Reportage a cura di: Ambra Bucciero
Educatrice cinofila

Kei era in fin di vita. Un Pitbull ridotto a pelle e ossa, ritrovato a febbraio 2021  accanto ad una valigia rossa e soccorso dalla Lega del Cane di Trani. Il suo corpo malridotto e lo sguardo perso nel vuoto furono immortalati in una foto, scattata poco prima che lo recuperassero. Un’immagine che è diventata nel tempo il simbolo di una lotta disperata da parte delle volontarie e dei veterinari per restituirgli salute e dignità. Kei aveva anche lo stomaco pieno di pietre, il suo recupero è stato difficile e la sua storia è diventata di giorno in giorno sempre più seguita e conosciuta, come simbolo di una disumanità inconcepibile, andando a colpire quel sentimento di pietas, di umana partecipazione al dolore altrui, ancora fortunatamente presente in molti esseri umani, non necessariamente “animalisti”.

In questi mesi Kodami ha seguito con costanza il percorso di rinascita di Kei, grazie agli aggiornamenti delle persone che si sono sempre occupate di lui. Ma, dopo tanto raccontare, dopo tutti gli sforzi dei volontari della Lega del Cane e del suo presidentessa Mariella Lavarra, dopo tante cure e preoccupazioni, i tanti appelli per la sua adozione e le relative richieste giunte all'associazione, a distanza  di cinque mesi dal suo ritrovamento e, soprattutto, dopo che il clamore iniziale si è irrimediabilmente spento, che fine ha fatto Kei? Chi è ora? E, soprattutto, perché non è stato ancora adottato? Siamo andati a conoscere lui e le meravigliose persone che gli sono ancora accanto e questa è la storia di Kei, oggi.

Quella valigia rossa e il ricordo del recupero di Kei

«Non sapremo mai con certezza quale nesso ci sia stato tra Kei e il trolley accanto al quale è stato ritrovato disteso – racconta Stefania Simone, volontaria della Lega del Cane di Trani – Ma l’agonia in cui versava  al  momento del ritrovamento ci ha fatto fortemente dubitare del fatto che in quel punto sia potuto effettivamente arrivare da solo. Se poi non è stato “scaricato” dentro la valigia, è facilmente pensabile che in quel giorno di gelo e in quella distesa ostile di sassi abbia cercato un po’ di tepore e di comodità mettendosi accanto a quell’oggetto».

Valigia o non valigia, quell’ammasso di ossa, ben lontano dal potersi definire ancora un cane, è stato ricoverato in una clinica veterinaria di Bari in condizioni che lasciavano ben poche speranze di miglioramento. Ma, a dispetto di quel che si temeva, Kei dopo una lentissima ripresa e due settimane di ricovero, è stato dimesso per proseguire le cure a casa grazie alla disponibilità di chi lo sta temporaneamente ospitando in attesa della sua adozione e sempre con il supporto dei volontari della Lega del Cane di Trani che si sono nel frattempo resi disponibili ad occuparsene.

Kei, una macchia chiara risplende tra il bianco e l’azzurro di Trani

Kei arriva a passo svelto insieme a Chiara e Stefania, le volontarie della Lega del Cane  che ci accolgono dinanzi alla Cattedrale di Trani. Il Pitubll tra di loro è una lucente macchia marrone che risplende in lontananza tra il bianco accecante della famosa pietra di Trani ed un mare azzurrissimo.

E’ lui a far subito da testimone a saluti e presentazioni tra umani che condividono lo stesso ideale di un mondo in cui il rispetto per qualsiasi essere vivente è il primo passo per una convivenza possibile tra le varie specie che abitano il Pianeta. Kei è lì, presente e partecipe all’incontro e finalmente può ben essere descritto come un cane che può avere serenamente il suo posto nel mondo: ha uno sguardo fiducioso, per nulla diffidente o a disagio per la presenza ravvicinata di noi estranei, assiste alle nostre conversazioni a tratti positivamente incuriosito dalle proposte di avvicinamento e di contatto avanzate da qualcuno dei presenti. E’ difficile “resistergli”, del resto: è simpatico, bello ed accogliente.

