzazione analoghe sono state messe in atto anche altrove, e, in alcuni contesti extraeuropei hanno già dato i risultati sperati.

In Nuova Zelanda, ad esempio, è stato compiuto l'ultimo viaggio di una nave carica di animali vivi. Dal 30 aprile questa pratica è ufficialmente illegale. Si tratta della prima nazione al mondo ad avere introdurre un simile divieto, allo scopo dichiarato di preservare la qualità della vita degli animali. Il successo si deve alla consapevolezza della classe politica, ma anche alle pressioni arrivate dal basso: dai cittadini alle associazioni che negli anni hanno stimolato il dibattito e mostrato le condizioni in cui questi animali attraversavano strade e mari quotidianamente.

Il secondo obiettivo individuato anche dai giudici europei passa proprio attraverso la responsabilizzare il consumatore. «I consumatori possono svolgere un ruolo importante nel guidare il cambiamento», si legge nel report della Corte dei Conti europea. La qualità del benessere animale durante il trasporto ad oggi non viene calcolata all'interno del costo del trasporto, o del prezzo della carne. Se invece venisse inclusa, le persone sarebbero maggiormente propense a informarsi, o a scegliere prodotti diversi.

La crescente sensibilità rispetto a questo tema è uno dei punti centrali individuati dai giudici, inducendo una riflessione anche sull'efficacia dei provvedimenti presi in sede comunitaria sino ad oggi: «Negli ultimi anni, i cittadini dell’UE si preoccupano sempre di più del benessere degli animali e le organizzazioni non governative (ONG) hanno evidenziato le cattive condizioni subite dagli animali durante il trasporto. Tutto ciò non ha sollevato dubbi solo sull’efficacia delle norme UE, ma anche sulla giustificazione del trasporto di animali vivi per lunghi periodi di tempo o su lunghe distanze».

Il concetto di benessere animale è spesso banalizzato, e molte persone non sanno esattamente perché un individuo destinato al macello debba essere accompagnato con il maggiore rispetto e dignità possibile. Eppure la riflessione su questo tema è partita a livello internazionale già negli anni Sessanta, quando venne diffuso il "Rapporto Brambell". Un comitato tecnico composto da esperti di varie discipline come filosofi, biologi, veterinari, individuarono i requisiti minimi cui un animale deve disporre per poter vivere una vita di qualità.

Requisiti che si possono sintetizzare nelle Cinque libertà:

  1. Libertà dalla fame, dalla sete e dalla cattiva nutrizione;
  2. Libertà di avere un ambiente fisico adeguato;
  3. Libertà dal dolore, dalle ferite, dalle malattie;
  4. Libertà di manifestare le proprie caratteristiche comportamentali tipiche della specie;
  5. Libertà dalla paura e dal disagio.

L'Europa chiede oggi un cambio di passo, e le strade da percorrere sono già state tracciate. Adesso sta ai cittadini e alle istituzioni avere la forza di seguirle.

Giornalista per formazione e attivista per indole. Lavoro da sempre nella comunicazione digitale con incursioni nel mondo della carta stampata, dove mi sono occupata regolarmente di salute ambientale e innovazione. Leggo molto, possibilmente all’aria aperta, e appena posso mi cimento in percorsi di trekking nella natura. Nella filosofia di Kodami ho ritrovato i miei valori e un approccio consapevole ma agile ai problemi del mondo.
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