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Anche a Roma un primo caso di peste suina africana. Le analisi condotte sul corpo di un cinghiale hanno dato esito positivo alla presenza del virus che ha già portato a una serie di misure di contenimento, tra cui anche gli abbattimenti, in Liguria e in Piemonte, dove a gennaio è scoppiata un’epidemia. La conferma è arrivata dal commissario nazionale per l’epidemia di peste suina, Angelo Ferrari che ha dichiarato all'Ansa che «si stanno effettuando i controlli necessari».

La zona in cui il soggetto è stato rinvenuto è nel parco dell’Insugherata è una vasta riserva naturale che sorge nel quadrante nord della Capitale, gestita dall’ente regionale RomaNatura. È bene ricordare, come sempre sottolineato su Kodami, che la peste suina africana non si trasmette agli esseri umani né ad altri animali, ma solo tra i suidi, e che sino a oggi è stata riscontrata soltanto nei cinghiali. In caso di infezione, però, per l'animale contagiato gli esiti sono quasi sempre fatali in poco tempo.

Il caso di peste suina africana (psa) è stato segnalato e individuato dall'Istituto zooprofilattico del Lazio e confermato poi da quello di Umbria e Marche, centro di riferimento nazionale per la psa. Per giovedì è stata convocata la riunione della task force dedicata, che si riunisce periodicamente per analizzare i casi, ed è partito il monitoraggio per delimitare i confini dell'area interessata. Sono state inoltre avviare anche le procedure di notifica a livello europeo, così come previsto dal protocollo.

«La Regione metterà a disposizione da venerdì il numero verde della Protezione civile regionale (803555) per segnalare eventuali ritrovamenti di animali morti e attivare immediatamente i servizi veterinari – ha fatto sapere il Comune – È stato deciso inoltre di individuare, sulla base delle carcasse rinvenute, al momento una sola, l’area da perimetrare e consentire gli interventi che il commissario nazionale adotterà. È previsto per venerdì mattina un sopralluogo del commissario nazionale per definire i dettagli degli interventi necessari».

I casi di positività nella zona-focolaio, quella compresa tra Piemonte e Liguria, sono intanto saliti a 110, cinque dei quali individuati in due giorni. In Piemonte sono stati registrati 67 casi positivi, in Liguria 43. L'ultimo caso è stato riscontrato in provincia di Genova, a Busalla, il 3 maggio.

Caso di peste suina africana a Roma, pressing sul piano di contenimento per i cinghiali

Il fatto che sia stato registrato un caso nell’area di Roma getta benzina sul fuoco delle polemiche che da tempo ormai ruotano intorno alla presenza dei cinghiali in diversi quartieri della città, e obbliga Comune e Regione ad accelerare con il piano di contenimento sperimentale partito qualche settimana fa proprio per mettere un freno al fenomeno. Che inevitabilmente è sfociato in situazioni potenzialmente pericolose sia per gli umani sia per gli animali.

Qualche giorno fa una 44enne romana ha denunciato di avere avuto un incontro ravvicinato con un branco di cinghiali composto da quattro adulti e quattro cuccioli sbucati da dietro un cassonetto in zona Balduina, quadrante nord di Roma. Uno, stando a quanto riferito dalla donna ai carabinieri, avrebbe tentato di caricarla, e a darle il tempo di allontanarsi sarebbe stato l'intervento del cane, che le si è parato davanti.

La presenza dei cinghiali a Roma, come già ampiamente riportato da Kodami, è d'altronde ormai assodata ed è diventata una questione politica oltre che sociale: alle amministrazioni comunali, in passato a quella di Virginia Raggi e oggi all’attuale di Roberto Gualtieri, viene contestata una malagestione del fenomeno e la mancata adozione di provvedimenti in grado di tenere gli ungulati che popolano le ampie aree verdi intorno alla capitale a distanza dal centro abitato.

Il secondo motivo è che i cinghiali, ormai abituati a scorrazzare per la città e a trovare cibo vicino ai cassonetti, spesso si muovono in piccoli gruppi, soprattutto in presenza di cuccioli, e proprio la presenza di cuccioli e quella del cane hanno con tutta probabilità reso gli adulti più inclini a caricare e a diventare aggressivi. La presenza umana, inoltre, è ormai diventata abituale e non sembra intimidirli, tanto da spingerli in alcuni casi a puntare ai sacchetti della spesa in cui annusano la presenza di cibo.

«Eravamo consapevoli fin dall'inizio del mandato che il complesso problema della presenza dei cinghiali nelle aree verdi attorno alla città avrebbe richiesto tempo e che la primavera sarebbe stato il periodo più critico, poiché coincidente con la nascita delle cucciolate – aveva detto l'assessora Alfonsi lunedì – Per questo abbiamo attivato da mesi un Tavolo Tecnico coordinato dall'assessorato all'Agricoltura, Ambiente e ciclo dei rifiuti di Roma Capitale al quale partecipano Città Metropolitana, Regione Lazio, ISPRA e Istituto Zooprofilattico, gli Enti parco e i Municipi che ha individuato nel contenimento attraverso speciali recinzioni la misura più efficace per evitare l'accesso degli ungulati nelle zone abitate».

Il progetto sperimentale di contenimento dei cinghiali, come spiegato dall'assessora all’Ambiente, Sabrina Alfonsi, coinvolge il municipio XIV  e il municipio XV, e prevede la mappatura dei varchi che i cinghiali sfruttano per accedere alle aree abitate (che si è appena conclusa nel municipio XIV) e poi l’installazione di recinzioni: «È iniziato il posizionamento di speciali reti keller, installate anche in profondità nel terreno per bloccare gli scavi degli animali lo scorso 13 aprile in via Gattorno (XIV Municipio), e anche l’Ente RomaNatura ha individuato alcuni punti d’accesso sui quali iniziare i lavori», ha fatto sapere Alfonsi lunedì.

«La chiusura dei varchi – ha proseguito l'assessora – consente di evitare misure che non siamo favorevoli ad adottare, a cominciare dagli interventi di teleanestesia, e di limitare le eventuali operazioni di cattura attraverso il posizionamento di gabbie per poter riportare gli ungulati nelle riserve. L'assessorato, inoltre, sta predisponendo una campagna di informazione per la cittadinanza sui comportamenti da adottare in caso di avvistamento di cinghiali, sulle modalità di segnalazione e sulle buone pratiche di prevenzione quali non abbandonare rifiuti o alimenti vicino ai cassonetti, non disturbarli, tenere a distanza i cani, lasciare sempre una via di fuga e non dare loro cibo, come peraltro vietato per legge».

Diaco: «No alla mattanza dei cinghiali»

Dopo l'annuncio del primo caso romano di peste suina africana è aumentato quindi il pressing sull'attuazione del piano di contenimento. Daniele Diaco, consigliere pentastellato in Campidoglio e vicepresidente della Commissione Ambiente, ha invocato «l'adozione immediata del contenimento etico» per «evitare la mattanza», in riferimento ai piani di abbattimento già disposti in Liguria e in Piemonte.

«Invece di attuare i piani di contenimento etico come da noi suggerito, con il caso della peste suina africana registrato a Roma in un cinghiale sul Gra c'è il rischio che l'attuale amministrazione di Roma Capitale insieme alla Regione Lazio, entrambe totalmente impreparate e inerti, attuino un piano indiscriminato di abbattimento selettivo degli ungulati – ha detto Diaco – Comune e Regione la smettano di poltrire e seguano immediatamente i nostri consigli. Concedetemi infine una battuta sulla grande animalista Michela Vittoria Brambilla: che fine ha fatto da quando la sua immagine non è più a favore di telecamera?».