Si muove curioso lungo il porto e per i vicoli della città vecchia e, tra una coccola e l’altra di persone che incrocia in giro, riesce a esplorare tranquillo gli odori a cui era particolarmente interessato. Kei è un cane aperto alle persone e desideroso di raccogliere qualunque proposta arrivi da Stefania e Chiara, ovvero da coloro che in questo contesto rappresentano per lui i suoi principali punti di riferimento. Il giovane Pitbull si affida a loro e le cerca con lo sguardo per essere rassicurato in quei  momenti di incertezza dovuti, chiaramente, all’interazione con un ambiente urbano un po’ troppo pieno di stimoli da dover gestire per uno che si sta riaffacciando alla vita.

Kei, gioia e tenerezza: la vita che rinasce, le cicatrici del passato e l’aspettativa per il futuro

Incontrare Kei vuol dire essere stati travolti da due sentimenti contrastanti: una sensazione di gioia e di leggerezza per l’indubbia rinascita alla vita di un essere vivente ben pronto a collocarsi in una nuova famiglia e, al tempo stesso, una sensazione di tristezza e tenerezza che viene a galla nel guardare quel corpo provato e coperto di cicatrici e quei  due  bellissimi occhi a tratti un po’ persi nella evidente ricerca di una guida sicura a cui potersi affidare e  far riferimento e che rivelano  un trascorso sicuramente poco felice.

Proprio per questo, ovvero per poter accogliere un cane nel migliore dei modi  e gioire davvero insieme di una vita insieme, per adottare Kei è necessario avere la capacità di mettere da parte il suo passato senza però dimenticarlo. Stefania racconta, infatti, che lei e gli altri volontari della Lega sono giustamente «esigenti» nella ricerca di un adottante per Kei. «Cerchiamo una persona disposta ad essere dinamica tanto quanto lui, con l’energia e la voglia di dedicargli del tempo, di  seguirlo con pazienza in questo percorso di crescita,  anche affiancati da un educatore cinofilo che possa fornire all’adottante maggiori strumenti per la conoscenza del cane e per un inserimento adeguato. Kei ha bisogno di una persona  disposta a comprendere il suo passato e i relativi strascichi, qualcuno che non abbia già altri cani maschi e gatti».

Chi può adottare Kei? L’identikit della persona ideale

Ma è davvero così “esigente” l’appello  della Lega del Cane di Trani? In realtà no: è una richiesta giusta e fatta a misura delle necessità del giovane Pitt. Il possedere la  voglia di dedicare il giusto tempo o l’essere dinamici nel caso dell’adozione di un cane giovane e ormai in salute  non costituiscono i requisiti necessari  per poter accogliere Kei ma quelli minimi, ovvero indispensabili per poter accogliere qualsiasi cane, la cui adozione, ricordiamolo, non costituisce un obbligo per nessuno.

Ogni cane, come ogni essere umano, rappresenta un individuo unico e irripetibile, pertanto non equiparabile a nessun altro. La conoscenza del suo passato, della sue caratteristiche individuali, delle sue difficoltà, dei suoi punti di forza, delle sue emozioni e dei suoi bisogni psichici oltre che fisici, costituisce la base imprescindibile per poter adottare non solo Kei ma qualsiasi individuo. Del resto, come conoscere una persona non equivale a conoscere l’intero genere umano, così l’aver già vissuto con un cane o con più cani nella nostra vita non ci rende necessariamente conoscitori di tutti i cani esistenti.

E  quando gli strumenti per l’acquisizione della  conoscenza di un individuo mancano, come spesso inevitabilmente avviene  trattandosi di una specie che comunica in modo ovviamente differente da quella umana, un professionista dovrebbe sempre accompagnare cane e adottante in  un percorso di inserimento, di conoscenza reciproca  e di conseguente crescita. E questo è l’auspicio di Stefania: «Cerchiamo una persona consapevole e pronta a instaurare la giusta relazione con Kei. Ma dopo il suo ritrovamento e il clamore iniziale che la sua storia ha suscitato sono giunte richieste di adozione che non potevamo accogliere o per la mancanza nei richiedenti delle condizioni necessarie o per la totale superficialità delle stesse, evidentemente mosse da molta emotività  e troppo poca ponderazione».

