9 Luglio 2021
12:38

«Come distinguere un cane che ha bisogno di aiuto»

I social possono essere un mezzo potente per contribuire all'informazione e alla tutela dei cani. Partendo da una nota Facebook molto condivisa su come capire se un cane che incontriamo ha bisogno di aiuto, abbiamo parlato con Flavia Curcio, educatrice cinofila e presidente de La Buona Stella Onlus, associazione che opera nella provincia di Catania.

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Intervista a Flavia Curcio
Educatrice cinofila e presidente de La Buona Stella Onlus
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I social sono un mezzo potentissimo e permettono di raggiungere rapidamente tantissime persone. Molti li vedono come uno strumento negativo, utile solo a diffondere fake news e frivolezze. Sono però uno strumento, appunto, e sta a noi decidere come utilizzarlo e quali contenuti condividere. Un buon esempio di come si possa contribuire all'informazione e alla tutela degli animali è una nota Facebook pubblicata dall'associazione La Buona Stella Onlus nel 2016, che ancora oggi è condivisa tantissimo tra gli amanti degli animali e tra chi si occupa di tutelare i randagi.

Ed è proprio per via dell'enorme quantità di post spesso incompleti, disinformati o parziali, che l'associazione che opera a Catania ha deciso di diffondere la nota, che ha proprio l'obiettivo di fornire gli strumenti e le informazioni giuste per distinguere se un cane che incontriamo ha bisogno di aiuto. Non sempre è facile riconoscere un cane abbandonato e soprattutto non sempre bisogna intervenire. Ci sono cani liberi perfettamente integrati sul territorio che vengono spesso prelevanti senza alcuna necessità. Di questo e altro ne abbiamo parlato con Flavia Curcio, educatrice cinofila, presidente de La Buona Stella Onlus e volontaria che da anni opera nel territorio catanese.

Come nasce l'idea di questo post?

L'idea nasce dal fatto che ogni giorno i social sono sempre più inondati di post di persone che rastrellano il territorio raccattando cani senza criterio. Molti volontari sull'onda dell'emotività, dettata dal pietismo, agiscono senza pensare e intervengono anche quando non ce n'è bisogno. Abbiamo pensato che bisognasse fare qualcosa per spiegare alla gente che i cani non sono tutti uguali, e che non tutti vanno salvati. Abbiamo così iniziato una campagna di divulgazione che è proseguita poi anche con altri post. Un altro, per esempio, spiegava come alimentare i cani liberi evitando di esporli a pericoli inutili. Purtroppo molte persone improvvisano, ma noi vogliamo aiutarle. Quasi due anni fa poi, in maniera del tutto gratuita, insieme ad altri educatori ed educatrici ci siamo occupati insieme all'ASP di Catania di strutturare un corso per i volontari e in quell'occasione abbiamo provato a illustrare tutti gli aspetti di quello che significa aver a che fare con un cane. Il corso fu molto seguito, ma forse non sono stati correttamente recepiti i messaggi.

Come mai secondo lei?

La Sicilia è una regione ad alto tasso di randagismo, ma è anche una delle prime ad avere istituito una legge che permette il reinserimento dei cani sul territorio. Solo che nella mente di alcuni volontari scatta una molla che li spinge a recuperare animali che invece dovrebbero essere lasciati sul territorio. Quindi noi ci battiamo disperatamente contro queste catture indiscriminate. Non vuol dire certamente che ci tappiamo gli occhi o che ce ne freghiamo lasciando morire gli animali. Semplicemente prima di generare allarmismo e agire bisognerebbe riflettere.

Alcuni dei cani accuditi dall'associazione La Buona Stella Onlus

Voi operate soprattutto in provincia di Catania, com'è la situazione lì?

Ci sono i randagi, non possiamo certo negarlo. Non ci sono però questi numeri elevatissimi sbandierati da certe persone. Non è l’inferno che viene descritto. Ci sono abbandoni ed episodi brutti che accadono qui come accadono ovunque. La situazione non è drammatica, a volte la si vuole dipingere così perché in molti ci guadagnano. In primis una certa fetta di volontariato. Ci sono persone che recuperano cani solo per aprire una raccolta fondi e chiedere soldi, per microchip, sterilizzazioni, vaccinazioni. Peccato però che se gli animali sono accompagnati da un verbale della Polizia locale vengono microcippati e sterilizzati gratuitamente. Poi ci sono i canili, che qui in Sicilia non sono comunali ma privati e convenzionati. Quindi molte delle segnalazioni di randagi che potrebbero essere evitate, non solo finiscono per far rinchiudere cani che potrebbero tranquillamente restare liberi, ma generano anche una grossa fetta di guadagno e spesa pubblica che potrebbero essere risparmiati. Infine c'è l'enorme problema delle staffette. Molti chiedono cospicui contributi per le spese di viaggio, che possono certamente essere onerose, ma noi preferiamo altre strade.

