Piero Tomei è uno dei tanti giovani che hanno deciso di non abbandonare il proprio territorio di nascita e di dedicare la propria vita alla pastorizia. Fin da quando era bambino ha sempre avuto un interesse viscerale verso quei territori aspri e paradisiaci che solo il selvaggio Appennino centrale riesce ancora a preservare. Ha 29 anni, e da quando ne aveva 8 ha cominciato il lungo e faticoso percorso che lo avrebbe portato a diventare un pastore di mestiere. Vive a Bagno, una frazione della città dell'Aquila, nel cuore profondo dell'Abruzzo. Qui, in una terra da cui la maggior parte delle persone va via, ha intrapreso il difficile lavoro del pastore di pecore, tra paesaggi mozzafiato, cani da pastore e – ovviamente – i lupi.

«Il lupo fa solamente il suo lavoro, noi dobbiamo fare il nostro»

Di recente grazie a un bellissimo video realizzato dall'associazione Io non ho paura del lupo, che tra le tante lodevoli attività si occupa di coesistenza uomo-selvatici e di promuovere la tutela della natura e della biodiversità, ha raccontato la sua storia fatta convivenza e rispetto col predatore più temuto dai pastori, il lupo. Il racconto di una coabitazione consapevole di certo non facile e priva di costi, ma decisamente controcorrente di questi tempi: «Per quello che ho detto sono stato pesantemente attaccato sui social – ha raccontato Piero Tomei a Kodami – anche a livello personale».

Il suo è infatti un punto di vista non sempre condiviso dai suoi colleghi, che spesso si trovano ad affrontare gravi perdite a causa del predatore. «Il lupo fa solamente il suo lavoro e noi dobbiamo fare il nostro, e cioè difendere i nostri animali – ha raccontato Tomei – I lupi, così come gli altri predatori, vivono su queste montagne da prima che arrivassimo noi e hanno tutto il diritto di restarci. Ci sono conflitti e problemi, è inutile negarlo, ma la colpa è anche e soprattutto nostra che abbiamo invaso i loro territori arrampicandoci sempre più in alto con abitazioni e città sulle montagne».

Storie di convivenza, la testimonianza di Piero Tomei raccolta dall'associazione Io non ho paura del lupo

Cosa significa subire un attacco dai lupi: «Lo sento ancora nelle ossa»

Eppure la convivenza basata sul rispetto che traspare da ogni parola del racconto del giovane pastore ha avuto anche momenti molto difficili: «Era il 2015 e lavoravo insieme a un altro pastore. Un giorno ero fuori per delle commissioni e mi chiamò. ‘Torna, muoviti che è successo un casino. Non te lo dico al telefono, devi vederlo", mi disse. Mi precipitai subito in montagna, e la scena che mi trovai di fronte fu terribile». Il racconto di Tomei prosegue con voce tremolante, la storia che ha vissuto non può che segnare la vita: «Lo sento ancora nelle ossa».

I lupi avevano attaccato non solo le sue pecore, ma anche un'intera famiglia di cani da guardiania: «Sembrava fosse scoppiata una bomba. In totale rimasero uccise 50 pecore su 70, alcune delle quali morirono per le ferite i giorni successivi, altre invece erano rimaste schiacciate durante la fuga». I lupi infatti non erano entrati nel recinto: sono state le stesse pecore, terrorizzate, a distruggere la recinzione e ad uscire. «Fu un vero massacro, ho perso persino un'intera famiglia di cani pastore, una coppia e i loro due cuccioli. Alcuni di loro ho fatto persino fatica a riconoscerli».