Le tante richieste di adozione e poi una coltre di silenzio su Kei

«Attualmente siamo circondate da un silenzio totale: Kei è caduto nel dimenticatoio e non riceviamo neanche una richiesta, neanche di quelle “peggiori” e questo non può che gettarci nello sconforto e nella preoccupazione», continua Stefania mestamente, aggiungendo che attualmente Kei, pur vivendo una vita di  “comunità” insieme a tante persone che si avvicendano per permettergli di uscire e fare due passi, avrebbe bisogno di certezze e di un punto di riferimento stabile ed affidabile senza il quale diviene difficile permettergli di affacciarsi nuovamente al mondo in modo sereno.

«La storia di Kei ha avuto un risalto non indifferente perché le immagini e i video del suo ritrovamento, essendo state pubblicate sui social, hanno avuto la possibilità di arrivare al cuore dei più ma di cani ritrovati abbandonati in condizioni simili o con storie talvolta anche peggiori il canile da noi gestito, come  tanti altri, ne è pieno», sottolinea la volontaria, aggungendo che l’unica differenza risiede spesso nel fatto che non sempre si ha la possibilità e la prontezza di filmare o fotografare quei momenti per renderli noti ad un gran numero di persone.

I tanti Kei nei canili d’Italia: cani adottabili destinati a una vita in canile

Di Kei, insomma, ne esistono un’infinità. Cani perfettamente adottabili e sani che, anziché soggiornare in canile temporaneamente al solo scopo di raggiungere nuove famiglie e così ricominciare a vivere, ci restano invece per tantissimi anni e spesso sino alla morte.

Ed ecco che un luogo pensato e costruito per un soggiorno temporaneo diviene luogo di detenzione in cui le giornate diventano tutte uguali, in cui esseri senzienti dalla mente ricca e complessa e dalla capacità di provare una infinità di emozioni vivono in piccoli spazi guardando sempre lo stesso punto, attraverso una rete metallica, per ogni minuto della giornata. Una vita che non può definirsi tale, nonostante gli sforzi dei volontari per renderla migliore.

Resta sempre un mistero, destando  meraviglia e una conseguente notevole commozione, come i più fortunati che vengono scelti, soggetti che hanno vissuto anni in condizioni di deprivazione per le quali un essere umano sarebbe già impazzito, restino poi sani di mente e capaci di adattarsi perfettamente nelle famiglie che decidono di adottarli. E’ la grande capacità di tanti cani più che di resistere di essere resilienti e di avere poi la forza di ricominciare, anche adulti, a vivere la vita che finalmente qualcuno gli ha concesso di avere fuori dalle gabbie in cui erano costretti a stare.

Gli abbandoni e le adozioni inconsapevoli, condanne a vita per i cani

«Gli abbandoni esistono tutto l’anno – ricorda Stefania, facendo vagare gli occhi intorno nella struttura perfettamente tenuta dalla Lega del Cane a Trani –  Sono conseguenza di scelte umane di una superficialità estrema, attuati da  gente che non è minimamente consapevole dell’impegno e della responsabilità che l’adozione di un cane comporta».  Gente che ha preso un cane come se fosse un giocattolo, magari per  bambini che poi si stufano. O persone che non accettano di ritrovare qualche pelo di troppo in casa, non disposte a comprendere l’individuo con cui vivono e che poi si ritrovano a fronteggiare problemi derivanti da un cane frustrato perché non appagato nei suoi  bisogni primari. E poi, ancora e purtroppo, persone che nel periodo estivo se ne vanno in vacanza e decidono di abbandonare quello che doveva essere un “compagno di vita”.

La casistica delle motivazioni di  abbandono  è infinita e Kei, come tanti altri cani, è in attesa di ricevere una seconda possibilità da chi sarà in grado di mantenere appunto una promessa che dura tutta l’esistenza. Un patto di amicizia, di protezione e di cura che è stato già una volta disatteso.

Adozioni consapevoli: scegliere di vivere con un cane ti cambia la vita