14 Settembre 2021
8:35

Il riccio europeo (Erinaceus europaeus)

Il riccio europeo è una specie diffusa in tutto il nostro paese che talvolta viene scambiata per l'Istrice, il quale però appartiene ad un'altra famiglia. Questi animali entrano in attività soprattutto di notte, quando è più possibile individuare le loro prede: insetti, ragni, lumache, lombrichi e piccoli anfibi.

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Il riccio europeo (Erinaceus europaeus), detto anche riccio comune, è un mammifero della famiglia degli erinaceidi diffuso in Europa centrale che talvolta viene erroneamente scambiato con il porcospino (o istrice) il quale però è una specie appartenente alla famiglia degli istricidi. La famiglia degli erinaceidi si contraddistingue per la conformazione particolare dell'arcata dentale e della forma del cervello. Entrambe infatti hanno mantenuto la loro forma originale, la quale è molto antica, visto che questa famiglia è comparsa nell'Eocene, tra 56 e 33,9 milioni di anni fa.

Come è fatto il riccio europeo

Il corpo del riccio europeo è completamente ricoperto di circa 5000 aculei cavi di cheratina, ad eccezione del muso, delle zampe e delle parti inferiori, le quali sono ricoperte di pelo dalle sfumature grigie e beige. Gli aculei hanno una lunghezza di circa 2 centimetri e sono di colore grigio con l'apice biancastro. Il tronco è grosso e tozzo ed il capo è separato dal corpo dal collo che è molto breve. Il muso termina con un naso molto appuntito e mobile, mantenuto sempre umido da una mucosa che permette di migliorarne la sensibilità, infatti l'olfatto è il senso più importante per il riccio. Il peso di un individuo adulto varia dai 500 ai 1200 grammi.

Le zampe sono molto forti e hanno unghie robuste dotate di 5 cuscinetti che vengono appoggiati tutti al suolo durante il cammino. Questo animale infatti, come gli Ursidi, i Mustelidi e i Procionidi, fa parte dei plantigradi. La coda è corta (circa 2 -4 centimetri) ma molto spessa. Secondo quanto riportato sul sito del Museum of Zoology dell'Università del Michigan, il dimorfismo sessuale è evidente in quanto le femmine sono più grandi dei maschi e possono raggiungere anche i 35 centimetri di lunghezza, mentre i maschi non superano i 30. Le orecchie sono piccole e quasi completamente nascoste dal pelo centimetri.

Habitat e distribuzione

Secondo quanto osservato dall'Unione Mondiale per la Conservazione della Natura (IUCN) In Italia questa specie è distribuita in tutta la penisola oltre che nelle isole maggiori e in alcune isole minori, quali Elba, Capraia, Asinara, Caprera, Procida, Alicudi, con osservazioni occasionali anche a Ustica e Favignana. Può vivere in simpatria con il riccio orientale (Erinaceus roumanicus), come accade ad esempio nell'Italia nord-orientale.

A livello europeo è diffuso fino alla penisola scandinava e al confine con la Siberia, inoltre è stato introdotto nel Regno Unito e in Irlanda. Allo stesso modo questa specie è stata inserita accidentalmente da parte dell'uomo in Nuova Zelanda nel XIX secolo.

Il suo habitat è quello sia degli ambienti aperti soprattutto se ricchi di vegetazione. Si muove inoltre nei boschi decidui o misti che abbiano un sottobosco cespuglioso o ricco di muschio e piante. È inoltre comune nelle aree suburbane e rurali,  in orti e giardini urbani. Sebbene preferisca pianure e colline, la specie si può osservare dal livello del mare fino ad oltre 2.000 m di altitudine.

Cosa mangiano i ricci?

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La dieta del riccio comprende insetti, ragni, lumache, lombrichi, piccoli anfibi, rettili e uova di uccelli che nidificano a terra, ma si ciba anche di sostanze vegetali e in particolare di funghi, bacche, frutta e ghiande. Se doveste incontrare un riccio, ricordatevi che ci sono inoltre alimenti che non deve assolutamente ingerire: innanzitutto il latte vaccino, in quanto non è in grado di digerirlo e rischia di morire in pochissimo tempo. Anche la frutta secca e il pane possono bloccargli la gola causandone il soffocamento. Le mandorle inoltre risultano addirittura tossiche per questa specie. Infine, è meglio evitare anche le camole della farina, perché un consumo eccessivo potrebbe portare a squilibri metabolici.

La vita del riccio europeo

I ricci europei sono animali notturni e solitari e non manifestano comportamenti territoriali. Secondo uno studio condotto sulla popolazione neozelandese, mostrano un evidente aumento di peso in autunno. Questo fattore è presente per entrambi i sessi ed è seguito da un'altrettanto importante perdita di peso nei mesi invernali. Secondo i ricercatori si tratta di una questione legata ai ritmi di assorbimento del grasso. L'ibernazione invernale porta inevitabilmente i ricci ad immagazzinare più sostanze in modo da essere maggiormente isolati nei mesi più freddi ed avere sufficiente energia per il momento del risveglio e per evitare la morte per inedia, ovvero la mancanza di nutrimento. In base al clima in cui si trova, può interrompere il sonno più o meno frequentemente in modo da nutrirsi e urinare.

