Validato da Eva Fonti
Membro del Comitato Scientifico di kodami
Medico Veterinario

Il microchip per cane rappresenta uno degli strumenti più efficaci per gestire il randagismo e aiuta a prevenire il triste fenomeno dell’abbandono degli animali domestici, in primis appunto i cani. Si tratta del metodo che permette di identificare l’animale, introdotto con un accordo Stato-Regioni nel 2003, e che sostituisce il tatuaggio (a partire effettivamente dal 2005 come unico sistema ufficiale di
identificazione dei cani) che veniva posto tempo addietro sul padiglione interno dell’orecchio o nel piatto interno della coscia. Potrebbero esserci però ancora dei cani tatuati: in questo caso, se il tatuaggio è leggibile, non si deve applicare il microchip per il cane. Se invece il tatuaggio risultasse illeggibile, il microchip per il cane è obbligatorio. L’inserimento va fatto entro i due mesi di vita del cane non rappresenta una scelta discrezionale per i proprietari bensì un obbligo di legge passabile di sanzioni.

Come si applica il microchip al cane

Il microchip è un transponder, una capsula di vetro biocompatibile, di piccolissime dimensioni che viene iniettata sotto pelle al cane nella zona del collo, attraverso l’utilizzo di apposite siringhe sterili monouso. L’operazione dura pochi secondi e non è più dolorosa di una semplice vaccinazione.

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Come funziona il microchip

Sfrutta la tecnologia R.F.ID. (Radio Frequency Identification), per cui il chip viene riconosciuto grazie ad onde a radio-frequenza di piccolissima entità che vengono emanate solo se lo specifico lettore viene quasi a contatto col chip. E non nuocciono in alcun modo all’animale.

Ogni trasponder conserva al suo interno un chip decodificabile con la carta di identità del cane che può essere letta solo ed esclusivamente dai veterinari abilitati. Questa è costituita da un codice univoco di 15 cifre, che permette di identificare il proprietario, grazie alla registrazione all’Anagrafe canina, un database digitale al quale il veterinario accede dal suo computer e dove sono inseriti tutti i principali dati del proprietario e del cane.

Inserire il microchip è pericoloso?

È sicuro e certificato. Non esiste motivo per sottrarsi al suo inserimento e non ha alcun impatto né sulla salute del cane, né sul suo carattere o sul suo aspetto. Per togliere i dubbi anche ai proprietari più ansiosi, non esiste la possibilità che venga rigettato, non lede in alcun modo l’animale, non gli dà fastidio, né tanto meno emette onde dannose per la sua salute.

A cosa serve il microchip

L’introduzione della pratica del microchip ha portato moltissimi vantaggi alla salute e al benessere del cane. Intanto, scoraggia l’abbandono e disincentiva questa pratica disumana e ingiusta, ancora molto diffusa. Poi aiuta i cani che si perdono, perché leggendo i dati possono essere riportati a casa dal legittimo proprietario. E ancora, permette di sapere se il cane è stato vaccinato ad esempio contro la rabbia, oppure no. Infine, se l’animale non è microchippato non può viaggiare all’estero.

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Quanto costa il microchip? Si può avere gratis?

Il microchip viene applicato in tutti gli ambulatori veterinari abilitati. Il prezzo varia. Rivolgendosi ai Servizi Veterinari della Asl di riferimento si può avere anche gratuitamente. I cani adottati o i cani che sono stati recuperati e risultano privi del microchip sono, per esempio a carico delle Asl e verrà poi fatto il passaggio di proprietà in caso di adozione. Dipende comunque da Regione a Regione.

Quando va inserito?

Il microchip, nel caso in cui si adotti un cucciolo, deve essere applicato entro i primi due mesi di vita. Lo deve fare obbligatoriamente l’allevatore dei cuccioli o il proprietario che adotta il cane nei rifugi e per legge ha tempo 15 giorni per provvedere all’applicazione.

Cosa succede se il cane non ha il microchip?

Le sanzioni per mancata iscrizione all’Anagrafe canina regionale, vanno da 78 a 233 euro. Le sanzioni per mancata applicazione del microchip entro il terzo mese di vita del cane da 104 a 259 euro.

Chi controlla il microchip al cane?

Il microchip è “leggibile” solo dai veterinari abilitati, dagli operatori dei canili, dalle Asl e dalla Polizia Municipale tramite l’apposito lettore RFID.