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6 Agosto 2023
17:00

Quali animali velenosi possiamo trovare in Italia?

La vipera, il ragno violino e la tracina sono solo alcuni degli animali velenosi che vivono in Italia. Specie che possono essere pericolose per il loro morso, le loro punture o anche solo il contatto.

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L'Italia è la nazione che presenta il maggior numero di specie animali in Europa. Fra loro ce ne sono alcune un po' particolari e più difficili da gestire: stiamo parlando delle specie velenose, quel variegato gruppo di animali che risultano pericolosi in quanto tramite il loro morso, le loro punture o anche solo il contatto diffondono delle pericolose tossine, in grado di risultare letali o dannose per la maggioranza degli organismi.

Questi animali fanno parte della fauna italiana da sempre e sono stati bersagliati dall'odio irrazionale della popolazione umana per intere generazioni, con il risultato che il loro areale si è ristretto enormemente nel tempo. Molti di essi sono considerati rilevanti per gli equilibri ecologici dei nostri sistemi, tanto che sono stati inseriti all'interno delle specie protette da quelle leggi nazionali e internazionali che hanno lo scopo di preservare la natura. Fra gli animali velenosi che possiamo trovare in Italia abbiamo le vipere (genere Vipera, tra cui V. aspis), che risultano essere gli unici serpenti velenosi presenti nel nostro territorio.

Vediamo quali sono le altre specie velenose più comuni in Italia.

La vipera

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Una vipera comune (Vipera aspis), la specie velenosa più diffusa in Italia

Non possiamo non iniziare se non con lei, la regina dei serpenti italiani: la vipera.

Questo genere si differenzia dagli altri in quanto presenta le uniche specie velenose di serpenti che è possibile incontrare nel nostro territorio nazionale. In Italia ne abbiamo ben 5 specie differenti, tutte molto simili tra loro e in grado di attaccare e creare seri problemi anche all'uomo. Queste specie sono la Vipera ammodytes, presente nel Friuli Venezia Giulia, la Vipera aspis, la più comune e presente in tutte le regioni ad eccezione della Sardegna, la Vipera berus, presente sul versante italiano delle Alpi centrali, la Vipera ursinii, diffusa nell'appennino centrale, per quanto stia subendo una pesante crisi demografica, e la Vipera walser, una specie rara presente nella zona di Biella e nell'alta Valsesia, nelle Alpi occidentali.

Per quanto il loro veleno non risulti letale per l'uomo adulto, può portare a delle complicazioni gradi e per questo, nei territori in cui sono presenti, le autorità delle aree protette si spendono moltissimo per educare la popolazione come comportarsi, di fronte ad un eventuale loro incontro. Il pericolo maggiore lo vivono i bambini e gli anziani, che possono subire peggiori conseguenze, qualora venissero morsi. Tuttavia in media ogni anno in Italia si verificano solo 257 morsi di vipera, di cui solo i 2/3 risultano davvero pericolosi. Infatti per circa 1/3 dei loro morsi le vipere – come altre specie di serpenti -non iniettano il loro veleno, in quanto non sempre questi rettili ne hanno accumulato abbastanza nelle ghiandole velenifere, per esempio di seguito ad una battuta di caccia.

Nell'uomo gli effetti del morso sono comunque abbastanza spiacevoli. Gli effetti del veleno sono infatti persistenti e fastidiosi da gestire. Essi vanno da un dolore generalizzato con una presenza di edema nel punto in cui è avvenuto il morso a cianosi ed ecchimosi, ma anche a linfangite e a gravi reazioni allergiche. Nei casi più gravi portano a cefalea, nausea, vomito e a dolori addominali, che inducono il soggetto colpito a frequenti attacchi di diarrea come a depressione cardiocircolatoria, ipotensione e shock. I soggetti più sensibili vanno inoltre incontro ad alterazioni della coagulazione, che possono essere molto gravi per via della formazione di trombi.

Per quanto velenose, queste specie non sono però tra le più mordaci in natura e attaccano solo se provocate o calpestate, scegliendo infatti più frequentemente la fuga rispetto all'attacco.

Sono facilmente riconoscibili: esse dispongono infatti di una pupilla verticale assente in tutte le altre specie di serpenti presenti in Italia ed inoltre presentano un corpo tozzo che termina con una tipica testa triangolare. La specie più comune, l'aspide, ha inoltre una superficie particolarmente riconoscibile, per via delle sue macchie e il suo colore bruno-arancione intenso.

Le vipere infine presentano, a differenza delle altre specie italiane non velenose, due canini molto lunghi, che sono facilmente visibili nell'impronta del morso. Essi sono infatti i denti che inoculano il veleno e per questo sono più grossi rispetto agli altri.