E cioè?

Anche a noi arrivano ovviamente richieste da fuori regione, ma quando questo accade la prima cosa che facciamo è chiedere al potenziale adottante se gli va di venire da noi, per conoscerci di persona, vedere come va l'incontro con il cane e poi adottarlo. Questo consente non solo di capire quanto è motivata la persona interessata, ma anche di valutare, seppur solo in maniera preliminare, la compatibilità col cane. In questo modo non c'è bisogno di chiedere soldi.

Com'è invece la situazione per quanto riguarda gli abbandoni?

Gli abbandoni qui da noi ormai ci sono tutto l'anno, non solo in estate. Uno dei problemi principali è che mancano i controlli sui microchip. Nonostante siano obbligatori da oltre 20 anni non c'è assolutamente nessun controllo, e senza controlli le persone continuano a non microcippare il cane, rendendo l'abbandono ancora più facile. Al di là di questo io vorrei che le persone si concentrassero maggiormente sul proprio territorio, perché la cosa più importante. Un'adozione consapevole in zona è sempre più vantaggiosa per tutti, perché ti da la possibilità di conoscere il cane, incontrarlo più volte e procedere con un inserimento graduale. Noi non facciamo leva sul pietismo scrivendo post strappalacrime. Spieghiamo le caratteristiche del cane per trovare la persona giusta. Spesso i nostri post vengono ignorati perché non sembrano un'emergenza, ma vorrei che le persone guardassero con più attenzione gli appelli locali, piuttosto che innamorarsi di una foto di un cane che vive lontano.

La nota Facebook dell'associazione La Buona Stella Onlus:

Come distinguere un cane che ha bisogno di aiuto

I social pullulano di segnalazioni provenienti da ogni parte. Gente che passa, vede un cane e se ne va. Non ha tempo per verificare la situazione, ma ne ha per scattare foto, pubblicare appelli di massima emergenza, innescare polemiche e rispondere ai millemila commenti inutili. Le associazioni sono al collasso, e per di più spesso accusate di non fare abbastanza. I canili scoppiano e i Comuni si lamentano per le ingenti spese che devono sostenere. Gli aeroporti ogni giorno sono gremiti di volontari che si fotografano accanto ai loro kennel pieni di cani che stanno per volare chissà dove. Per non parlare delle staffette, nuovo business che alcuni si sono inventati per sopperire alla disoccupazione. E in mezzo a tutto questo viavai forsennato ci sono loro, i cani, ignari protagonisti di storie che spesso non hanno affatto un lieto fine.

Proviamo a chiederci se tutto ciò sia realmente necessario, cominciando a fare le dovute distinzioni tra le diverse tipologie di cani che possiamo incontrare sul nostro cammino.

CANE SMARRITO: Generalmente si tratta di cani di razza, ma possono essere anche meticci. Frequentemente sono cani di piccola taglia che non hanno molte possibilità di sopravvivere in strada. Indipendentemente dalla taglia, se il cane indossa un collare significa che qualcuno glie lo ha messo, e che quindi qualcuno se ne è preso cura fino a poco tempo prima. Questi cani appaiono agitati e disorientati, attraversano la strada senza capire il pericolo, camminano a zig-zag senza sapere che direzione prendere. A volte seguono le macchine o cercano di entrarci dentro, si comportano come se aspettassero qualcuno. Se ritenete che un cane sia smarrito, fermatelo e mettetelo in sicurezza. Se vi è possibile portatelo da un veterinario o chiamate i vigili per verificare l’eventuale presenza del microchip. Fare foto e andarsene non serve a niente, perché chi lo sta cercando ha bisogno di avere un punto di riferimento per poterlo ritrovare. Se ve ne andate, o lo lasciate andare, il cane potrebbe percorrere in breve tempo anche grandi distanze, rendendo assolutamente vana la segnalazione.

CANE LIBERO ACCUDITO: Si tratta in genere di cani docili e abituati al contatto con l’uomo. Prima di segnalarlo chiedete in zona se qualcuno lo conosce. Ritornate più volte sul posto. Se lo ritrovate nella stessa zona, è probabile che il cane si trovi lì da tempo, che ci sia un tutor che lo segue, e che il cane sia ben inserito in quell’ambiente. In genere questi cani appaiono rilassati, spesso restano sdraiati, non tendono a scappare e sono piuttosto indifferenti alle persone che non conoscono. Segnalare un cane di questo tipo non è certo utile: si rischia di farlo finire in canile senza una ragione. Anche se i cani sono in gruppo (la parola BRANCO purtroppo è intesa sempre nella sua accezione peggiore), non significa affatto che siano pericolosi. Hanno semplicemente formato una famiglia, come noi tendiamo a formare la nostra.

