Nell'uomo i processi neurali che agiscono sulla percezione della voce e sul contenuto di ciò che stiamo ascoltando sono fortemente dipendenti dal tipo di relazione sociale che abbiamo col nostro interlocutore. L'attaccamento tra madre e figlio fornisce perciò un buon modello sperimentale per indagare quali meccanismi scattano nel nostro cervello quando ascoltiamo la voce di una persona a cui siamo legati. Allo stesso modo anche la relazione che condividiamo col cane da almeno 40mila anni, viene spesso paragonata al tipo di attaccamento che si crea all'interno di una famiglia.

Per indagare quindi quali meccanismi si attivano nel cervello di un cane quando sente la voce del suo compagno umano, un team di scienziati ha condotto un esperimento solitamente rivolto ai bambini, chiamato Strange Situation Experiment. Il test, ideato dalla psicologa Mary Ainsworth negli anni 70, serve a studiare le interazioni e le risposte tra un bambino, sua madre e un adulto estraneo. Riadattato per indagare le stesse dinamiche sui cani, i risultati dell'esperimento pubblicati su NeurolImage hanno evidenziato dei forti parallelismi tra la relazione che si crea tra il cane e il pet mate e il legame di attaccamento tra madre e figlio.

I cani e i test dell'esperimento

Per scoprirlo i ricercatori hanno sottoposto al test 16 cani di famiglia appartenenti a 7 razze diverse (6 Golden Retriever, 5 Border Collie, 1 Chinese Crested Dog, 1 Labradoodle, 1 Cairn Terrier, 1 Bracco ungherese e 1 Pastore Tedesco) ma solo in 14 sono riusciti a portare a termine l'esperimento, un Border e il Pastore Tedesco sono stati infatti esclusi. Ogni cane è stato sottoposto a 6 test della durata di 2 minuti svolti all'interno di una stanza con il proprio compagno umano e con un estraneo, insieme o singolarmente. Entrambi si rivolgevano al cane riempiendolo di elogi oppure parlando in modo neutrale e pronunciando discorsi privi di significato.

I ricercatori hanno quindi analizzato tutte le risposte del cane in base alle situazioni, come per esempio i comportamenti di esplorazione, gioco, saluto all'ingresso, vocalizzazione, contatto fisico, attesa alla porta e tanti altri. Per ognuna di queste risposte è stato assegnato un punteggio, che serviva a misurare l'attaccamento (verso il proprio umano), l'ansia (relativa al luogo sconosciuto) e l'accettazione (nei confronti di uno sconosciuto). Infine durante il test la loro attività cerebrale è stata monitorato tramite risonanza magnetica funzionale (fMRI), allo scopo di individuare quali aree del cervello si attivano e in quali di queste situazioni.

La risposta del cervello alla voce umana

Dai risultati è emerso che la risposta cerebrale dei cani alla voce del proprio compagno umano è del tutto analoga a quella che avviene in un bambino nei confronti della propria madre. C'è stata una forte correlazione positiva tra i punteggi ottenuti nei test comportamentali sull'attaccamento e l'aumento dell'attività neurale in risposta alla voce del proprio pet mate, avvenuta in un'area del cervello denominata nucleo caudato. La zone del cervello coinvolte nell'elaborazione delle sensazioni di piacere erano quindi più attive quando a parlare era l'umano di fiducia, anche se non era fisicamente presente nella stanza.

I risultati hanno dimostrato inoltre che le regioni uditive del cervello coinvolte non dipendono affatto dal contenuto del discorso (elogi e complimenti), ma sono influenzate soprattutto dalla relazione sociale che hanno con l'interlocutore e dal livello di attaccamento. Basta solo il suono della nostra voce quindi per renderlo felice e per scatenare in lui lo stesso effetto che ha la voce di una madre sul proprio figlio. Questo studio è perciò l'ennesima prova dell'eccezionale livello di intimità e complicità raggiunto da questa straordinaria relazione interspecifica, ma anche un ulteriore elemento di responsabilità e di consapevolezza sull'importanza che la figura umana ricopre per i nostri fedeli compagni a quattro zampe.

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