La tracina

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Una tracina che si riposa sul fondale di una spiaggia, pronta ad "accogliere" i piedi dei malcapitati bagnanti

La famiglia Trachinidae comprende 9 specie di pesci d'acqua salata, di cui ben 8 specie sono presenti all'interno del bacino del Mediterraneo. Questi pesci sono una delle più sgradite sorprese con cui è possibile terminare le proprie vacanze e sono fra i più sgraditi frequentatori dei nostri mari. La specie più temuta in assoluta è la tracina drago (Trachinus draco), che dagli esperti è stata inserita fra le specie più pericolose del Mediterraneo. Le ragioni sono semplici: questa specie, insieme alle altre della famiglia, dispone di aculei molto affilati lungo il dorso, che a loro volta presentano delle piccole ghiandole velenifere, che usano per uso difensivo.

Questi animali stazionano prevalentemente vicino la costa, sulle spiagge sabbiose di buona parte dell'Italia. Essendo animali di fondale, si muovono pochissimo e spesso decidono di nascondersi sotto la sabbia, in attesa di catturare qualche preda. Proprio a seguito di questo comportamento e al fatto che attendono in agguato le proprie piccole prede (altri pesci e crostacei), questa famiglia è nota anche con un altro nome, ovvero quello dei pesci ragno, visto che attacca "balzando fuori" dal suo nascondiglio come gli aracnidi.

Non è una specie che teme i predatori. La puntura dei suoi aculei risulta infatti una esperienza sgradevole anche per il più grosso dei predatori e chi si è trovato questo pesce fra i piedi sa di che cosa si sta parlando. Il veleno prodotto da questo pesce è infatti fra i più dolorosi in assoluto. Tra i suoi effetti abbiamo un dolore molto intenso, che con il passare del tempo cresce per intensità e livello, con un bruciore profondo che si irradia dalla ferita lungo tutto l'arto colpito, fino eventualmente all'inguine o all'ascella.

Si narra che gli antichi marinai colpiti da questi pesci dovessero essere legati per impedire che per il dolore tentassero il suicidio o si gettassero fuori dalle navi, ma per quanto il mito abbia certamente ampliato il timore nei confronti di queste specie il loro veleno risulta raramente mortale per l'uomo. Gli effetti tuttavia più spiacevoli nei casi più gravi, sono la nausea e il vomito, accompagnati da tremori, perdita di senno, perdita di conoscenza per via degli svenimenti e frequenti giramenti di testa, che durano circa 24/36 ore.

Dal caratteristico corpo cilindrico e lo sguardo cagnesco, è possibile comunque difendersi dalle punture di questi animali in due modi: il primo prevede l'utilizzo di scarpette quando siamo in mare e il secondo prevede di infilare l'arto colpito sotto la sabbia, in quanto il veleno prodotto dagli aculei delle tracine è sensibile al calore e perde le sue proprietà tossiche con la crescita della temperatura.

Il ragno violino

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Il ragno violino (Loxosceles rufescens) è fra le specie di ragno più temuti in Italia e in Europa, poiché è fra le poche specie che può portare a dei danni seri anche agli esseri umani. Spesso il suo nome balza agli onori della cronaca per aver colpito personalità note del mondo dello spettacolo o turisti in vacanza presso qualche struttura ricettiva immersa nella natura. Viste però le possibili conseguenze che un suo morso può provocare alle persone, che prevedono tra l'altro anche la formazione di sgradevoli e dolorosissime ulcere necrotiche, l'interesse mediatico che ha interessato spesso questo aracnide si può definire giustificato.

Il ragno violino è comunque una specie abbastanza piccola, che non supera i 5 cm di grandezza con le zampe completamente estese. Ha un disegno che ricorda la forma di un violino all'altezza del suo addome e il suo colore caratteristico è bruno arancio, tendente al marrone quando sono adulti. A differenza inoltre degli altri ragni, L. rufescens presenta solo 6 occhi rispetto ad 8, disposti in maniera caratteristica in 3 coppie. Una peculiarità della sua morfologia che rende molto più semplice il suo riconoscimento dalle altre specie.

Per quanto non sia una specie avvezza a preferire l'attacco preventivo e prediliga spesso la fuga, quando costretto il ragno violino morde affondando con tutta la sua forza i suoi cheliceri velenosi, le appendici che presenta al livello della bocca che molti scambiano per denti. Il suo veleno contiene una citotossina in grado di ulcerare la pelle e provocare forti dolori, che risultano essere entrambi sintomi del loxoscelismo, la condizione patologica che è prodotta dal morso di questi animali, noti alla scienza anche come ragni eremita.

