Membro del Comitato Scientifico di kodami
Istruttore cinofilo CZ

«Io lo so, quando fa quella faccia lì, lo so che sta tramando qualcosa…» Il fatto che gli animali abbiano una loro vita interiore, fatta di pensieri, emozioni e progetti è ormai cosa assodata, ma a cosa pensano i cani? A cosa pensano quando sono lasciati soli? E poi, che cosa penserà mai il mio cane di me? Piano! Non siamo così arroganti da pensare di sapere cosa pensa un altro individuo. È una cosa che nemmeno con i membri della nostra stessa specie possiamo dire di saper fare. Certo è che, con un pizzico di esperienza, di intuizione creativa e di conoscenza, possiamo provare ad intuire cosa ronzi nella testa del nostro cane, a cosa pensi. Quello che però non possiamo fare è comprendere il come lo faccia.

Soffermiamoci per un istante su questa ultima affermazione. La dottoressa Emanuela Prato Previde della facoltà di Medicina veterinaria di Milano, responsabile del Canis Sapiens Lab, in un intervento riportato nel libro "IL CANE A 360°", spiega che il mondo soggettivo non è indagabile, a maggior ragione quando si tratta di quello di una specie diversa dalla nostra. Parlando delle emozioni dice che benché io sappia per certo che la persona che ho di fronte conosca, per esempio, la paura, quello che non posso sapere è come questa viva la paura, che significato abbia per lei, come la percepisca dentro di sé. Posso solo riconoscere quello che sta provando paragonandolo a quello che provo io, pur sapendo che il nostro vissuto è molto differente. Parlando di cani possiamo provare ad intuire almeno una piccola parte del loro mondo interiore deducendolo dal loro comportamento, dalle loro espressioni, e tutto ciò richiede quantomeno una buona conoscenza di quel soggetto che stiamo osservando, richiede che in qualche modo noi si sia in relazione con lui.

Cosa pensano i cani? Alcune ipotesi

Fatto salvo che ogni individuo è unico ed irripetibile, e che quindi non è possibile generalizzare troppo, proviamo a mettere insieme alcune ipotesi su cosa passi per la testa del nostro cane. Il compito non è affatto semplice, sarebbe come chiedersi: cosa pensa un uomo occidentale? Una domanda del genere non avrebbe alcun senso, serve quantomeno un contesto, una situazione, un minimo di storia biografica dell’individuo, ma anche così sapremmo di vagare in un immenso mare di possibilità, che forse nemmeno la nostra fantasia potrebbe mai elaborare. Quindi, forse, la domanda: Cosa pensa un cane? Non ha molto senso in sé.

Ma certamente qualcosa la possiamo dire, che molta parte dei pensieri dei nostri cani sono dedicati a noi umani. Naturalmente qui parlo di cani che vivono in un gruppo umano, ai cani di casa, nati e cresciuti in un contesto domestico. Ora, attenzione! Piano con il narcisismo. Pensano spesso a noi perché è con noi che passano la maggior parte del tempo; perché siamo noi che condizioniamo quasi maniacalmente la loro vita; perché comprenderci per loro è una questione vitale… e pensare che siamo così diversi da loro!

I cani registrano le nostre espressioni, i nostri stati d’umore, interpretano il nostro linguaggio del corpo: “Quando fa così, poi accade questo e quello!”. Sperimentano la comunicazione diretta, cercano di farci comprendere i loro bisogni, le loro aspettative, i loro desideri, parlando una “lingua” che non è la loro. Una grande faticaccia e, a ben pensarci, credo proprio che siano molto più bravi di quanto non lo siamo noi in questo.

Un momento! Chiariamoci: non sto alludendo alla "comunicazione" legata al training – i comandi – ossia quando noi cerchiamo di insegnare qualcosa ai nostri cani. Sto parlando della vita, in generale, che si conduce insieme. I cani apprendono molto di più dall’esperienza che da quello che noi cerchiamo di insegnarli. Anche perché alle volte siamo lì che vogliamo solo farli sedere, farli sdraiare, farli camminare in modo innaturale… un po’ deprimente per una delle creature maggiormente dotata di intelligenza sociale, non trovate? Parlo del cane, ovviamente.

Come funziona la mente di un cane?

Molti ricercatori si sono dati da fare negli anni per cercare di comprendere il mondo interiore dei cani. Quello che hanno compreso è che il cane, a differenza di ogni altra specie animale, è dotato di una particolare predisposizione ad interpretare il linguaggio umano, soprattutto quello del corpo. Si sono compiute diverse ricerche, per esempio sul Pointing. Per farla breve si tratta di fare degli studi per comprendere cosa capiscano i nostri beniamini quando noi indichiamo qualcosa, per esempio con il dito o con lo sguardo. Gli studi hanno dimostrato che i cani sono naturalmente portati a comprendere questo tipo di segnali senza che vi sia stato del training. Persino i giovani cani, cuccioli di appena 6 mesi, comprendono le nostre indicazioni e agiscano di conseguenze incuriositi dai nostri segnali e comportamenti.

Ma questa è solo la punta dell’iceberg. I cani si fanno domande su cosa noi pensiamo, cosa che prende il nome di “Teoria della mente”. In questo ambito si stanno conducendo ancora ricerche, e tutto ciò non è affatto semplice perché il cane non ci può dire cosa sta pensando a parole. Questo tema, estremamente affascinante, è trattato in alcuni testi, tra i quali il libro delle due ricercatrici Kaminski e Braūer, “Il cane intelligente a modo suo”, pubblicato nel 2008 in lingua italiana. Quello che si è arrivati ad intuire è che i cani cercano di comprendere quello che noi pensiamo delle cose del mondo e tengono in gran conto queste loro conclusioni per costruirsi a loro volta delle opinioni.

