Mercoledì 6 ottobre la Ministra spagnola dei Diritti Sociali, Ione Belarra, ha presentato i dettagli della proposta di legge nazionale riguardo la protezione degli animali da compagnia. Il testo della normativa, nelle sue 65 pagine, tratta molti argomenti, tra cui quella di istituire l'obbligo di frequenza ad un corso formativo per poter adottare un cane. Viene definito anche il divieto di occuparsi privatamente della nascita di cucciolate di animali da compagnia senza l'approvazione da parte dell'ente preposto e dovrebbe nascere anche di un registro nazionale degli animali da compagnia. Affinché la norma entri in vigore bisognerà però attendere il gennaio del prossimo anno, quando verrà presentata al Congresso e, se approvata, potrà finalmente diventare realtà a partire dal 2023.

Il 50% degli animali da compagnia in Spagna non è registrato

Secondo quanto riportato nel testo della proposta di legge, nel paese iberico una famiglia su tre possiede un animale domestico: «Circa il cinquanta per cento degli animali che vivono all'interno delle case spagnole sono al di fuori del controllo ufficiale, in quanto non possiedono un documento di riconoscimento – si legge nell'introduzione del testo – Questo comporta un rischio non solo per la loro tutela, ma anche per la sicurezza e per la salute pubblica nazionale».

Proprio per questo motivo, a pagina 14, vengono descritte le modalità con cui la Spagna si prefigge di creare un sistema statale di registro degli animali da compagnia che verrà regolamentato completamente a livello nazionale. Questa modalità sostituirà quindi le procedure che fino ad ora erano delegate alle singole comunità autonome, le quali resteranno però responsabili dei progetti di formazione in ambito di tutela del benessere animale attraverso campagne pubblicitarie per la sensibilizzazione contro i maltrattamenti.

Nessun dettaglio approfondito riguardo la proposta dei corsi di formazione per adottare i cani

Se riguardo al tema del registro nazionale degli animali domestici il testo si dilunga approfondendone ogni dettaglio, non si può dire altrettanto per quanto riguarda il capitolo che tratta l'istituzione del corso di formazione obbligatorio per l'adozione, una soluzione di cui da tempo si parla anche in Italia: «Le persone titolari o responsabili dei cani dovranno realizzare un corso di formazione il cui contenuto verrà adeguatamente determinato – si legge – Inoltre tutti i cani dovranno essere classificati come correttamente socializzati attraverso un'osservazione del comportamento e adeguati percorsi dedicati». Per scoprire le modalità con cui verrà realizzata questa interessante innovazione e chi determinerà l'adeguatezza del comportamento dei singoli cani, bisognerà quindi attendere l'approvazione della legge e la pubblicazione delle normative dedicate.

Laura Arena, veterinaria esperta in benessere animale e componente del comitato scientifico di Kodami, spiega quali sono i fattori importanti affinché questa legge possa avere davvero degli ottimi risultati: «Questa proposta avrà senso solo se la formazione sarà di buon livello, se si parlerà davvero di gestione corretta degli animali, se si approfondiranno i dettagli della loro comunicazione e se l'obbligo sarà davvero fatto rispettare da tutti. Non sarà facile, ma rappresenta indubbiamente un passo avanti per un paese che sta cercando di mettersi al pari con il resto d'Europa dal punto di vista delle normative sul benessere animale».

Vietare le cucciolate casalinghe: perché è un'ottima idea

Nell'articolo 33 della proposta di legge viene determinata inoltre un'ulteriore novità: «Sarà indispensabile evitare la riproduzione incontrollata di animali da compagnia: le cucciolate potranno nascere solo in allevamenti autorizzati». Proprio questo punto è di fondamentale importanza secondo Laura Arena: «Bisogna dire che in Catalogna questa normativa è già in vigore. Si tratta indubbiamente di un ottimo modo per disincentivare le cucciolate cosiddette "domestiche" a causa delle quali purtroppo molti cani vengono poi abbandonati: per essere allevatori bisogna essere adeguatamente preparati e conoscere le razze di cui ci si occupa. Solo in questo modo si può avere la certezza di assicurare agli animali il vero benessere».

In conclusione vengono infine determinate le sanzioni per chi non rispetta le nuove leggi. Se il crimine verrà definito di lieve entità, la multa potrà raggiungere i 30 mila euro, ma se invece verrà considerato grave, il colpevole dovrà pagare fino a 600 mila euro: «In ogni caso – viene sottolineato nel testo – le entrate riguardanti queste sanzioni verranno destinate, da parte delle autorità, a progetti che abbiano come interesse la protezione degli animali.