«Dare la colpa al lupo è come prendersela col maltempo»

Tomei però non ci ha pensato neanche per un secondo a dare la colpa al lupo, nonostante le perdite emotive ed economiche incalcolabili: «La prima cosa che ho pensato è che sono stato uno stupido. Dovevamo costruire recinzioni migliori. Avevo usato una rete non adatta, e ho capito di aver sbagliato. Dare la colpa al lupo non ha senso, è come prendersela col maltempo, la pioggia o il vento. È un elemento naturale come tutti gli altri, appartiene alla montagna e la montagna appartiene a lui. Un pastore sa quali rischi corre se decide di fare questo mestiere e deve accettarli. Ci sono le malattie, le ferite, le cadute nei dirupi e il lupo».

La consapevolezza dell'importanza del lupo come elemento imprescindibile per gli ecosistemi è un punto fermo nei pensieri del pastore bagnese: «Ricordo che quand'ero bambino e leggevo i libri di scienze a scuola, il lupo e l'orso erano al vertice della piramide alimentare, appena sotto l'uomo. Ha quindi tutto il diritto di far parte dell'ecosistema insieme a noi. Abbiamo ridotto noi il suo habitat ed è normale quindi che aumentino i conflitti e le occasioni di contatto. Il lupo è fondamentale per gli ecosistemi, ci aiuta a tenere sotto controllo cinghiali, caprioli, cervi e altri erbivori che possono trasmettere ai nostri animali anche malattie molto pericolose, come la brucellosi. Elimina gli elementi più deboli e malati, mantenendo sano l'ambiente. Per questo me la prendo spesso con chi dice che vuole ucciderli. Ridurre numericamente i branchi non fa altro che renderli più deboli, poi è normale che attacchino i domestici, perché non hanno più la forza di abbattere i selvatici. Il segreto della convivenza sta tutto nei cani».

I cani e l'uomo, il segreto della convivenza col lupo

I cani da pastore sono infatti l'altro punto fermo della vita di Piero Tomei, non solo in ambito lavorativo. Da millenni questi coraggiosi custodi delle greggi ci aiutano a difendere il bestiame dai predatori e Tomei lo sa bene: «Il cane è la base di tutto. Dopo aver subito l'attacco nel 2015 ho capito che era con loro che dovevo lavorare di più. E così oggi vivo con 25 cani, non tutti da lavoro ovviamente. Passo con loro praticamente tutto il giorno, col sole e con la pioggia, stiamo sempre insieme e li considero come miei pari. Alla fine sono i cani a fare quasi tutto il lavoro e mantenere al sicuro gli animali, e non posso che considerarli come fratelli. La nostra è una relazione basata sul rispetto e la fiducia reciproca». Tanti cani anche per via della passione e delle scelte personali di Tomei: «Ovviamente il numero dei cani necessari poter proteggere efficacemente un gregge dipende da vari fattori: numero di pecore, territorio, tipologie di pascoli. In base al contesto locale di solito ne servono anche molti meno».

Tra loro ci sono 15 Pastori Abruzzesi e Tomei ci ricorda con orgoglio che sono stati riconosciuti persino patrimonio culturale dalla Regione Abruzzo. Sono divisi in due gruppi, e tra questi spiccano Crono, Caronte, Persefone, Efesto, Orsa. Da quando ci sono loro a difendere il gregge non ci sono stati altri attacchi: «Per mantenere i cani spendo 12mila euro l'anno, 8mila solo per l'alimentazione. Praticamente quello che spendo per mantenere tutte le mie 200 pecore. Ma la spesa viene ripagata a lungo termine perché anche un solo attacco di lupo potrebbe farti perdere molto di più, non solo in termini di valore dei singoli capi ma anche per tutto quello che ruota intorno alla produzione degli animali. In ogni caso lo faccio con piacere, perché "il problema dei lupi" si risolve proteggendo le proprie pecore, non eliminando il predatore».

Quella di Piero Tomei è una storia silenziosa di convivenza, passione e sacrifici. Nessuno nega che non sia difficile convivere coi grandi predatori, ma il racconto del giovane pastore abruzzese ci ha dimostrato che non solo è possibile trovare un equilibrio tra ambiente, lupi e pastori, ma che la coesistenza e la prevenzione sono l'unica strada da seguire.

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