3 Marzo 2022
12:13

Trofei di caccia: alla Camera una proposta di legge per vietare di portarli in Italia

In occasione del World Wildlife Day, è stata presentata alla Camera dei Deputati una proposta di legge per vietare l'importazione e l'esportazione delle parti di animali uccisi durante la cosiddetta "caccia al trofeo"

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Sparare ad un leone, una tigre, una zebra, un elefante per strappargli un macabro souvenir da appendere in salotto. È la triste realtà della “caccia al trofeo”, l’anacronistico e crudele “sport” che solo dal 2014 al 2018 ha portato in Unione Europea quasi 15.000 trofei di caccia di 73 specie protette a livello internazionale, di cui 322 in Italia. Contro questo scempio, che non si è fermato neanche in tempo di covid, visto che in Italia tra il 2019 e il 2020 sono arrivati 105 trofei di caccia di 13 differenti specie di mammiferi protette dalla CITES (tra le quali leoni minacciati, elefanti africani in pericolo e rinoceronti neri in pericolo critico di estinzione), per la prima volta viene presentata una proposta di legge che prevede il divieto di importazione, esportazione e ri-esportazione da e per l’Italia dei trofei di caccia di specie protette dalla CITES e una pena, in caso di violazione del divieto, con l’arresto fino a tre anni e un’ammenda fino a 200.000 euro e 300.000 euro in casi di recidiva, nonché la confisca dei trofei di caccia che, sentita la Commissione CITES, saranno distrutti o utilizzati a fini didattici. Un’azione concreta per contrastare finalmente un traffico disumano e cruento che massacra animali inermi, devasta l’ambiente e non porta nessuna ricchezza ai paesi africani teatro di questo triste turismo.

Presentata alla Camera la proposta di legge per fermare la caccia al trofeo

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La conferenza stampa di presentazione della legge contro i trofei di caccia, ieri sera alla Camera dei Deputati(credits:HSI)

La proposta è stata presentata ieri sera alla Camera dei Deputati a Roma in occasione del World Wildlife Day dai suoi primi firmatari, gli onorevoli Vittorio Ferraresi e Francesca Flati (M5S), insieme alla Direttrice per l’Italia di Humane Society International (HSI) Martina Pluda. «Si tratta della prima iniziativa legislativa sull’argomento, con il potenziale di posizionare l’Italia come leader per la protezione della biodiversità e la conservazione sostenibile della fauna selvatica – spiega la Pluda che aveva ad ottobre aveva presentato a Roma #notinmyworld  una campagna per sensibilizzare politici e cittadini contro una pratica che l’86% degli italiani rifiuta secondo un sondaggio commissionato dalla stessa HSI. – L’Italia nei cinque anni tra il 2014 e il 2018 è risultata il primo importatore in Unione Europea di trofei di ippopotamo (145), il quarto di trofei di leone africano di origine selvatica e il quinto di elefante africano. La legge è un passo che incontra il favore degli italiani contrari a questa pratica elitaria e fuori dal tempo che non ha nulla a che vedere con la conservazione della specie e della biodiversità».

La "caccia al trofeo" un pericolo per la conservazione e la biodiversità

Proprio sull’impatto che la caccia al trofeo ha sulla biodiversità, sulla conservazione e sulle sue ricadute sull’economia dei paesi dove la caccia continua a rappresentare una fonte di reddito, è intervenuta, in un video collegamento da Cape Town Audrey Delsink, direttore per la fauna selvatica di HSI. «Il Sudafrica è uno dei principali attori nell’industria globale della caccia al trofeo. Studi dimostrano quanto la caccia al trofeo metta in pericolo la conservazione delle specie selvatiche riducendo la sopravvivenza tanto dei cuccioli quanto degli adulti di specie in pericolo. Causando squilibri nel gruppo sociale, alterando l’areale naturale e modificando il comportamento in specie come gli orsi bruni e gli elefanti».