Sebbene in Europa sia vietato detenere i ricci come animali da compagnia, in Nuova Zelanda è stata osservata l'assenza di ibernazione negli individui che vivono in cattività.

Nel caso in cui questo animale incontri un potenziale pericolo, si immobilizza drizzando gli aculei, importante strumento di difesa. Inoltre, se viene toccato, spesso si appallottola su sé stesso grazie ad una potente fascia muscolare dorsale che permette di nascondere le parti più delicate del corpo. Il riccio europeo inoltre può viaggiare a una velocità di oltre 200 metri l'ora ed è anche in grado di ripararsi in luoghi decisamente ristretti per evitare i rischi.

Essendo animali notturni, durante il giorno, i ricci dormono riparati in nidi poco profondi costruiti con ramoscelli o foglie che possono essere utilizzati anche da più individui (non contemporaneamente). Sebbene non manifestino comportamenti aggressivi verso i propri simili, sono state più volte osservate marcature attraverso la comunicazione feromonale sul limitare di alcuni luoghi condivisi.

La durata media della vita di questo animale varia dai 3 agli 8 anni, ed aumenta di qualche anno se lontano dalle arterie stradali e soprattutto in cattività.

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Durante il periodo dell'accoppiamento maschi e femmine si incontrano e si danno colpi sul muso emettendo un'ampia varietà di suoni: sbuffi, grugniti e sibili. Se il maschio riesce a corteggiare la femmina (la quale appiattisce in questo caso gli aculei), tenta di accoppiarsi più volte. Dopo numerosi accoppiamenti, il maschio lascia la femmina e continua a vagare in solitudine tentando di accoppiarsi con altre femmine fino a quando non inizia a prepararsi per il letargo. Il periodo in cui avvengono gli accoppiamenti coincide generalmente con i mesi di aprile o maggio, quando entrambi escono dall'ibernazione invernale. Con il cambio della stagione il riccio subisce anche un cambio del colore degli aculei e del pelo, i quali si schiariscono in concomitanza con l'abbassarsi delle temperature.

La gestazione dura circa 35 giorni, al termine della quale femmine danno alla luce da quattro a sei piccoli per cucciolata. I ricci neonati sono lunghi circa 6 centimetri, pesano circa 15 grammi e non mostrano i caratteristici aculei, i quali sono ancora nascoste sotto la pelle. Circa 24 ore dopo la nascita, viene assorbito il fluido sottocutaneo in cui erano immersi e le spine vengono rivelate. 2 o 3 giorni dopo, la muscolatura del giovane sarà infine abbastanza sviluppata da permettergli di mantenerle erette. Le spine dei giovani verranno sostituite dopo qualche giorno da quelle più scure, tipiche degli individui adulti. I giovani vengono svezzati nelle prime 4 – 6 settimane, dopodiché diventano indipendenti dalle cure dei genitori e sono in grado di accoppiarsi entro circa 1 anno.

Conservazione e rapporto con l'uomo

La popolazione europea è stabile e viene considerata al sicuro dal rischio di estinzione dalla IUCN, la quale sottolinea inoltre che, nonostante il gran numero di individui investiti lungo la rete stradale, in Italia questi eventi non sembrano essere sufficienti per causarne una minaccia per la sopravvivenza della specie. La popolazione italiana inoltre è decisamente abbondante (anche se non se ne conosce il numero) e non esistono evidenze di declino massiccio su tutto l'ampio areale. Ciò che però sta negli ultimi anni diventando un problema per questa specie è l'utilizzo massiccio di pesticidi, a causa dei quali i ricci rischiano di non trovare sufficienti prede per sopravvivere.

Uno studio condotto nel 2011 in Irlanda però, ha dimostrato che laddove la popolazione non sia sufficientemente numerosa, gli attraversamenti stradali rappresentano invece un problema importante. I ricercatori hanno inoltre osservato che la maggior parte degli individui vittime dell'impatto con i mezzi di trasporto (54%) aveva meno di un anno di età.

La caccia al riccio, molto praticata in passato, oggi è vietata in quanto la specie è tutelata ai sensi della L. 11/02/1992, n.157.

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Claudia Negrisolo
Educatrice cinofila
Il mio habitat è la montagna. Sono nata in Alto Adige e già da bambina andavo nel bosco con il binocolo al collo per osservare silenziosamente i comportamenti degli animali selvatici. Ho vissuto tra le montagne della Svizzera, in Spagna e sulle Alpi Bavaresi, poi ho studiato etologia, sono diventata educatrice cinofila e ho trovato il mio posto in Trentino, sulle Dolomiti di Brenta. Ora scrivo di animali selvatici e domestici che vivono più o meno vicini agli esseri umani, con la speranza di sensibilizzare alla tutela di ogni vita che abita questo Pianeta.
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