Una storia che si ripete ogni anno e che vede protagonista, ancora una volta, l'incoscienza dell'uomo. Parliamo degli incauti prelievi di cuccioli di capriolo, strappati dalle madri perché ritenuti abbandonati. Una pratica che priva queste creature delle cure materne di cui hanno un fondamentale bisogno durante le prime settimane di vita. Nato nel 2004, il Centro Recupero Animali Selvatici di Bernezzo, in provinca di Cuneo,si occupa di curare, riabilitare (e dove è possibile liberare) esemplari di fauna autoctona trovati in difficoltà, svolgendo un ruolo fondamentale nella loro reimmissione in natura.

«I piccoli di capriolo vengono allevati dal nostro staff e nutriti con apposito latte fino allo svezzamento – ha spiegato a Kodami Beatrice Gammino, uno dei membri che compongono lo staff del Cras di Bernezzo -. Verso l’inizio dell’autunno, i piccoli vengono trasferiti in un’oasi protetta, dove trascorreranno circa 1 anno in uno stato di semilibertà, in cui potranno disabituarsi all’uomo. Passato questo periodo, verranno nuovamente trasferiti dall’oasi protetta alla natura, dove potranno ufficialmente iniziare la loro vita in libertà».

Quando sono in cerca di cibo, le madri di capriolo lasciano i loro figli momentaneamente incustoditi: ecco perché, quando ci si imbatte in un cucciolo, bisogna capire se si trovi realmente in pericolo: «Se il piccolo è visibilmente ferito o ha delle mosche intorno – spiega ancora Beatrice -. che sono indice di malessere, non esitate a contattare i Cras o gli organi competenti per il recupero della fauna selvatica sul vostro territorio. Se il piccolo non è visibilmente ferito, ma in una situazione di pericolo, come in un campo da sfalciare o sul ciglio di una strada, anche in questo caso contattate i Cras e gli organi competenti».

Non solo caprioli, però. Sono numerose, infatti, le specie animali che hanno bisogno dell'aiuto del Centro: «La maggior parte degli animali che arrivano al centro sono sicuramente quelli più comuni, poiane, merli, gazze, volpi e tassi. Sono loro i più interessati da incidenti di diverso tipo – afferma Beatrice -. Infatti le principali cause di arrivo al centro sono proprio di origine antropica. Mi riferisco ai traumi da urto, causati con lo scontro con autovetture, vetrate o con cavi elettrici».

Fauna autoctona ma anche specie animali che non vivono nel nostro Paese: «Il recupero più singolare è quello di una bertuccia in Valle Stura – ci racconta Beatrice -, questo animale è probabilmente scappato da chi lo deteneva, forse, illegalmente». Proprio la detenzione e il traffico di animali selvatici, soprattutto esotici, rappresenta il vero pericolo per la sopravvivenza di queste creature: «Il prelievo e la detenzione di un esemplare di fauna selvatica è punibile ai sensi della legge 157 del '92 – spiega Beatrice-. Il traffico illegale, soprattutto di specie esotiche, è infatti una delle principali cause di estinzione di molte specie e di perdita della biodiversità».

Ennesimo cucciolo di capriolo soccorso, l'appello a non toccare gli animali selvatici