Il turismo per la "caccia al trofeo" non arricchisce i paesi che lo praticano

«Inoltre – ha continuato la Delsink – il 60% delle esportazioni di trofei di leoni da Sudafrica proviene da animali allevati in cattività. Una vergogna che vi siano 300 strutture e circa 12 mila leoni sfruttati da quando nascono a quando muoiono; prima come attrazioni fotografiche, poi come trofei giganti per garantire le battute di caccia o a pezzi per il commercio legale delle loro ossa. Oltre a questo, la caccia al trofeo non sostiene le comunità locali. I benefici economici per i paesi che sostengono questo tipo di caccia sono sovrastimati. Uno studio del 2017 ha rilevato che “mentre il turismo nel suo complesso contribuisce al PIL fino al 5% negli otto paesi africani studiati, il contributo massimo attribuibile ai cacciatori di trofei non supera lo 0,03 del PIL”».

Grazie alla legge possibili sanzioni fino a 300 mila euro e 3 anni di carcere

L’inserimento di un divieto formale e un adeguamento sanzionatorio della Legge nr. 150/1992 che regola il commercio di animali appartenenti a specie minacciate di estinzione per porre fine all’importazione, esportazione e riesportazione di trofei di caccia verso e dall’Italia, grazie alla proposta di legge presentata dai politici italiani, diventerebbe quindi un passo fondamentale per tutelare la conservazione, la biodiversità e il benessere degli animali maggiormente minacciati da questa pratica, favorendo una riduzione del numero di tali animali che vengono cacciati. «Con questa proposta di legge a mia prima firma si intende contrastare l’uccisione di specie protette, a rischio di estinzione che potremmo non vedere mai più, e le violenze che vengono perpetrate contro di esse – ha infatti commentato Vittorio Ferraresi, primo firmatario della proposta di legge. – La tutela della biodiversità è un importante fattore anche per la sopravvivenza dell’essere umano e quando intaccata mette a rischio il futuro e la qualità di vita delle prossime generazioni. Non si parla soltanto degli animali e della loro barbara uccisione, si parla anche del futuro delle prossime generazioni».

«Gli animali non sono trofei da esibire, ma esseri viventi e senzienti»

L’onorevole Francesca Flati e il senatore Gianluca Perilli, entrambi del Movimento Cinque Stelle e firmatari della proposta di legge, ne hanno sostenuto con forza l’esigenza e la necessità urgente. «Gli animali non sono trofei da esibire, ma esseri viventi e senzienti, anche quelli selvatici che siamo meno abituati a frequentare rispetto ai nostri animali domestici» ha detto la Flati mentre Perilli che nel dicembre del 2021 ha promosso, assieme ad altri senatori e senatrici, un emendamento alla Legge di Bilancio sul tema, ha sottolineato l’importanza della necessità di rendere internazionale l’iniziativa: «Il nostro impegno per la tutela degli animali e per la salvaguardia della biodiversità va oltre i nostri confini nazionali. Con l'approvazione della riforma costituzionale, che introduce la tutela dell'ambiente, della biodiversità e degli animali in Costituzione, abbiamo fatto un passo importantissimo per la nostra società ma siamo consapevoli che dovranno seguire anche altri interventi normativi. Vietare l'importazione e l'esportazione di trofei di caccia a livello internazionale significa salvaguardare quelle specie selvatiche minacciate d’estinzione e tutelare la biodiversità».

La petizione di HSI è ancora attiva per chi vuole firmare.

Immagine di copertina leoni in un allevamento africano (Adam Peyman/HSI)

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Maria Grazia Filippi
Giornalista
Scrivo da sempre, ma scrivere di animali e del loro mondo è la cosa più bella. Sono laureata in lettere, giornalista professionista e fondatrice del progetto La scimmia Viaggiante dedicato a tutti gli animali che vogliamo incontrare e conoscere nei luoghi dove vivono, liberi.
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