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6 Aprile 2021
17:39

Salvare la nostra specie mettendo a rischio le altre: l’impatto di guanti e mascherine

A causa della pandemia dovuta alla Covid-19 vi è un utilizzo massiccio dei dispositivi di protezione individuale (DPI) come guanti e mascherine e i rifiuti che ne derivano stanno minacciando la fauna selvatica e non. A rivelarlo è uno studio pubblicato su Animal Biology che propone l'uso di DPI riutilizzabili.

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A causa della pandemia da Covid-19 si stima che ogni mese vengono utilizzate nel mondo circa 129 miliardi di mascherine e 65 miliardi di guanti monouso come dispositivi di protezione individuale (DPI). Questi strumenti sono molto importanti per la nostra sicurezza, ma allo stesso tempo i rifiuti che ne derivano stanno causando gravi problemi alla fauna selvatica e non. A dirlo è uno studio pubblicato su Animal Biology e condotto dal Naturalis Biodiversity Center dei Paesi Bassi in collaborazione con l'Università di Leiden e l'Institute for Water and Wetland Research, che ha mostrato una prima panoramica sulla minaccia della dispersione dei DPI sulla fauna.

Lo studio: rifiuti da Covid-19 minacciano la fauna

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Tordo migratore americano trovato impigliato a una mascherina © Hiemstra, Auke–Florian, et al. "The effects of COVID–19 litter on animal life." Animal Biology 1.aop (2021): 1–17.

Tutto è iniziato quando alcuni volontari dell'associazione Plastic Spotter, intenti a ripulire con le canoe il canale di Leiden dai rifiuti, hanno ritrovato un pesce d'acqua dolce (Perca fluviatilis) morto, completamente incastrato in un guanto di lattice da cui ne fuoriusciva solamente la coda, probabilmente una delle prime vittime note dei DPI nei Paesi Bassi. Quest'evento, insieme al ritrovamento di guanti e mascherine all'interno di alcuni nidi di uccelli, ha suscitato fortemente l'interesse dei ricercatori che si sono domandati quanto i "rifiuti da covid" danneggiassero la fauna, arrecando così un vantaggio a chi li indossa ma anche un forte impatto sull'ambiente e le altre specie.

Hanno quindi raccolto tutte le osservazioni di animali che in qualche modo erano entrati in contatti con mascherine o guanti attraverso le segnalazioni online e gli hashtag utilizzati sui social media, tra cui #glovechallenge un progetto olandese che ha portato alla luce più di 11.000 foto di rifiuti da covid. Così sono riusciti anche a risalire alla località, alla data e altri dettagli importanti di ogni osservazione. I risultati mostrano che questi strumenti rappresentano già di fatto una minaccia per gli animali, a partire dagli uccelli, gruppo di cui fa parte la prima vittima morta a causa di una mascherina impigliata il 10 aprile 2020: un tordo migratore americano (Turdus migratorius).

A questo si sono susseguiti alcuni gabbiani, falchi pellegrini (Falco peregrinus) e un germano reale (Anas platyrhynchos) osservato in Italia nel Casentino con una mascherina appesa al collo. In altri casi invece la plastica sta diventando un materiale da aggiungere nella costruzione dei nidi: questo comportamento è stato osservato la prima volta il 3 giugno 2020 attuato da una folaga (Fulica atra) e successivamente anche da altri uccelli come i passeri (Passer sp).

Le altre specie minacciate

Non solo gli uccelli sono minacciati: sono state raccolte anche osservazioni di pipistrelli, come un Eptesicus serotinus trovato impigliato in due maschere facciali monouso nei Paesi Bassi e altri mammiferi selvatici come la volpe rossa (Vulpes vulpes) e il riccio europeo (Erinaceus europaeus) osservato mentre si trovava incastrato in un guanto di lattice. I ricercatori suggeriscono che i DPI sono ormai davvero ovunque: sono stati ritrovati sia negli ecosistemi terrestri che marini che d'acqua dolce, come dimostrano ad esempio le osservazioni di un pesce palla (Sphoeroides testudineus) impigliato in una mascherina e di un polpo comune (Octopus vulgaris).

Gli animali che rimangono incastrati vanno incontro a morte quasi certa, suggeriscono gli autori dello studio. A volte infatti è immediata, come nel caso di soffocamento ad esempio a causa dei lacci delle mascherine, a volte è invece più lenta e dovuta alle limitazioni nelle attività vitali dell'animale come il movimento necessario all'alimentazione. In altri casi il problema è proprio l'ingestione, com'è successo per il pinguino di Magellano (Spheniscus magellanicus) trovato morto in Brasile e nel cui stomaco è stata trovata una mascherina. Tra i casi di ingestione anche gli animali domestici non sembrano esserne esclusi: per ora sono stati registrati cinque casi, un gatto e quattro cani che hanno ingerito materiale risalente al DPI.

Come limitare i danni

Dallo studio emerge quindi che l'utilizzo crescente dei guanti e delle mascherine monouso è già diventato una minaccia per la fauna e sono quindi necessarie delle azioni per limitare i danni. I ricercatori suggeriscono che una possibile soluzione è l'utilizzo di mascherine e guanti riutilizzabili, così come anche il monitoraggio dei rifiuti e l'aggiunta di una categoria di rifiuti separata per i DPI.

Una buona norma inoltre potrebbe essere tagliare i guanti monouso e gli elastici dalle mascherine, in modo tale da diminuire il rischio che un animale possa rimanerci impigliato. Sono necessarie però ulteriori ricerche per avere un quadro più completo riguardo l'impatto dei DPI sulla fauna. A tale scopo i ricercatori hanno creato una piattaforma online dove chiunque può segnalare le osservazioni di interazioni tra DPI e animali, così da aumentare il database e poter avere una panoramica davvero completa della situazione attuale.

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