CANE RANDAGIO O SEMISELVATICO: Se il cane tende a fuggire quando ci si avvicina, è probabile che si tratti di un cane nato libero, che non ha avuto molti contatti con l’uomo e non desidera averne. Questi cani mantengono sempre una certa distanza, anche se abbaiano lo fanno da lontano, e quasi mai aggrediscono perché non hanno il coraggio di avvicinarsi. Segnalare cani di questo tipo non ha alcun senso. Sanno cavarsela da soli, non hanno bisogno dell’uomo e pertanto non sono nemmeno adottabili. Mandare in canile un cane di questo tipo equivale ad ucciderlo. Catturarlo per poi spedirlo nel famigerato nord nella convinzione di fare il suo bene, contando su una improbabile adozione, vuol dire avere scarsa conoscenza delle esigenze del cane. Qualsiasi prigione, per quanto dorata, non sarà mai ciò che quel cane desidera.

CUCCIOLI: Non è difficile distinguere dei cuccioli che sono stati abbandonati da quelli che invece sono nati liberi. I primi si ritrovano in genere all’interno di scatoloni, cassette ecc. I secondi li vedrete gironzolare seguendo la madre quando cominciano a lasciare il nido, cioè verso i 30-40 giorni. Soccorrere i cuccioli abbandonati è quasi un obbligo, ma va tenuto presente che un canile, salvo rare eccezioni, non è mai l’ambiente adatto in cui far crescere dei cuccioli. Meno che mai quando si tratta di neonati, che necessitano di essere allattati ogni 2-3 ore. Perciò, se volete aiutarli, metteteli al sicuro al più presto. Se non riuscite a trovare una mamma cagna in allattamento, non vi resta che munirvi di latte in polvere, biberon e santa pazienza. I volontari spesso lo fanno, ma ovviamente non possono farsi carico di centinaia di cuccioli. L’allattamento dura solo un mese, molto meno di quello di un neonato umano. Alla fine del secondo mese potrete metterli in adozione e godervi la soddisfazione di aver salvato loro la vita.

I cuccioli di mamma randagia, invece, non si lasciano avvicinare facilmente. La madre insegna loro quella sana diffidenza che consente a tutti loro di conservare la libertà. Troppo spesso questi cuccioli vengono catturati e tolti alla mamma, sistemati in stalli di fortuna e poi spediti verso ignote destinazioni. I più fortunati trovano adozione, ma non tutti si adattano alla vita in famiglia. Così, finiscono per essere rifiutati o per restare imprigionati in qualche canile del nord. Questi cuccioli vanno semplicemente lasciati crescere in pace nel loro ambiente. Tutto ciò che dovete fare, semmai, è accudirli sul territorio, attivarvi per fare sterilizzare le madri, in modo che il numero dei cani non aumenti a dismisura, e fare lo stesso con i cuccioli femmine quando avranno l’età giusta.

CANE AMMALATO O TRAUMATIZZATO: In questi casi è necessario chiamare i vigili, che a loro volta chiameranno il canile e faranno recuperare il cane. Ma attenzione: quando avrete fatto questo, il vostro compito non sarà finito ma appena cominciato! Non basta segnalare per mettersi a posto la coscienza. Chiedete notizie del cane, andate a trovarlo spesso e datevi da fare per farlo uscire al più presto. Non fatene un prigioniero a vita! Troppi cani restano in canile, dimenticati dai loro “salvatori”, quando invece potrebbero tornare nel loro territorio o essere felicemente adottati!

I canili sono strapieni grazie a molte segnalazioni che davvero non avrebbero motivo di esistere. Se si vuole aiutare un cane bisogna imparare a pensare “da cane”. Quanti dei cani segnalati hanno davvero bisogno di aiuto? Quanti, potendo scegliere, preferirebbero trascorrere la vita tra le sbarre (“però almeno sono vivo, sono al sicuro, mi danno da mangiare”) piuttosto che rimanere liberi, poter decidere se stare all’ombra o al sole, dormire o andare a caccia, cercarsi una tana calda o fresca a seconda della stagione?

La maggior parte dei cani segnalati, accalappiati, spediti, non ha nessun bisogno e nessuna voglia di essere “salvato”. Prima di fare segnalazioni, far girare appelli, cercare stalli e catturare cani, contate fino a mille. E chiedetevi se davvero state facendo la cosa giusta PER IL CANE o per gratificare voi stessi!

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Salvatore Ferraro
Redattore
Naturalista e ornitologo di formazione, sin da bambino, prima ancora di imparare a leggere e scrivere, il mio più grande sogno è sempre stato quello di conoscere tutto sugli animali e il loro comportamento. Col tempo mi sono specializzato nello studio degli uccelli sul campo e, parallelamente, nell'educazione ambientale. Alla base del mio interesse per le scienze naturali, oltre a una profonda e sincera vocazione, c'è la voglia di mettere a disposizione quello che ho imparato, provando a comunicare e a trasmettere i valori in cui credo e per i quali combatto ogni giorno: la conservazione della natura e la salvaguardia del nostro Pianeta e di chiunque vi abiti.
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