Il ruolo delle razze

Ci possono essere differenze nel modo di pensare dei cani a seconda della razza d’appartenenza? Naturalmente sì. Un Labrador osserva il mondo davanti a sé con aspettative e desideri differenti da quelli di un Greyhound o di un Jack Russell Terrier. Hanno vocazioni differenti, rese ipertrofiche dalla selezione artificiale. È come se ogni razza sia ossessionata da alcune cose nello specifico: i Border Collie dalla collaborazione e dall’inseguire; i Labrador Retriever dal tenere oggetti in bocca e dal collaborare con qualcuno per portarglieli; i Pastori Maremmani dalla protezione di uno spazio e dei propri affiliati, eccetera. Questo implica necessariamente che pensino sia cose diverse gli uni dagli altri, sia che lo facciano in modo molto differente. Ed è rilevante perché se voglio fare degli studi, per esempio sul Pointing, devo ben considerare le caratteristiche dei cani che coinvolgo, il loro modo, per esempio, di interpretare una richiesta di interazione da parte dell’uomo. Se coinvolgo cani appartenenti a razze estremamente collaborative otterrò dei risultati, altrimenti potremmo essere molto delusi in caso contrario, arrivando forse a conclusioni molto sbagliate. Potremmo dire: “Il cane non è in grado di comprendere le indicazioni dategli dagli esseri umani!” senza aver noi compreso che invece lo sa fare benissimo, solo che non gli interessa minimamente.

Cosa pensano i cani quando sono soli?

Quando un cane è lasciato solo possono accadere molte cose. Se il cane è equilibrato e non ha problemi nel distacco dagli altri membri della famiglia, spesso passa la maggior parte del tempo a sonnecchiare in attesa che qualcuno rientri. In alcune circostanze, un cane può borbottare nel sonno, agitarsi, può sembrare che corra (chissà se insegue o fugge), può anche ringhiare, scodinzolare e abbaiare eccetera, magari  senza nemmeno svegliarsi. Insomma, può avere una notte agitata, come capita anche a noi. Comunque, tornando alla solitudine – condizione per nulla naturale per il cane – è probabile che pensi soprattutto al nostro rientro, specialmente se non ha nulla da poter fare di più interessante, come scavare una buca in giardino, magari, o abbaiare alla finestra a tutti quelli che passano, o riempire il tempo masticando qualcosa di piacevole (che ci si augura sia qualcosa di adatto a lui, ma non sempre va così…). Del resto la noia è una brutta "bestia" da digerire. Certo, ci si fa anche l'abitudine, ma come abbiamo potuto sperimentare in un anno e più di lockdown, lo stare chiusi in casa non è qualcosa di gradevole per tutti e consideriamo che noi possiamo interagire con gli altri anche grazie alla tecnologia. Certo che non è la stessa cosa (chissà mai se lo abbiamo veramente compreso questa volta…) ma è proprio il caso di dire: «Beh, meglio che niente! Meglio che l'isolamento totale…». Vantaggio che però i cani non hanno quando noi li lasciamo soli. In tal caso possiamo dire che i cani, tra le altre cose, pensano ai loro bisogni, alle loro mancanze, e l'interazione sociale è forse una tra le più difficile da sopportare.

Cosa pensano i cani degli uomini?

Il mio cane pensa di essere un umano "diverso" o pensa che noi siamo cani "diversi"? Difficile a dirsi, ma secondo alcune ricerche condotte nel 2012 dal dottor Gregory Berns, che per la prima volta è riuscito ad eseguire una risonanza magnetica funzionale (fRMI) con dei cani perfettamente svegli, addestrati ad hoc, i cani sanno benissimo che siamo di specie differenti, non pensano di essere umani minus habens né che noi si sia cani usciti particolarmente male. Il dottor Berns e i colleghi hanno potuto vedere che aree differenti del cervello – in particolare della corteccia uditiva – si attivavano quando il cane ascoltava suoni emessi da umani o da altri cani. Quindi, aree diverse del cervello per elaborare stimoli provenienti da fonti diverse. Inoltre è chiaro che il loro comportamento, pensiamo alla comunicazione, si adatti a seconda che abbiano a che fare con un essere umano o con un altro cane. I cani conoscono molto bene la differenza tra noi e loro, difficile che si possano sbagliare. Non so però se sia sempre vero  il contrario visto il comportamento di alcune persone nei confronti del loro compagno canino…

Non escludo che alcuni deficit nello sviluppo del cucciolo possano indurlo in confusione, tal volta, soprattutto se ha vissuto un pessimo periodo di socializzazione, ma anche agli occhi di un moscerino le differenze tra uomo e cane sono evidenti, a maggior ragione se il tuo mondo non si basa esclusivamente sulla vista, ma in gran parte sull'olfatto, come nel caso dei cani. Mi chiedo invece cosa abbiano pensato quei cani nel vedere i comportamenti di certi umani, che scimmiottavano atteggiamenti propri dei cani, nel tentativo di farsi comprendere meglio da loro come, ad esempio, quando andava di moda simulare la "monta" ai danni del proprio cane per dimostrargli chi era a comandare…

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