Alcune persone possono avere anche nausea, diarrea ed essere colpiti da svenimenti per colpa del dolore provocato da queste ferite, ma il più delle volte il pericolo più grave che devono affrontare i pazienti è il pericolo di sviluppare gangrene ed infezioni, soprattutto se sono già dei soggetti sensibili ai veleni di ragno o soggetti diabetici e che presentano disturbi cardio circolatori.

In Italia questa specie è presente in tutte e venti le regioni.

La malmignatta

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La vedeva nera mediterranea, anche nota come malmignatta, o tramite il suo nome latino Latrodectus tredecimguttatus, è la seconda specie di ragno velenoso che ha interesse sanitario nazionale. Spesso confusa con la più nota e mortale vedova nera americana (Latrodectus mactans), questa specie è nota per i suoi forti colori accesi e per provocare un morso altrettanto intenso.

In Italia si può trovare per le campagne della Liguria, della Toscana, del Lazio, della Campania, come anche in Basilicata, Calabria, Sicilia, Puglia, Sardegna e Marche.

Il suo nome latino fa riferimento al fatto che in molti casi, una volta terminato l'accoppiamento, la femmina decida di uccidere e di cibarsi del maschio, che non a caso al momento del corteggiamento è molto guardingo rispetto ai comportamenti di risposta della sua potenziale partner.

Il suo veleno presenta delle sostanze che favoriscono il rilascio dei neurotrasmettitori acetilcolina, noradrenalina e GABA, fattore che porta alla produzione dei sintomi spiacevoli della condizione patologica connessa al morso di questo animale, ovvero il Latrodectismo. Fra questi sintomi abbiamo eccessiva sudorazione, nausea, conati di vomito, attacchi di febbre alta con cefalea a grappolo, oltre a forti crampi addominali, diarrea e nei casi più gravi perdita di sensi, asma, eruzioni cutanee pruriginose, erezioni e minzioni dolorose e sofferenza generale.

Per quanto può portare alla morte dei soggetti colpiti, il veleno di questa specie tuttavia uccide raramente gli esseri umani. Resta più pericoloso ovviamente per i bambini, per i soggetti fragili e per gli anziani, in quanto la quantità di veleno iniettata da questi animali può risultare loro letale. Anche però questa specie attacca solamente se provocata e non è raro che un suo morso non si concluda solo con la formazione di un bozzo. La produzione del veleno è infatti energeticamente dispendiosa e in molti casi questi ragni mordono senza avere le scorte necessarie per inocularlo.

La caravella portoghese

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La caravella portoghese (Physalia physalis) è una specie di celenterato simile alle classiche meduse che presenta dei lunghi tentacoli urticanti in grado di uccidere un essere umano. Come tutte le meduse presenta infatti all'altezza dei suoi tentacoli degli uncini urticanti note come cnidocisti, che oltre a scattare di fronte al contatto con altri organismi iniettano piccole dosi di veleno, che uccide per shock anafilattico.

È sicuramente fra gli animali più pericolosi che è presente all'interno del bacino del Mediterraneo e visto che gli esemplari più grossi possono disporre dei tentacoli lunghi decine di metri, si può facilmente comprendere come mai sono fra gli invertebrati più temuti del mondo.

Nella sola Australia questa specie è responsabile di oltre 10.000 punture, mentre nel Mediterraneo, grazie alle correnti, raramente raggiungono le coste italiane e centro europee, per quanto i loro avvistamenti sono sempre in crescente numero, in particolar modo in Sicilia e Sardegna.

Il loro corpo galleggia grazie ad un organo speciale, noto come vela o sifone, che è colmo di gas e prendono questo nome in quanto ricorderebbero le prime caravelle portoghesi, mentre spiegavano le vele.

Il dolore provocato dal contatto con i loro tentacoli è molto forte ed è più simile ad un'ustione. Le estremità affilate delle cnidocisti infatti aderiscono perfettamente al colpo dei malcapitati, provocandogli dei crampi insopportabili alla pelle, che possono produrre anche un attacco cardiaco. Non a caso, di seguito al contatto con questi animali, di solito i sopravvissuti necessitano di cure mediche urgenti, anche solo per alleviare il bruciore.

Sono laureato in Scienze Naturali e in Biologia e Biodiversità Ambientale, con due tesi su argomenti ornitologici. Sono un grande appassionato di escursionismo e di scienze e per questo ho deciso di frequentare un master in comunicazione scientifica. La scrittura è la mia più grande passione.
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