Il giro d’affari vale milioni e movimenta ogni anno, secondo le stime, 46mila cani soltanto in Europa: del commercio illegale di cuccioli di razza(o presunta razza) dai Paesi dell’Est, su Kodami abbiamo parlato spesso, analizzando con gli esperti l’enorme sofferenza provocata agli animali, sia ai cuccioli sia alle madri sfruttate come fattrici, e il modo in cui le organizzazioni criminali vi hanno messo le mani sopra per massimizzare i profitti. Se per lungo tempo però questa piaga è passata quasi totalmente sotto traccia, negli ultimi tempi la sensibilità e l’attenzione verso il tema sono aumentate, portando a nuove strategie per contrastarla.

L’ultimo ad agire in questo senso è stato l’Ordine dei Medici Veterinari di Firenze e Prato, che ha siglato un protocollo con i carabinieri forestali finalizzato a contrastare «ogni forma di illegalità nell’allevamento e nel commercio dei cani, spesso importati dall’estero attraverso canali diversi da quelli riconosciuti e controllati». L’obiettivo, spiegano carabinieri e Ordine, è «trarre il massimo contributo dalle iniziative proprie di ciascun firmatario, giungendo a un proficuo scambio di informazioni derivanti dalla collaborazione di tutti i medici veterinari che ricevono e visitano questi animali nelle proprie strutture, rilevando irregolarità nell’identificazione o incongruenze nella documentazione sanitaria, fino alla creazione di una ‘banca dati’».

Il protocollo per fermare il traffico illegale di cuccioli

Uno scambio di competenze tra chi indaga sui reati contro gli animali e chi gli animali li cura, che punta in primis a tutelare il loro benessere, ma anche a difendere chi svolge il lavoro di allevatore rispettando la legge e chi acquista i cuccioli e spesso li vede morire nel giro di poche settimane. Anche questo un modo per alimentare il traffico: i cani vengono quasi sempre movimentati in condizioni estreme, ammassati l’uno sull’altro in auto e furgoni, senza vaccinazioni, in condizioni igienico sanitarie inesistenti e ancora troppo piccoli per viaggiare. Il che comporta l’arrivo nelle case e dopo pochi giorni, spesso, la morte, che spinge le persone ad acquistare altri cuccioli sfruttando la sofferenza di animali e umani.

La firma del protocollo, avvenuta nei giorni scorsi, si inserisce nell’ambito del Progetto Perla, partito proprio su iniziativa dell’Ordine dei Veterinari di Firenze e Prato: «Il commercio di animali di affezione costituisce un settore economico in costante espansione, di notevole valenza economica, con una rapida evoluzione di modello – spiegano i professionisti – In coerenza con regole commerciali di riduzione dei costi di produzione, a fronte di una domanda in crescita, spesso orientata dalle mode ed economicamente remunerativa, si è andato affermando un commercio basato essenzialmente sulla importazione e vendita di animali dall’estero, attraverso l’intermediazione tra allevamenti ed una rete di trasporto e commercializzazione, spesso al di fuori dei canali riconosciuti e controllati».

«Minimo rischio massimo profitto», il mantra del business illegale di cuccioli

Un sistema produttivo «complesso e strutturato», che come già spiegato su Kodami risponde al criterio del minimo rischio, massimo profitto: il commercio dei cuccioli di razza ha un enorme potenziale economico, e se svolto illegalmente comporta rischi molto minori rispetto ad altri reati e business illegalità come per esempio il traffico di droga e armi.

«Il medico veterinario è chiamato a gestire la salute degli animali, a tutti gli effetti vittime di questi casi, talvolta in un difficile contraddittorio tra utenti e commercianti, in percorsi terapeutici talvolta complessi e costosi», spiegano dall’Ordine, confermando così come i veterinari spesso si ritrovino a dover curare cuccioli affetti da numerose patologie, comprati tramite canali abusivi per spendere meno, estremamente sofferenti e spesso condannati a morte certa o a cure che si rivelano alla fine molto più costose che acquistare in allevamenti certificati e in regola con certificati e normative.

L’accordo siglato tra veterinari e forestali mira quindi ad affrontare questa piaga a 360 gradi, in un reciproco scambio di competenze e informazioni. Iniziative di questo genere però possono avere successo soltanto se alla base c’è una corretta educazione all’adozione responsabile, che va inculcata prima di tutto nelle persone che acquistano questi cuccioli pur davanti a campanelli d’allarme evidenti come appuntamenti in strada per la consegna, prezzi troppo bassi, numeri di cellulare di riferimento che cambiano in continuazione e richieste di pagare in contanti.

«Il problema è come si interpreta la vita – aveva sottolineato a Kodami l'europarlamentare Isabella Adinolfi, membro del Welfare and Conservation of Animals – Decidere di vivere con animale dovrebbe significare decidere di allargare la famiglia, essere consapevoli che prendiamo a vivere con noi qualcuno che dipende da noi, che ha dei sentimenti, che ci vorrà bene ma nei confronti del quale avremo degli oneri da sostenere. Non è un oggetto: è un essere senziente con dei sentimenti. E si possono "comprare" i sentimenti?».